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Sabato, 01 Novembre 2003 14:24

Venice (1° Parte)

Scritto da  vince
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...il dolore regalato da lei..Guardò per un momento il nastro di seta poi lo sciolse e con un gesto elegante sbottonò la camicina e lo legò al collo come un foulard sottile. Era un nastro bordeaux e spiccava sulla sua pelle chiara. - Vuoi baciarmi ora? ..Senza dire una parola lui si abbassò come volesse allacciare le scarpe: appena in ginocchio le baciò la punta degli stivali di pelle.

Si svegliò con il mal di testa. Niente di nuovo, da un pò di tempo il dolore gli teneva compagnia spesso. In particolare dopo le serate al "Frigidaire", tra gli occhi a mandorla della biondina al banco e la musica rock. Usciva di rado e lo faceva solo a notte avanzata. Un giro al Frigidaire e due chiacchiere con Amos, il cantante dei Joe-sioux. Di sponda alle birre scure messicane ed al vino porpora di casa d'Ambra. Amos il "rocker" era una delle poche persone che gli riusciva di tollerare in quel tempo. Magari si ritrovava un poco in quel ragazzone dagli occhi brillanti e le idee di confine sulla reincarnazione e le donne simboliche. Mal di testa. Un dolore a far compagnia agli altri. Ma gli altri erano una cosa diversa. Erano i regali della Signora. Il mal di testa della mattina non era niente di questo. Solo notte e Frigidaire. Amos dei Joe-sioux e gli occhi a mandorla della sua ragazza dietro il banco. Birre e vino rosso porpora. Ma non gli andava di pensarci. Era un giorno assolutamente speciale. Uno dei giorni speciali della sua vita. Ce n'erano stati altri e li aveva buttati via tutti. Almeno così gli pareva in quel momento. Ora era cambiato tutto. C'era Nathalie. La Signora. Gli pareva ormai di vivere solo di lei. Per lei. In casa. I corsi in Accademia non erano ancora ripresi. Le sue consulenze d'arte orientale le svolgeva restando tra quelle mura... Aspettando le sue chiamate, le sue richieste, la sua apparizione nella chat-line.
- Ora farai una cosa per me...
Un'esitazione..
- Lo so che lo farai, vero? E'un regalo. Un giorno capirai.
Il dolore, il dono della Signora: si stava facendo tardi. Scartò l'idea della cravatta. Un completo scuro e la polo aragosta gli parvero la soluzione migliore: scarpe bordeaux con i lacci.
- Che meraviglia i lacci, prof..
Gli sfarfallò in testa la voce di Giulia, la sua corsista che trovava sempre il modo di infilare nei discorsi più disparati Charlie Manson, l'assassino al Bel-air, il sangue sui muri. Un'ossessione. Doveva esserle rimasto impresso qualche documentario. E poi ne parlava come se fosse stato il suo compagno di banco dell'anno prima che le aveva giocato un tiro a sorpresa. Certo che ne conosceva di gente strana. Amos della reincarnazione e la corsista del Bel-air. A Giulia piacevano i suoi accoppiamenti di colori e le scarpe con i lacci. Chissà cosa avrebbero pensato di lui lei ed Amos, degli accoppiamenti della sua vita se avessero saputo dove stava andando. Raggiungere Nathalie. Il dolore desiderato. Finalmente l'avrebbe incontrata. Incontrare una sconosciuta: un buon titolo per un libro o un film. Ma no, così era banale. Un bravo regista poteva ricavarci qualcosa, ma solo se.. Se avesse saputo. Cosa?
Tutto.
Prima domanda. Quale sconosciuta?
Prima ed ultima risposta. La padrona della tua vita, Nathalie: le hai regalato le chiavi della libertà, senza farne una copia di ricambio. Follie. Follie di notte e di giorno. Quando non sai come ricominciare la vita perché dubiti di averla iniziata mai. Non ricordava più come l'avesse conosciuta. Doveva entrarci in qualche modo la perizia su di un gioiello ritrovato in un'anfora a Venezia. La persona che chiedeva il parere non aveva voluto che lui toccasse l'oggetto. Gli erano state inviate una serie di immagini fotografiche ed un campione di meno di un milligrammo prelevato sull'oggetto. All'inizio si era un pochino seccato di tutti questi misteri. Poi era rimasto colpito dal gioiello. Al centro spiccava un'iscrizione nitidissima.

7/S/7

C'era Amos con lui quando aveva dato la prima occhiata al gioiello. Mentre esaminava le foto lo sentì dire che l'iscrizione gli faceva pensare alle infinite variazioni della cabala intorno al numero sette. Non aveva potuto fare a meno di replicare-E la S centro, Amos? Una S ad indicare cosa?-La dea della luna, prof.- era stata la sua pronta risposta.Era solito fidarsi solo del suo giudizio iniziale. Ma per una volta almeno dové riconoscere che Amos aveva ragione... Il frammento che gli era stato spedito svelava l'età del gioiello. Era stato coniato verso il 2000 a.c. quattromila anni prima, in qualche angolo oscuro della Mesopotamia. Il sette era il numero sacro a Sin, proprio la dea della luna. Dunque davvero quella S doveva riferirsi a lei. Sin, la divinità oscura i cui riti erano segreti. Reincarnazione ed altro. Ma Amos non c'era quando aveva cominciato a sognare in modo diverso mentre svolgeva quel lavoro. Era come se in ogni sogno ci fosse qualcuno a spiarlo. Identica sensazione la provava quando accedeva alla rete. Occhi sconosciuti su di lui. Però glielo aveva raccontato e di questo parlavano tra una canzone e l'altra al Frigidaire. Aveva consegnato la relazione ed era stato pagato profumatamente. Quasi contemporaneamente nella casella di posta gli era arrivata una foto. Due occhi incredibili ed il simbolo del gioiello...

7/S/7

Gli occhi che nel sonno lo spiavano.
- Sono io, Nathalie. La Signora.
L'avrebbe incontrata a Venezia. Venezia. La Giudecca, l'ostello. La pioggia a diciotto anni. Arianna con le calze al ginocchio. Il concerto nell'erba. Arianna con le ciglia sottili , la musica di che s'inerpicava tra gli alberi ed i suoi capelli. Arianna che non l'aveva voluto. Arianna che non aveva mai posseduto. E poi? Il vuoto. La ricerca di qualcosa che lo riempisse. Poi finalmente lei, Nathalie. La Signora.
- Faresti questo per me? So che lo farai...
- Cosa signora?
- Non scrivere mai signora con la minuscola. Ricorda. E' motivo di esclusione da me.
I primi discorsi nella claustrofobia illimitata della rete. I fantasmi a fare compagnia ed una folla di gente che si affannava a bussare, a cercare di farsi avanti. Lei, la Signora. Discorsi infiniti. Il desiderio. I piedi nudi di Nathalie.
- Posso toccarmi? Fino all'orgasmo, Signora...
- Non pensarci. Non ti è consentito. Lega un nastro al tuo sesso e tienilo lì...
La sua padrona. Non aveva mai percorso prima le strade infinite della privazione di libertà. Decise per il treno. Gli avrebbe dato il tempo di scrivere due righi e poi magari ascoltare la musica. Venezia. Vent'anni più tardi c'era tornato. A parlare di un suo lavoro di genio:la leggenda dell'immortalità riprodotta nei vasi di Ninive. Anche in quel caso c'era stato un accenno a Sin.Una sala piccola piena di gente piccola e l'idea che da un momento all'altro sbucasse qualcuno da una porta in fondo. Qualcuno a cui dare le chiavi della libertà... La dea Sin in persona, magari. Una mattinata piena di luce e poi il tramonto, il buio. E forse la dea della luna. Quel giorno gli era sembrato che qualcuno lo chiamasse da lontano. Arianna, forse. In treno dormì, subito dopo il passaggio di un controllore dallo sguardo di cavallo a vistare il biglietto. Dormire in treno. Non gli succedeva quasi mai: di solito leggeva, scriveva. Neppure di salire in uno scompartimento semivuoto e di trovare un arpeggio della chitarra di Fripp che lo portasse dritto a sognarla. Sognare gli occhi di Nathalie. Li aveva visti tante volte nelle foto misteriose che lei gli spediva. Immaginare la sua casa. I suoi odori intensi. Toccarmi fino all'orgasmo Signora? Ai tuoi piedi. Tiziano Ferri ai tuoi piedi.
- Tiziano... è un bel nome, sai? Forse non te lo cambierò quando sarai il mio sottomesso, gattina. Conosci la differenza tra schiavo e sottomesso?
Non la conosceva, era la prima volta che si affacciava in quell'universo. La dea Sin. Nathalie gli spiegò... Lo schiavo era di appartenenza della Signora. Una cosa sulla quale esercitare il proprio dominio. Il sottomesso invece un amante speciale che rinunciava alla propria volontà per regalarla alla sua Signora. Regalare le chiavi della libertà senza farne una copia di ricambio. L'avrebbe fatto. L'aveva già fatto. Sognò la sua mano che scioglieva il nastro di seta che aveva legato al sesso. Stretto come voleva lei. Lo sfiorava. Lo stringeva. Forte.

***
La giornata di Alina cominciava male. Aveva dormito un sonno pieno di colori. Ma erano colori che le destavano inquietudini profonde Le succedeva sempre più spesso ormai. In alcuni momenti della sua vita era come se perdesse il controllo di sé. Come se ci fosse qualcun altro a dirigere la sua orchestra dentro. Sognava cose senza senso. Quella mattina però c'era qualcosa che ricordava in modo vivido. Il volto di uno sconosciuto che le veniva incontro. Un corridoio stretto. Non riusciva a capire cosa fosse quel corridoio. Il viso di quell'uomo le compariva e scompariva in mente. Ma era tardi e doveva correre al lavoro. Si ritrovò nello specchio, all'entrata. Vide i suoi capelli scuri e gli occhi profondi che ricordavano tanto una ballerina gitana. Poco più di una zingara in fondo..

***

Tiziano Ferri si svegliò ad uno scarto brusco del treno: mancava meno di un'ora all'arrivo. Non aveva fame. Erano le sei di sera. Voglia di un bicchiere di rosso porpora di casa d'Ambra. Andò al vagone ristorante, comprò una bottiglia piccola. Chiese un bicchiere di vetro. Il cameriere lo guardò perplesso, poi ne tirò fuori uno appena vide la banconota che faceva la comparsa nella sua mano. Versò nel bicchiere e si fermò a guardare il riflesso. Avvertì il fruscio dietro di lui e si voltò. La vide. Era lei, non poteva sbagliarsi, erano i suoi occhi quelli... Indossava una giacca lunga di renna: notò la camicia di seta nera chiusa come i cinesi, alla gola. I pantaloni poco sotto il ginocchio lasciavano vedere gli stivali.
- Nathalie, Signora?
Non gli rispose. Neppure gli sorrise. Passò una mano tra i capelli, prese il bicchiere dalle sue mani e lo avvicinò alle labbra. Bevve un piccolo sorso poi lo fissò in modo intenso. Il vagone ristorante era vuoto, il cameriere che lo aveva servito era sparito dietro una tenda. Senza dire una parola lui si abbassò come volesse allacciare le scarpe: appena in ginocchio le baciò la punta degli stivali di pelle. Un attimo lungo una vita.
- Bene. Alzati ora..
La sua voce era vagamente roca.
- Non sono qui per niente , devi fare qualcosa per me..
Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei: ora lo sapeva. Ma non disse nulla. Annuì e la seguì: uscirono dal vagone ristorante.
- Porti sempre il mio nastro?
- Si mia Signora..
Accennò ad un sorriso.
-Ora lo prendo io..
Erano nel passaggio tra due carrozze. Con un gesto improvviso gli aprì la cerniera dei pantaloni. Infilò la mano nei suoi boxer e prese il suo sesso. Gli venne un brivido quando lo strinse una volta e poi un'altra senza smettere di cercare i suoi occhi.
- Mi desideri molto, vero?
La sua Signora sconosciuta. Nathalie. Il dolore, il dolore regalato da lei..Guardò per un momento il nastro di seta poi lo sciolse e con un gesto elegante sbottonò la camicina e lo legò al collo come un foulard sottile. Era un nastro bordeaux e spiccava sulla sua pelle chiara.
- Vuoi baciarmi ora?
Era la cosa che desiderava di più al mondo. Dopo l'idea di appartenere a lei.. Avvicinò le labbra alle sue..
- Baciarmi è per sempre..
Non stava scherzando, lo seppe subito.
- Dopo di me nient'altro che la fine della tua vita..
Provò un brivido e la baciò. Lei lo guardò intensamente. Seppe non avrebbe più dimenticato. La vide infilare la mano in tasca: estrasse una siringa sottile, coperta da una protezione.
- C?è una persona di là..La aiuterai...
Guardò la siringa. Sapeva usare gli aghi e non li temeva. Ne aveva parlato a volte con Nathalie, la Signora. Gli aghi erano importanti nelle sue perizie.
- Un calmante?
Rimase silenziosa un momento, poi scosse la testa.
- Anche..
Non ebbe il coraggio di approfondire quello che aveva appena sentito.
- Chi è questa persona?
La guardò meglio. Gli occhi che lo incantavano nelle foto erano ancora più intensi.
- Lui è.. prima di te..
Entravano nello scompartimento e lo vide: doveva essere stato un bell'uomo. Ora appariva profondamente pallido e con il viso segnato. Dormiva sul sedile. I vestiti che aveva addosso erano grottescamente sproporzionati a quel corpo.Gli parve di cogliere un luccichio negli occhi di Nathalie . Ma forse era il riflesso del tramonto. Si guardò intorno: nello scompartimento non c'era nessun altro.
- Lo farai per me? So che lo farai...
Esitava ma poi guardò il foulard che lei portava al collo, il suo nastro. Gli tornò in mente il tocco di quella mano intorno al suo sesso, la stretta. Il bacio. Sentire il suo possesso. Ma voleva chiederle qualcosa.
- Perché qui ed ora, Signora?
- Perché io voglio così e tanto basta. Ma ti dirò dell'altro..
Gli disse di quell'uomo pallido... Gli raccontò di quando aveva smesso di desiderare il suo possesso. Del momento in cui aveva cominciato a giocare con lui. Seppe che non era tutta la verità. Che c'era dell'altro..
- Era proprio per te..
Lo disse guardandolo negli occhi e poi aggiunse altro.
- Mi ha implorato di non lasciarlo così...
Le aveva chiesto un atto d'amore. Ma lei non aveva più il desiderio. Se n'era andato piano, piano, a cominciare dai primi giorni in cui loro due si erano conosciuti.
- Li ricordi?
Certo le ricordava. Le sue richieste sottili e senza via d'uscita..
- Farai questo per me? Lo farai gattina?
Lo chiamava così, gattina.. Le aveva ubbidito una sera, prima di cena: le pinzette per il bucato sui capezzoli e tra le gambe gli procuravano un male feroce. La casa vuota, gli specchi, la polvere sul marmo della scrivania ed il dolore che saliva.
- Le terrai per dieci minuti sui capezzoli e sullo scroto..
Aveva provato a distrarsi con la musica. King Crimson , il meglio che conosceva... Larks tongue in aspic. Lingue d'allodola in gelatina...
- Se ti ecciterai ti permetto di masturbarti..
Ma il dolore non lo eccitava affatto, anzi. Solo il pensiero di lei, la ragione del suo dolore scuoteva i suoi nervi, ma non riusciva ad eccitarlo. Il dolore era forte, la stanza vuota, gli specchi a rimandare la sua immagine stranita. E in fondo l'umiliazione di fare qualcosa solo perché gli era stata comandata. Da lei, dalla Signora. Ecco, quella era la strada. Attraverso quella strada il dolore lentamente si affinava, diventava altro, i minuti diventavano meno lunghi, le fitte meno difficili da sopportare. Commise l'errore di togliere le pinze per poi rimetterle. Il dolore tornò più forte di prima come un punizione della Signora per averle disubbidito. Ma ora c'era dell'altro. Un tramonto in un treno semivuoto, un uomo pallido addormentato, un ago penetrante. L'uomo pallido indossava una camicia azzurrina: una delle maniche era arrotolata lungo il braccio. Vide la pelle quasi trasparente e le vene che guizzavano nell'esilità dell'arto. Non sarebbe stato facilissimo neppure per lui cogliere il punto giusto.
- Farai questo per me, gattina??
Vide la piccola telecamera che la Signora reggeva.
-Riprenderò ogni tuo movimento...
Lo inquadrava.
- Dopo avrai attraversato definitivamente il ponte e sarai completamente mio. Ventiquattro ore solo per me. E per te. Forse.
Forse? Ma non c'era tempo. Il nastro bordeaux intorno al suo collo ed il ricordo delle sue mani a stringere il suo sesso. Pensò ai suoi piedini stretti negli stivali di pelle. Vide che le compariva sulle labbra un accenno di sorriso.
- Gli stivali stringono la mia pelle nuda, lo sai, gattina?
Il pensiero della sua pelle nuda dentro gli stivali. L'idea dei piedi della Signora, del suo peso su di lui, dei suoi sapori intensi lo trasportò nella dimensione irreale dove si muoveva quando viveva in simbiosi con lei.
- Fallo, fallo per me, gattina.
In simbiosi con lei dovunque. In treno, in aereo, in auto. Nel sonno. Non erano più tempi per lui di sonni senza sogno: ora lei veniva a visitarlo quasi ogni notte e quando si assentava il dolore che lo prendeva era molto superiore a tutti quelli che lei inventava per lui... La sentì infilare la mano nei suoi pantaloni con un gesto deciso ed impadronirsi del suo sesso di nuovo. Lo strinse, lo fece andare su e giù prima con delicatezza, poi meno. La camera inquadrava lui. Le ubbidì: con un gesto abile strinse il braccio dell'altro e lasciò scivolare la siringa nella vena che aveva scelto. Un tempo infinito. Un attimo solo a sollevare le sguardo mentre il liquido defluiva e trovare il viso di Nathalie. C'era ancora quella specie di sorriso disegnato su quelle labbra. Dovette stringere i denti per non distrarsi, la Signora lo stava toccando in modo sempre più deciso. Sentì l'orgasmo che cominciava a bussare alla sua porta. Ma non poteva distrarsi, c'era l'ago della siringa da estrarre. L'uomo pallido si lamentò. Un gemito breve, come un sospiro doloroso o il guaito di un cane.. La telecamera ad un passo dal suo viso, la mano della Signora che lo abbandonava. L'avrebbe supplicata di non lasciarlo così, di tornare. Sollevò lo sguardo e vide che sorrideva davvero, adesso..
- Andiamo via..
Quasi lo trascinò. Passarono nello scompartimento vicino. Una signora dai capelli bianchi spruzzati di prugna spalancò gli occhi al loro passaggio...
- Venice? Venice the next?
Venice. Capì che s'era svegliata di soprassalto: voleva sapere se Venezia fosse la prossima fermata.. Fece cenno di si con la testa, ma non ne era sicuro. Il suo pensiero correva alla mano di Nathalie la Signora che alle sue spalle frugava sotto la sua schiena, all'interno dei pantaloni..Erano in fondo al vagone, vicino alla porta e la signora prugna ingioiellata li guardava. Venice. The next. La prossima stazione. E forse una prossima volta.

***

Un altro uomo che la Signora avrebbe scortato tra le carrozze verso un ago sottile: lui stesso forse. Ma non c'era tempo per pensare, il treno entrava nella stazione, lei gli stava parlando.
- Ora devi prepararti. Stasera c'è la festa.
La festa?

***

Lo preparò per l'occasione. L'aveva spogliato lentamente, con una mano sola. Con l'altra reggeva gambi di rose ed un'ortica tenuti insieme dal laccio che aveva portato lui. Lo colpiva e lo guardava fisso. Quand?era stato nudo l'aveva legato, mani e piedi, seduta su di lui. Aveva preso una piccola forbice e cominciato a tagliargli i capelli. Lentamente. C'era uno specchio sopra di loro e lui poteva guardarsi e vedere lei. Quando aveva finito e lui era in ginocchio gli aveva ordinato di prepararla. Si era fatta spogliare. Usando solo la bocca e senza strapparle nulla. Togliere la sua giacca e la camicia di seta ed i pantaloni mentre i gambi riprendevano a tormentarlo, a segnarlo. Il dolore. Quando era stata totalmente nuda, ad eccezione degli stivali, l'aveva fatto sdraiare davanti allo specchio ed in piedi su di lui aveva iniziato a truccarsi. Saliva e scendeva dal suo corpo ed ogni volta indugiava dove le sembrava giusto farlo, lasciando che i tacchi degli stivali penetrassero profondamente nella sua pelle.. si spostava un attimo prima che i tessuti cedessero e si aprissero ferite sanguinose. Ogni tanto chi chinava e prendeva il suo sesso e lo stringeva e poi passava le sue labbra sul glande e lo abbandonava solo un attimo prima che l'orgasmo sopraggiungesse.. Il tempo trascorreva lento ma ogni istante che passava sentiva qualcosa di lei che passava intorno ed entrava nel suo corpo. Era come se ogni fibra di Nathalie si trasferisse in lui..Insieme al dolore che la Signora gli infliggeva. Silenziosa ed implacabile. Il desiderio di implorare la pietà di lei. Implorare di sfilarle gli stivali ed adorarla. Ma non parlò.. Sentì una porta che si apriva.
- Ciao Emanuela..
- Ciao Nathalie, mia Signora.. è lui che ti servirà questa sera?
Gli parve di sentire una nota di delusione nella voce di quella giovane donna. Ma non osò alzare gli occhi per guardarla. Nathalie non lo aveva detto.
- E' ben educato, però?
Le ordinò di occuparsi di lui. Lei usci.
- Alzati sottomesso.. spostati di lì..questo posto è solo per la Signora..
Finalmente la vide. Non poteva avere più di vent'anni. Era magra, esile. Una cascata di capelli tinti di blue notte le ornava i lineamenti delicati. Sedette su di lui. Cominciò a truccare il suo viso in modo da farlo parere un paggio. Addirittura, gli parve,lievemente effeminato.
- Fammi godere mentre lavoro, sottomesso..
La risatina leggera di Nathalie. Doveva ubbidire. La vide nello specchio. Poi la sentì che cantava una canzone che lui non aveva mai ascoltato. Una filastrocca orientale. Emanuela gli poggiava i piedi sottili sulla bocca, sulle labbra, poi si spostava, sedeva sul suo viso. La canzone di Nathalie. La lingua in cui la cantava era molto simile a quella che dovevano usare a Ninive, tremila anni prima. Emanuela gli prese il sesso tra le mani e lo strinse.
- Lo sai che non esiste padrona più intransigente di una schiava, sottomesso?
Rise senza smettere di cingere il suo desiderio. La sua preparazione durò ancora a lungo e poi venne il momento della cena. Lui aveva servito la Signora. Emanuela era sparita.Gli era parso di sentirla piangere, ma forse era solo un alito di vento.

***

La notte era molto buia, senza stelle né luna. Nell'aria girava il ritornello di una canzone antica. Antica come la casa in cui si recarono . Si trovava in un posto non troppo lontano da Piazza san Marco. Ma era un luogo riservato, come se facesse parte di un mondo diverso. Doveva essere passato molto tempo da quando l'avevano costruita: a giudicare dall'architettura stava lì da almeno 500 anni. Erano arrivati su una barca. Niente gondole, una barca anonima. I quadri sui muri della casa che li aveva accolti rappresentavano tutti scene di caccia. Ma erano scene cruente. All'inizio gli parvero tele familiari. Ma poi non gli riuscì di riconoscere un solo quadro tra quelli che gli sfilavano davanti . Eppure gli stili parevano inconfondibili. Come gli autori. Come se per uno bizzarria qualcuno avesse voluto riunire lungo quei muri i capolavori di maestri della pittura che si cimentavano nell'argomento. Imponendo loro un soggetto comune. Era un esperto di arte. D'arte orientale in particolar modo, ma non ignorava il resto. Ma poi non ebbe più dubbi, quello era Bosch..La nave dei folli? un quadro che avrebbe riconosciuto anche uno studente alle prime armi... Dunque doveva essere un falso: l'originale si trovava al Louvre e non c'erano notizie di furti. Ma poi a guardarlo bene scopriva che c'era una variazione. Cacciatrici e uomini in adorazione al posto del soggetto originale. Un falso Bosch, senza dubbio. Geniale, ma falso. Eppure..Ma almeno era in grado di riconoscere un Rembrandt originale. Quella tela pareva davvero sua. Una variazione sul tema del Mulino. Con scena di caccia. Sarebbe stato interessante stabilire l'età dei colori. Ma non gli pareva di ricordare un Rembrant con il mulino e delle cacciatrici impegnate a calare una rete su di un fuggiasco dal basso. Oh, Goya. Conosceva benissimo la pittura nera dell'artista: aveva scritto un saggio sull'argomento. Ma le cacciatrici e la piazza di Toledo, no... Dei falsi. Ma una cosa lo colpì. Le tele parevano lievemente sfuocate. Lo sfiorò l?idea folle che quelle tele fossero sogni. Sogni di artisti rubati da un sortilegio. Ma non era il tempo. Ritrovò la sua immagine allo specchio. Vestito di bianco, la camicia di lino con le iniziali di Nathalie.. Nathalie alle sue spalle. Vestita di nero. La stanza piccola affacciata sul salone. L'attesa di qualcosa. Alla mezzanotte s'erano aperte le porte ed erano entrati nella sala enorme rotonda e completamente ricoperta di specchi. La luce era quella di migliaia di candele. Non erano soli. Altre porte si erano spalancate. Contò dodici Signore e dodici sottomessi, loro compresi. Altri sub: come lui. Tutti vestiti di bianco. Tutte di nero le signore, eleganti nei loro abiti severi. Una folata di musica spezzata da una risatina nervosa. Mille risatine nervose. Una voce di donna risuonò da un luogo che pareva essere lontanissimo. Oppure così vicino da essere dentro di lui.
- Eccoci qui, sottomessi. E' la notte delle attese. Ad ognuno di voi sarà concesso di essere altro. Forse colui che per amore della vostra signora avete liberato. O il suo precedente. O quello ancora prima. O forse no. Il suo ricordo più bello. O il vostro se la Signora lo sceglierà Forse per molto tempo, forse per molto poco. Dipenderà dalla vostra capacità di amarla. Di rivivere le sue passioni e farle rivivere in lei. Ma solo uno di voi riuscirà a uscire da questa prova . Ed una sola Signora godrà del privilegio di un nuovo sottomesso. Gli altri apparterranno a me. Ed appassiranno. Invecchieranno di colpo. Così come coloro che avete incontrato. Alcuni di loro erano soltanto comparse. Altri invece avevano potuto godere del piacere di servire la Signora in attesa di questa notte.. Ad ogni scadenza quando il tempo è segnato da un sette o più.

7/S/7

- La ruota gira .. E niente è paragonabile al piacere che proverà la Signora a ritrovare le sue emozioni e portarle dentro di voi.. Le emozioni della sua prima volta. O leggere nelle vostre e riviverle con voi..Compiere una missione attesa. Se qualcuno vuole tirarsi indietro lo faccia ora. Tutto quello che gli accadrà ora è morire. Morire semplicemente. L'abbandono della vita. La fine di tutto. Il buio. La vostra Signora potrà ancora chiedere di rinviare l'appuntamento. Di un mese esatto. E' già avvenuto una volta in questo stesso anno, lo sapete. Abbiamo ancora la possibilità.. Decidete ora o mai più E credetemi.. Morire così entro un mese da oggi non è nulla rispetto ad elemosinare la morte. La vostra Signora dovrà esservi grata perché avete capito di non essere in grado e non le avete negato la strada verso la speranza.. Dopo le Signore non sono tanto generose da concederla. Dopo aver perduto la possibilità del trionfo...
Ci pensò. Non aveva paura della morte?Ma non sarebbe andato via per niente al mondo. Si guardò intorno: la luce delle mille candele dondolava nell'aria. Il silenzio era assoluto. Nessuno si tirò indietro..
- In ginocchio allora..
Lo fece immediatamente ed il suo viso fu stretto tra gli stivali della Signora. Immaginò che tutti i sub avessero ubbidito all'unisono. Desiderò che finalmente la Signora sfilasse quegli stivali. In quel momento si chiese cosa potesse pensare lei. Vide le sue mani che si avvicinavano ed una benda che gli serrava gli occhi. Non poteva saperlo, ma la Signora pensava ad un'estasi. Il dominio delle altre Signore attraverso di lui. Nell'attesa del prossimo sette..

7/S/7

e di una nuova cerimonia. Almeno fino a quando non si fosse presentata una nuova Signora a reclamare uno dei dodici posti al tavolo. Il tavolo delle sibille?Ed avrebbe governato per cento anni come ognuna di loro aveva già fatto. Sedendo al posto dell'ultima regina e scacciandola. Relegando il destino di una Signora all'arbitrio di un sottomesso. Ad impetrare da lui la liberazione della fine. Ma nessuna delle signore voleva pensare a questo: ormai l'idea che potesse nascere una donna che avrebbe preso il posto di una di loro sembrava come una leggenda. Erano loro le dodici prescelte. D'improvviso il pavimento cominciò a muoversi e la signora fece un passo indietro. Girò come in un vortice. Veloce, sempre più veloce. Non avrebbe potuto dire quanto fosse durato.
- Giù ora, sottomessi.. Il destino ai piedi della vostra Signora..
Nathalie? i piedi della Signora? Non conosceva l'odore di Nathalie. L'aveva sognato. Lei aveva voluto che lo sognasse per ore. Una prova dolorosa come altre. Scrivere per lei. Ogni ora una lettera diversa. Argomenti diversi. Un solo tratto unificante. La Signora. Nathalie. L'adorazione. Puntale lei lo chiamava. Il ronzio del telefono diveniva la sua musica...
- Voglio sentirti..
Voleva sentire il suo respiro mentre si toccava desiderandola. Voleva che si fermasse un attimo prima di provare l'orgasmo. E riprendesse a scrivere per lei. Un'altra ora. Ora il pavimento lo spingeva più avanti. Sentì il tocco di qualcosa. L'odore. La musica, le risatine sommesse..Le voci che si rincorrevano intorno, a tentarlo, sollecitarlo.
- E' lei la tua Signora?
- E' lei, è lei, è lei?
- È lei, sottomesso?
- E' lei? Sfila gli stivali e lecca i piedi della tua Signora..
- Adorala, sottomesso...
Non più una sola voce, ma mille a parlare dentro ed intorno a lui.. E le musiche come uno scroscio improvviso. Le risatine beffarde... Ma c'era qualche altra cosa dentro. Qualcosa che gli evitava di commettere errori, di confondersi: un istinto sconosciuto. Sentì che lei lo stava guidando: ora capì che il dolore che gli aveva inflitto non era stato un semplice gioco. Quel dolore l'aveva portata dentro di lui. Con tutte le forze che aveva cercò di spostarsi sul pavimento che ruotava mentre cercava di respingere il coro di voci che lo sospingeva. Quasi nello stesso momento ci fu grido straziante. Lo sentì dentro... Capì che qualcuno dei sottomessi aveva commesso un errore ed era stato escluso dal gioco. Lui e la sua Signora... Sentì l'orrore che si diffondeva intorno che quasi lo sfiorava.. Respirò di sollievo e quasi senza sapere gli parve di ritrovare Nathalie. Doveva essere lei. Ma se avesse sbagliato. Ma l'istinto sconosciuto gli fece sapere che era lei. Senza altro aiuto che la sua lingua cominciò a sfilarle gli stivali di pelle... Lentamente. La lingua poco sotto il ginocchio e poi sempre più giù, a far leva tra il tallone nudo e la pelle dello stivale e poi più in là verso le sue dita..Tra le sue dita. Gli aromi segreti della sua Signora, quante volte desiderati.. Persino con Emanuela, quando lo truccava... La piccola Emamuela che gli era sembrato di sentir piangere... Di nuovo l'aria si riempiva delle note della canzone nella lingua di Ninive. Forse la sua Signora era felice. Ma era soltanto la prima prova. Il pavimento si era fermato. Intorno non c'era più nessuno. Non c'era più il pavimento. Forse stava volando, forse stava dormendo. Sognando? Sentì un altro coro di voci..
Letto 3941 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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