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Venerdì, 30 Dicembre 2005 14:24

Le confessioni (di un feticista)

Scritto da  robur
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Usai con cautela, per non spaventarlo, parole come “adorazione” e “sottomissione” (ero piccolo ma non sprovveduto) e me ne andai imbarazzato verso la mia seconda comunione, convinto che le fiamme dell’inferno mi avrebbero inghiottito al primo contatto tra la mia lingua peccaminosa e la santissima particola. Non fu così, ma poi accaddero cose davvero strane.

La prima volta rischiai grosso. Dovevo confessare al prete una cosa che si chiama autoerotismo e non lo sapevo. La circostanza era complicata dal fatto che il suddetto atto si accompagnava a fantasie feticiste. Ma nemmeno questo sapevo. Autoerotismo+feticismo. Mamma mia! Il prete puzzava d’incenso. La sua guardiola lasciava intravvedere, attraverso i fori, gocce di sudore che gli imperlavano incessantemente la fronte. Forse era lo sfogo naturale di un corpo abituato ad essere discarica dell’immondizia altrui. Cercai di fare del mio meglio. Usai con cautela, per non spaventarlo, parole come “adorazione” e “sottomissione” (ero piccolo ma non sprovveduto) e me ne andai imbarazzato verso la mia seconda comunione, convinto che le fiamme dell’inferno mi avrebbero inghiottito al primo contatto tra la mia lingua peccaminosa e la santissima particola. Non fu così, ma poi accaddero cose davvero strane. Quel prete cominciò a seguirmi con attenzione sospetta. Una domenica uscì perfino dalla sua tana per abbracciarmi e mi disse: “E’ una fortuna che tu veda la Madonna”. Non so come, aveva preso il resoconto dei miei filmini autoprodotti & autoerotici per visioni a sfondo mistico. Povero vecchio prete olezzante d’incenso! Si fregava le mani al mio cospetto, sicuro d’avere scoperto, da bravo talent scout, un futuribile santo. Già si immaginava nei libri di catechismo con me, tutti e due a braccetto sotto un bianco colombo spirituale. La mia fuga per evitare il convento (avevo capito l’equivoco) lo colse alla sprovvista. Povero e vecchio prete….Si sarà portato nella tomba il rimorso di avere smarrito per un pelo un’aureola di tale portata. E certo Dio non sarà tanto Caino da fargli balenare adesso, nel suo quartino di paradiso, quel suo lievissimo errore di valutazione.
In seguito non andò meglio. Ci furono altri preti. Alcuni comprensivi, altri no. Tutti egualmente leggermente schifati, poco dotati di umorismo e di cognizione feticista. Uno mi disse che ero un pervertito, uno scherzo del destino. Quasi non voleva darmi l’assoluzione. Me la diede, infine. Ma al momento di sganciare la comunione – faceva tutto lui in canonica – esclamò con voce tonante: “Stai, a mani giunte, peccatore!”. E tutti in chiesa si voltarono e mi guardarono come oggi si potrebbe guardare il diavolo affacciato al balcone di San Pietro accanto al papen tetesco.
Da bravo brutto anatroccolo non pentito ho imparato a ridere di queste cronache agrodolci, perché le risate suturano ferite vecchie e nuove e perché, in fondo, ero giovane. Però, non mi è mai capitato di confessare a nessuna la passione per i suoi piedi. Ogni volta che ci provo, sento puzza d’incenso.
Letto 3438 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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