Italian English
Domenica, 26 Ottobre 2003 11:50

Milano - Torino

Scritto da  edcv77
Vota questo articolo
(0 Voti)
Tra i vari aspetti decisamente negativi della sua promozione, c?era il ritrovarsi spesso in treno, per viaggiare da una sede all?altra della sua ditta. Quel giorno sembrava che la sfortuna la perseguitasse, grazie a un ritardo di un collega, allo sciopero dei mezzi pubblici che aveva reso impossibile trovare un taxi in tempo ragionevole ed al traffico che aveva reso vano il gentile sforzo di chi si era offerto di portarla alla stazione, era riuscita a perdere il treno...

Tra i vari aspetti decisamente negativi della sua promozione, c?era il ritrovarsi spesso in treno, per viaggiare da una sede all?altra della sua ditta. Quel giorno sembrava che la sfortuna la perseguitasse, grazie a un ritardo di un collega, allo sciopero dei mezzi pubblici che aveva reso impossibile trovare un taxi in tempo ragionevole ed al traffico che aveva reso vano il gentile sforzo di chi si era offerto di portarla alla stazione, era riuscita a perdere il treno. Claudia era di un umore a dir poco nero. Aveva telefonato a Sara, spiegandole a grandi linee che non sapeva esattamente a che ora sarebbe tornata a Torino, convincendola ad andare da sola alla cena di compleanno a cui erano stati invitate. D?altra parte era un suo amico che compiva gli anni, non aveva senso che rinunciasse alla festa soltanto perché lei aveva perso un treno. Doveva aspettare un?ora e un quarto per il prossimo treno, che tra le altre cose era un pulciosissimo convoglio che fermava a ogni cuccia di cane. Si comperò un panino, chiaramente caro e schifoso, ma aveva troppa fame. Si sedette su una panchina al binario 5, aspettando il treno, cercando di reggere nel medesimo tempo il panino, la bottiglietta d?acqua e la borsa. Naturalmente la borsa le si rovesciò a terra , spargendo ovunque le sue cose. Dicendo parole molto poco gentili si mise a raccogliere tutti i suoi oggetti, e si accorse subito che mancava il suo accendino. Si mise a guardarsi freneticamente intorno, alla fine lo trovo?: era caduto sui binari. Maledisse la borsa, i tacchi e la gonna che indossava e si mise ad escogitare un modo per scendere e recuperarlo senza lordarsi i vestiti e spaccarsi una caviglia sui sassi. Stava per decidersi a scendere, quando un ragazzo senza nemmeno rivolgerle la parola, salto? giù dal marciapiede, andò a raccoglierlo e con un sorriso le porse il suo piccolo accendino di argento. Lei lo prese , un po' stupita . si ricordava vagamente quel viso, ma non riusciva ad associarvi né un nome né una circostanza.
- Grazie, ma come hai fatto a sapere che mi era caduto sul binario?
Lo chiese sorridendogli.
- Beh, bisognava essere sordi per non sentire tutte le parolacce che hai detto quando ti è caduto. Ho visto che non ti decidevi a saltare, allora ho deciso di guadagnarmi un caffè e una buona compagnia per il viaggio.
Si era arrampicato sul marciapiede.
- Va bene, un caffè posso anche offrirtelo.
Si avviarono insieme verso il bar , lui si fermò a una delle fontanelle per lavarsi le mani. Ordinarono due caffè. Parlando finalmente lui le disse che si erano incontrati al matrimonio di una sa cugina, lui era il fratello del testimone. Com?è piccolo il mondo.
- Come mai sei a Milano ?
- Per lavoro.
Aveva risposto un po? laconica alla sua domanda.
- Che coincidenza, anche io sto tornando a casa, anche se sono venuto qui per piacere e non per lavoro.

Finirono il caffè e raggiunsero il treno, che nel frattempo era arrivato. Stranamente non si sentiva per nulla in imbarazzo. Pian piano le erano tornati alla mente alcuni particolari del pranzo di nozze, anche si ricordava di aver parlato con lui per qualche minuto, di averlo trovato brillante e simpatico, prima che il suo ex la trascinasse a fare le foto di rito. Salendo sul treno i tacchi la tradirono e si ritrovò con il ragazzo che la sosteneva, un ginocchio leggermente sbucciato ed una storta alla caviglia.
- Non dire nulla che oggi non è giornata.
Lo intimò in tono scherzoso e semi minaccioso. Lui ridacchiò.
- Non preoccuparti, non mi piace infierire.
La accompagnò fino allo scompartimento e la fece accomodare. Si sedette davanti a lei, che scavava nella borsetta per prendere un fazzolettino di carta con cui pulirsi la ferita.
- Il modo perfetto per finire una giornata perfettamente orribile.
Sentenziò versando un po' d?acqua sul fazzoletto e allungando la gamba per tamponarsi il ginocchio.
- Non sarebbe meglio appoggiarti e lasciarci il fazzoletto su?
Lo chiese lui spostandosi un po' di lato e facendo posto al suo piede . Lei lo guardo? un attimo, stupita da una simile confidenza, ma poi sfilo? il sabot e distese la gamba appoggiando il piede di fianco a lui. Il treno partì con un lieve scossone, che le risvegliò un piccolo dolore alla caviglia. Lei fece una smorfia, ma era decisa a sopportare il più possibile il male in silenzio. Quel ragazzo iniziava a piacerle, e non aveva intenzione di dare di se l?immagina di una piagniucolona sfigata, cosa che per inciso non era assolutamente. Lui abbassò lo sguardo.
- Mi pare che tu abbia la caviglia leggermente gonfia: posso darci uno sguardo? Non sono un medico, ma un massaggio posso anche fartelo.

Senza che lei avesse il tempo do rispondere, anche perché in questi casi si risponde sempre ?non fa nulla, non preoccuparti? , lui le prese gentilmente la caviglia tra le mani ed inizio? a massaggiarla piano, delicatamente, quasi accarezzandola. Era passato moltissimo tempo da quando qualcuno le aveva massaggiato i piedi, cosa che aveva sempre trovato molto rilassante, e dato che lui l?aveva con garbo sollevata dal dover rifiutare, lei si abbandono? al piacere che le davano le sue mani. Lui continuava a guardarla sorridente, quando entro? il controllore lei fece per ritrarsi, imbarazzata per essersi fatta trovare in una posizione non esattamente composta. Lui gentilmente spiegò al capotreno che la signorina si era storta una caviglia salendo sul treno, e scherzando aggiunse che non avrebbe assolutamente permesso che lei appoggiasse i piedi sui sedili. Il controllore uscì, con un?espressione poco convinta sul viso, e furono di nuovo soli. Quel ragazzo le piaceva decisamente, proprio per questo non voleva sembrare troppo manovrabile e priva di iniziative. Sfilo? l?altra scarpa.
- Beh, hai promesso che non mi avresti permesso di appoggiare i piedi sul sedile, ma cosi? sono scomodissima.
Appoggiò anche l?altro piede sulle gambe di lui.
- Ogni suo desiderio è un ordine signorina.
Lo disse spostandosi leggermente per permettere a tutti e due i piedi di stare comodi sulla sua gamba e continuando ad accarezzare gentilmente la caviglia offesa.
- Potrei prenderti in parola sai?
Lo guardò con un?aria di sfida.
- Mettimi alla prova se non mi credi, che vuoi che faccia? Vuoi che ti prenda in spalle per scendere dal treno? Così salviamo almeno l?altra caviglia?
Lo disse con tono ironico ma assolutamente non sgradevole. Punta sul vivo lei gli allungò un piccolo calcio nello stomaco.
- Non fare tanto lo spiritosetto.
Lo intimò con voce bassa ma chiara, sforzandosi di non ridere del suo scherzo. Lui si piegò teatralmente in due, fingendo un dolore tremendo allo stomaco ed avvicinando il viso ai piedi che stava tenendo, ora con maggior forza, per evitare un secondo colpo, magari più forte e meglio diretto. La fanciulla sembrava avere abbastanza carattere da mollargli un calcio di sorpresa, e lui non voleva assolutamente farsi far male, non prima di averla stuzzicata ancora un po'.
- Mi arrendo, mi arrendo.
Lo disse, dandole un lievissimo bacio sul collo del piede.
- Io fossi in te non lo rifarei più, se mi arrabbio divento una persona poco raccomandabile.
Disse lei, e per nascondere l?imbarazzante piacere che aveva provato nel sentirsi baciare, accese una sigaretta.
- Come mai tieni tanto a quell?accendino? È un regalo del tuo fidanzato?
Lo chiese mentre cominciava ad aumentare la pressione delle dita sulla pianta dei piedi.
- No, è un regalo di mia madre, sono single.
Gli rispose lieta di avergli potuto dare questa informazione.

-Perfetto, allora posso sperare che non mi ignorerai una volta scesi dal treno, e che magari vorrai uscire con me qualcuna di queste sere, ti prometto che non ti porterò a scalare montagne né a fare cose in cui sia necessario un particolare senso dell?equilibrio.
Disse lui , stuzzicandola e facendo finta di perdere la presa sul suo piede , quando lei lo divincolò per affibbiargli un secondo calcio, questa volta un po' più forte e diretto al suo petto.
- Il mio senso dell?equilibrio è a dir poco perfetto, e ti ho già avvertito di non farmi arrabbiare.
Riaccomodò il piede, lieta del suo invito ma un tantino indispettita dalle frecciatine. Le piaceva vincere sempre e comunque, le andava bene che il ragazzo la sfidasse , le piaceva anche il modo in cui rendeva la loro reciproca conoscenza veloce e senza inutili formalità, ma non aveva nessuna intenzione di farsi prendere sotto gamba.
- E la tua ragazza sarebbe felice di sapere che inviti fuori un?altra e le dichiari di essere a sua completa disposizione?
Lo chiese assolutamente troppo curiosa per aspettare che lui ricambiasse spontaneamente l?informazione.
- No, credo che se io avessi una ragazza non sarebbe felice di saperlo - e credo che non sarebbe felice di sapere che massaggio i piedi di una bellissima signorina sul treno, ma il problema non si pone, dato che sono libero.
Aveva assunto un?aria di finta serietà.
- Libero tu? ma non ti eri messo a mia completa disposizione?
Lo chiese con un finto dispetto sul viso.
- Certo, perdonami, allora diciamo che ero libero.

Si chinò nuovamente a baciarle il piede, come per chiedere scusa dell?inesattezza. Il viso di lei era in fiamme, sia perché lui l?aveva di nuovo baciata sul piede, che era l?unica parte di lei che poteva raggiungere, sia perché aveva espresso il preciso desiderio di rivederla, e magari chissà , di allacciare una relazione. Il contatto con le sue mani iniziava ad eccitarla, specie quando la accarezzava sotto l?arcata del piede, in modo leggerissimo ed estremamente stuzzicante. Aveva le mani calde ed asciutte, magre ma non scheletriche. Il treno era arrivato alla stazione di Torino Porta Nuova, il capolinea del treno. Lei rimise le sigarette e l?accendino nella borsetta, la chiuse e fece per ritrarre i piedi per alzarsi.
- Permetti?
Le infilo? i sabot con delicatezza, poi sorridendo in modo tremendamente accattivante aggiunse le parole...
- Completamente al tuo servizio e preoccupatissimo per la tua incolumità fisica...
Lei gli diede un pugno nello stomaco, e lui si lasciò cadere ai suoi piedi. Gli salì subito sul torace: l?aveva provocata. Affondò di proposito i tacchi nello stomaco, per fargli capire che si, lui le piaceva, ma non intendeva farsi prendere in giro gratuitamente da nessuno.
- Ti avevo avvisato di non farmi arrabbiare.
Lo disse, spingendo per l?ultima volta il tallone verso il basso, per trovare l?appoggio in modo da scendere da lui.
- Se tutte le volte che ti arrabbi fai cosi,? credo che ti faro? arrabbiare molto spesso...
Si alzò, prese la sua valigia e la segui?.
Letto 2950 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
Altro in questa categoria: « Piazza delle Erbe Joel »
Layouts
Colors