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Martedì, 06 Ottobre 2009 09:54

Mara: Cap 7-10, The world today

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Fu una settimana molto lunga, Valentina venne tutti i giorni, mi calpestò con i tacchi e mi dette molti calci ‘per aumentare la resistenza’ come diceva lei. Mara le lasciò carta bianca, dicendo tutt’al più solo di non esagerare con i calci.
- Non sto esagerando- disse tirandomi una pedata nello stomaco- E’ che se vuoi che duri almeno qualche anno, devi renderlo forte!
Osservava giorno per giorno le mie condizioni sempre un po’ peggiorare, non mangiavo praticamente nulla oramai da domenica ed era giovedì sera. Però continuavo a massaggiarle e leccarle i piedi tutte le volte che voleva e quindi, visto che le ero d’uso, non si preoccupò troppo.
Il venerdì fu infernale. Valentina era molto nervosa. Forse stava rimuginando su quella storia per cui sarei dovuto diventare il suo tappetino e non avevo scelto lei. Inoltre sapeva che quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui aveva me come giocattolino completamente a disposizione. Non so esattamente cosa successe e quanto durò, so solo che a fine giornata, dopo l’ennesimo calcio, ma un po’ più forte, entrai in una sorta di incoscienza. Mi svegliai molto più tardi con i piedi di Mara sul mio torace. Sentì che mi ero svegliato dal respiro profondo che trassi. Si sporse, appoggiandosi ai piedi che erano su di me, quel tanto che riuscì a vedermi in viso. Lentamente tornò tutto il dolore ma fu subito lenito dalla vista soave del suo viso. Era bellissima, quasi non me la ricordavo così bella da tanto tempo. Percepii che ero immobilizzato, perché non riuscii a muovere le mani.
Mi aveva legato e mi aveva usato come appoggiapiedi.
- Buongiorno e bentornato!
- B..b..buon..giorno..
- Ti starai chiedendo che cosa è successo e perché sei legato vero?
Feci cenno di si, non riuscivo a smettere di guardare e ammirare quanto fosse bella..
- Che cosa è successo è semplice!
Mi accarezzò col piede nudo sul torace.
- Valentina ha esagerato un pochino. Domani sera saremo a cena da lei e ti chiederà ufficialmente scusa.
Non realizzai subito. Cena da lei? Altra festa?
- Non preoccuparti, ci saremo io, lei e forse Leila e basta, E tu, sotto di noi, ovviamente.
Mi tranquillizzai. Se ci fosse stata Gianna, temo, non sarei sopravvissuto.
- In quanto al fatto che sei legato, è solo perché volevo stare più comoda, senza che ti agitassi. Prima di calmarti, ti sei agitato un bel po, sai!
Mi mostrò un barattolo. Avevo ancora la vista un po’ annebbiata e non capii cosa era.
- E’ un unguento agli oli essenziali. Sarà almeno mezzora che te lo sto spalmando sul torace e sulla faccia. Dovrebbe aiutarti a guarire in fretta
In effetti notai in quel momento uno strano odore. Le sorrisi per ringraziarla e, in effetti, nonostante il dolore, mi sentivo già un po’ meglio. Era sempre lei, Mara, la mia amica ed ex confidente.
Anche se i nostri rapporti erano parecchio cambiati in quelle due settimane, e nonostante alcuni suoi momenti di crudeltà che lei chiamava ‘educazione’, aveva dei momenti di una dolcezza incredibile. In quel momento mi slegò e riprese a massaggiarmi il torace e la faccia con quell’unguento. Le baciai i piedi quando mi arrivarono sulla faccia e lei lasciò fare, godendo quei momenti di adorazione spontanea.
- Ehi, tu li sotto, non divertirti troppo eh?
Notò un piccolo rigonfiamento nei pantaloni. Smise di massaggiarmi, avendo notato che l’unguento si era assorbito.
- Ok, basta, mi sono stancata, massaggia un po’ tu!
Con devozione e dolcezza, presi in mano i suoi piedi. Faticavo ma sentivo anche che il dolore stava passando. Massaggiai con le mani fino all’ora di cena e durante la cena, dopo quasi una settimana accettai un pezzo di pane dai suoi piedi.

La sera successiva dovevamo uscire per cena e mi cambiai, aiutato da lei. Vista la posizione che avrei dovuto ricoprire, non mi misi nulla di elegante, ovviamente. Erano due settimane che non uscivo da quella casa, avevo voglia di respirare un po’ di aria pura e vedere una casa che non fosse quella della mia padrona. Salimmo in auto e viste le mie condizioni, decise di guidare lei.
Era una calda serata estiva, vedevo ragazze e donne da sole o in gruppo, vestite con i loro leggerissimi vestiti estivi. Nessun ragazzo o uomo, probabilmente erano a casa ad aspettarle e a svolgere i lavori che loro avevano assegnato. All’angolo della via, un tappetino pubblico offriva massaggi rilassanti a piedi accaldati ed aveva un paio di clienti in coda. Davanti al negozio di moda, l’andirivieni di donne e ragazze passava sul tappetino del negozio. Sapevo che venivano cambiati molto spesso, mi immaginai il dolore ma poi scacciai con forza quella immagine e mi voltai dall’altra parte, verso la mia padrona. Quella sera era ancora più bella del solito. Si era messa un top rosso su una gonna bianca, aveva i capelli sciolti alla spalla e un paio di orecchini molto eleganti. Ai piedi un paio di sandali bianchi. Riflettei che quell’estate i sandali bianchi dovevano essere di gran moda, di certo erano molto belli nel suo piede altrettanto bello. Arrivammo a casa di Valentina. Fatte le scale, mi fece mettere a quattro zampe e suonò il campanello. Aprì Leila e le baciai le scarpe, un paio di infradito nere, mentre Mara la stava salutando. Andammo in cucina e vidi che era tutto quasi pronto, tre posti preparati a tavola e il mio, sotto il tavolo, con una specie di ciotola e dell’acqua. Valentina era ai fornelli con delle pantofole da casa. Vidi che il mobile cucina era predisposto per legare un tappetino a terra e poterci camminare sopra. Mi avvicinai a lei, che si girò per salutare Mara, sentivo un tocco di freddezza tra di loro, forse per quello che mi aveva fatto il giorno prima. Le baciai le pantofole e le chiesi se dovevo farle da tappetino. Mi guardò con un tocco di tristezza, una piccola carezza.
- Con quello che ti ho fatto ieri…sei molto gentile ma…vai pure al tavolo al tuo posto.
Mi accomodai sotto al tavolo.Quella sera erano solo in tre. Suonarono alla porta. Valentina andò ad aprire, sentivo una voce che non conoscevo.
- Voglio vederlo!
Entrò una ragazza in cucina, mi porse i piedi a baciare, in infradito nere. Assomigliava a Valentina come statura ma forse aveva qualche anno di più.
- Ehm..tappetino questa è mia sorella Paola, che non si ferma per cena…vero?
- E perché non..
Uno sguardo fulminante di Valentina
- Si in effetti ho proprio un impegno. Ma tu sei il nuovo di Mara?
- Si..sono io.
- Piacere di averti conosciuto, magari ci vedremo poi altre volte! Peccato per stasera, mi sarei fermata a provarti ma..ehm..ho un impegno!
Fece per girarsi.
- Ma cosa sono quei segni che hai li in faccia?
Valentina la trascinò via.
- Scusate tutte, devo proprio andare!
La porta d’ingresso che sbattè, dopo alcune frasi concitate tra le due. Mara intanto si era seduta, porgendomi il piede sotto la bocca.
- Scusatela..è che è un po’..ehm…agitata ma le voglio bene lo stesso, eheh!
Mara cercò allora di affrontare subito l’argomento.
- Valentina, ti va se..ne parliamo subito?
Si avvicinò, si sedette sulla sedia ma stranamente non appoggiò i piedi su di me. Feci per prenderglieli ma fece cenno di no. La guardai negli occhi, ma lei cercò di sfuggire al mio sguardo.
Si schiarì la voce.
- Ieri, ecco ho un po’…esagerato e per questo…ti chiedo…scusa..
L’ultima parola riuscii appena a percepirla.
- Non so quanto sarei andata avanti se non mi fossi accorta che eri...beh…eri incosciente. Ero rabbiosa e mi stavo sfogando su di te e…non so cosa mi ha preso…
Piccola pausa.
- Ho esagerato…perché ora non ho nessuno a farmi da tappetino e avrei voluto che ci fossi tu…ma è bene ed è giusto che sia Mara la tua padrona. Io me ne troverò un altro e farò in modo che duri un po’ di più…
Un mezzo sorriso e poi Mara le si avvicinò. Si abbracciarono. Non sapevo cosa fare, tornai al mio posto, sfilai la pantofola di Valentina e le accarezzai i piedi. Lei lasciò fare e li allungò su di me perché fossi più comodo e me li mise addosso. Pensavo a quanto erano stati crudeli quei piedi il giorno prima e tutta la settimana, ai calci furiosi che non finivano mai. Ma erano piedi piccoli e piacevoli al tatto, e accarezzandoli e poi baciandoli, accettai le sue scuse. La cena passò piacevole, si erano tolte il peso tra di loro. Anche io, schiacciato sotto i loro piedi, riuscii a mangiare qualcosa.
Più volte Valentina mi imboccò con il suo piede nudo e io lo presi come un gesto di affetto.
Leila aveva appoggiato i suoi piedi nudi sulla mia schiena e Mara era seduta davanti a Valentina, e come lei aveva un piede appoggiato sulla mia spalla e uno davanti a me, a dare il cambio a Valentina quando si stancava di darmi da mangiare.

Dopo cena restai qualche istante da solo con Leila. Era seduta sul sofà, davanti al mobile tv, lo stereo acceso. Mara e Valentina erano andate in camera già da qualche minuto, non capivo a fare cosa. Era una ragazza enigmatica e molto silenziosa. Mi chinai davanti a lei e le baciai i piedi.
Poi glieli presi in mano, iniziando a massaggiarglieli.
- No..non è necessario se..non vuoi..
La guardai.
- Io devo, sono un tappetino e servo a questo. E’ questa l’unica mia utilità.
Sembrò tranquillizzarsi, mi accarezzò col piede e poi mi porse la pianta da leccare. Il suo 38 era più magro e ossuto rispetto agli altri piedi che conoscevo, ma non per questo smisi di cercare di farle piacere, leccandoglielo. Tornarono Mara e Valentina.
- …e sono quasi sicura che ora è resistente al punto da potergli ballare addosso.
Era Valentina e Mara sorrideva. Le due erano tornate amicone dopo quella breve incomprensione e a quanto pare, avevano anche parlato di me.
- Tappetino! Prendi la posizione che voglio bailar!
Mara la vedevo un po’ strana. Vidi che Valentina aveva portato con se delle bottiglie di alcolici e forse ne aveva già dato assaggiare a Mara. Mara non reggeva molto, alla festa non aveva bevuto quasi nulla per tenere tutto sotto controllo ma lì non era in casa sua e sapeva che con Leila che era timida e Valentina che aveva appena chiesto scusa, non avrebbe avuto da temere troppo per me e quindi si era lasciata andare. Mi stesi a metà sala.
- Non li, scemino! Vicino al muro.
Mi spostai, non vedevo sbarre cui poteva reggersi ma a questo sopperì Valentina offrendole la mani.
Mara salì sul mio torace nudo. Valentina alzò il volume, abbandonandola un secondo e poi, prendendole le mani, la resse mentre iniziò a ballare su di me. Iniziavo ad abituarmi al suo peso e c’era sempre la sua bellezza che mi faceva resistere.
- Leila, vieni anche tu, c’e posto!
Leila la guardò era ancora seduta, non sembrava volesse partecipare.
- Su , dai che c’e posto, adesso sale anche Valentina e staremo comodissime in tre su questo tappetino!
Vidi il piede di Valentina cercare di salirmi sotto la spalla, Mara era si spostò sul mio stomaco.
Poi reggendosi a Mara, salì sul mio torace a piedi nudi. Ora iniziavo a faticare a respirare.
Leila mi si avvicinò.
- Dove posso mettermi?
- Scegli, o le palle o la faccia!
Fu indecisa, poi mi mise un piede in faccia, scivolò un istante sulla mia bocca e poi salì sulla mia faccia con entrambi i piedi.
- Salta salta salta!
La canzone che appena sentivo, chiamava al salto. Sentii il peso di Mara e Valentina abbandonarmi per un istante e poi giù di forza.
- Salta, Leila!
- Ma non posso, non vedi dove sono?
- E che ti frega, sei mai stata in discoteca, ti sei mai fatta sti problemi?
Iniziò a muoversi sulla mia faccia e poi fece un piccolo saltino. Mara e Valentina continuarono a saltare su di me a ritmo, mentre Leila tentava qualche saltino ma senza cattiveria. Poi la canzone finì e scesero tutte dal mio corpo. Restai immobile a cercare un respiro regolare, distrutto e calpestato per via dei salti, il dolore per lo schiacciamento che aveva richiamato il dolore dei giorni precedenti. Mara mi guardò un secondo.
- Alzati che hai sei piedi da massaggiare e leccare. E i miei me li succhi anche!
Mossi le braccia, ma non avevo forze e il respiro non era ancora regolare.. Valentina si avvicinò.
- Se vuoi dei calci per alzarti, non hai che da dirlo.
Mara riflettè un po’ e poi iniziò a ridere sguaiatamente. Vidi di nuovo il piede nudo di Valentina farsi minaccioso. Mi dette un calcio sul braccio e poi uno sul lato destro della testa.
- Non si fa così, Vale! Guarda come si fa!
Mara si avvicinò e mi dette una calcio forte sul braccio, mi girai e ne ricevetti un altro sullo stomaco.
- Alzati subito.
Mi sembrava incredibile da come era iniziata la serata, che continuasse così. Mi alzai un po’, Valentina colse l’occasione per darmi un'altra pedata e poi si sedette sul sofà. Tutt’e tre alzarono un piede.
- Vieni vieni, tappetino!- era Mara.
Stava perdendo il controllo e anche Valentina rideva molto. Mi avvicinai, timoroso e provai a lanciarmi sui piedi di Leila che mi pareva la più tranquilla. Mara invece mi piantò entrambi i piedi in faccia, e Valentina cercò di raggiungere la mia bocca.
- Chi glieli mette in bocca per prima, vince!
Allora si scatenò la caccia alla bocca. Nel tentativo di sottrarmi, presi in bocca un piede di Leila.
- Hai vinto! Bevi qua!
Valentina gli porse la bottiglia e Leila ne bevve una sorsata. Poi rifecero il gioco della bocca altre tre volte, so solo che comunque mi girassi mi trovavo con un piede in bocca.
- Bravo tappetino!
Mara mi colpì forte sulla spalla in un gesto che forse doveva essere affettuoso. Poi mi fece mettere giù in modo che facessi da appoggiapiedi a tutte e tre. Finalmente la serata sembrò acquietarsi, anche se spesso mi arrivavano delle pedate. Massaggiavo i piedi di Leila, mentre Mara mi massaggiava e colpiva il torace e leccavo i piedi di Valentina. Valentina me li mise in bocca, facendoselo succhiare. Sotto il loro sudore e il loro peso, la conversazione si fece da rumorosa con risate a sempre più lieve con l’aumentare del tasso alcolico di tutt’e tre. So che avremo dormito li, visto le condizioni di Mara e le mie. Leila, l’unica un po’ sana, decise invece di andare a casa.
La salutarono e restarono sul divano abbracciate a scambiarsi confidenze. La conversazione si fece ancora più lieve e si addormentarono. Avevo entrambi i piedi di Valentina piantati in faccia, quelli di Mara sul mio stomaco.Faceva molto caldo ed erano sudate e pesavano, rendendomi difficoltoso il respiro. Cercai di muovermi senza svegliarle, dovevo andare in bagno. Con fatica provai a sollevare i piedi di Valentina, riuscendo finalmente a respirare un po’ meglio e poi con leggerezza li spostai vicino alla mia testa ma sul pavimento. Poi toccò a Mara. Provai ad accarezzarglieli anche a lei, sperando non si svegliasse.
- Che [Censored] fai?
La sua voce era spenta.
- Ti prego…togli i piedi dal mio..stomaco…devo andare in bagno…
Lei spostò a fatica i suoi piedi, era mezzo addormentata.
- Ti voglio qua sotto in meno di un minuto, intesi?
Mi alzai faticosamente. Altra nausea e fatica a muoversi. Andai in bagno, urinai e vomitai un po’ di saliva. Dovevo tornare a far loro da appoggiapiedi, nonostante la nausea e il malessere generale. Quando tornai, sembravano addormentate ma Mara si girò verso di me.
- Spegni la luce e mettiti qua sotto.
Spensi la luce, lasciando però accesa la piantana dalla luce soffusa. Feci per mettermi come prima ma Mara mi fece notare che ero suo, per cui dovevo mettere la faccia sotto i suoi piedi. Valentina era invece addormentata, abbracciata a Mara. Le presi i piedi con delicatezza e me li misi sulla pancia, istantaneamente il suo peso tornò a schiacciarmi lo stomaco. Quindi mi coricai vicino ai piedi di Mara. Glieli baciai per far capire che ero nella posizione che desiderava. Li sollevò, e poi con forza li lasciò cadere su di me. Seppure schiacciato sotto i piedi di due ragazze, con i piedi di Mara che quasi mi impedivano di respirare, mi addormentai. Le sentii muovere pochissimo, sul tardi prima Valentina e poi Mara andarono in bagno ed io riuscii a respirare più liberamente per pochi minuti, ma poi i piedi di entrambe tornarono su di me e mi addormentai di nuovo profondamente.

2
Il mattino dopo si svegliarono quasi assieme, non me ne accorsi, se non dal fatto che iniziarono di nuovo a ridere. Valentina aveva staccato i suoi piedi dal mio stomaco e stava facendo vedere a Mara che aveva lasciato delle impronte. Mara volle allora verificare se anche la mia faccia aveva impronte. Staccò i piedi sudati dalla mia faccia.
- Oh mio Dio, altro che impronte! E queste quando mai vanno via!
Cercai di aprire gli occhi ma non ce la feci. Mara mi dette un paio di pedate non forti sulla guancia.
- Sveglia!!
Un piccolo suono gutturale e finalmente aprii gli occhi. Momenti di panico. Non ci vedevo nulla, se non qualcosa tipo ombre lontane.
- Pa..padrona…n..non ci vedo…
- Eh eh, ma che cosa dici, dai!
- Non ci vedo quasi nulla.
Valentina si alzò. Mi mise un piede sul naso.
- Di chi è questo?
Era un piede più piccolo di quello di Mara che conoscevo bene e non faticai ad indovinare.
- Allora è una palla, ci vedi bene, alzati subito che ci devi preparare colazione! Anzi la preparo io, ma tu mi fai da tappeto, va bene?
- Vale, ma che fretta c’hai? E’ domenica. Lascia almeno che mi dia una bella leccata ai piedi prima di colazione
- Giusto, tanto vado in bagno a far la doccia, che con sto caldo son tutta sudata.
Mara mi porse i piedi, ne percepii l’esistenza e l’aroma, ma non riuscivo a vederli bene.
Mi avvicinai più per l’istinto che per quanto li vedessi e presi a leccarli come meglio potevo, visto che li conoscevo molto bene.
- Davvero non ci vedi?
- Si, nel senso (slap) che vedo solo ombre (slap) ma non vedo altro…
- E come fai allora a leccarmi così bene i piedi?
- Son quasi (slap) due settimane che non faccio (slap) altro..
Tornò Valentina.
- Ma, Vale, ti è mai successa sta cosa, che il tuo schiavo perdesse momentaneamente la vista?
- Si, abbastanza spesso direi, quasi tutte le volte che l’ho tenuto a dormire sotto i miei piedi
- E poi..che è successo?
- Oh..nulla, in genere dopo meno di un’ora ci vedeva esattamente come prima, sarà la prolungata pressione dei piedi sulla faccia, boh, me lo avevano spiegato una volta…
- Oh, buona questa, allora non c’e da preoccuparsi, quindi!
- Direi di no. Riesci ad usarlo lo stesso?
- Si, si. Lecca i piedi che è una meraviglia!
- E allora che ti frega se ci vede o no?
Mara mi accarezzò interrompendo un secondo le leccate.
- Vai tranquillo, tornerai a vederci bene.
Le leccai i piedi per almeno un quarto d’ora, mentre Valentina si faceva la doccia.
- Vale! Ti serve un tappetino per preparare colazione?
- No, cioè, no se lo devi usare tu…
- Vai tranquilla, tanto devo andare in bagno anche io e posso restar senza di lui qualche minuto.
Con una piccola pedata, capii che dovevo smettere di leccare.
- Portamelo qua allora. Visto che non ci vede, usa il collare, è li vicino da qualche parte.
Collare?
- Trovato! Alzati pure da li, che ti porto da Valentina.
Mi alzai a quattro zampe, sentii qualcosa stringere il collo e le sue mani che mi tenevano, dandomi poco gioco nei movimenti.
- Avanti!
Vedevo un po’ di luce ma non distinguevo nulla attorno a me, rischiai un paio di volte di andare a sbattere contro qualcosa e passai col ginocchio sopra una scarpa, o almeno quello mi sembrò.
- Eccotelo qua, dove lo vuoi?
- Stendilo li, c’e il posto per legarlo a terra.
Mi fece stendere, sentii che stava armeggiando con qualcosa e mi trovai a far da pavimento a Valentina. Valentina salì sulla mia pancia coi piedi nudi, freschi per la doccia appena fatta.
- Comoda?
- Si, molto, grazie!
Mara uscì e Valentina iniziò a preparare la colazione camminando su di me.
- E’ un peccato che non puoi vedere le mie impronte sulla pancia e quelle di Mara sulla tua faccia: rischiano di svanire prima che tu riesca a vederle!
- Ma, davvero, entro un ora tornerò a vedere?...
- Boh chissà, l’ho detto così per dire. Il mio tappetino le prime volte me lo faceva notare sia che non ci vedeva, sia quando ricominciava ma ultimamente non parlava più e chissà... tanto era di utilità lo stesso come tappeto e, sinceramente, non ci badavo…Ma tu non ci vedi adesso, vero?
Scese dal mio corpo. Stavo per dirle la cosa delle ombre quando, improvvisamente saltò sul mio stomaco. I miei addominali non erano pronti e le dita affondarono nella mia pancia, togliendomi il fiato. Iniziò a saltare sulla mia pancia, due tre salti e poi si fermò.
- Ti ho fatto una domanda…
Ero inquieto, non la sentivo sopra di me ma era li vicino. Avevo i muscoli tesi per evitare che affondasse le dita su di me, prendendomi alla sprovvista come prima. Mi dette una pedata in faccia.
- Rispondi, se no passo alle maniere dure..
- No..ummffff…
Riprese a saltarmi sulla pancia, approfittando del fatto che avevo di nuovo rilassato gli addominali per poterle rispondere Poi iniziò a camminare su di me, sui talloni per farmi male, su e giù un paio di volte. Scese dal mio corpo, un momento di paura, non sapevo cosa aspettarmi. Una piccola pedata mi colpì sulla bocca. Mi girai ma ne ricevetti un'altra sempre sulla bocca. Provai a girarmi e ancora una sulla bocca e poi ancora un'altra.
- Basta, ti prego…
- E perché, mi sto divertendo e tu non ti puoi opporre…
Quindi mise un piede sul mio naso.
- Non dire nulla a Mara di quello che ti sto facendo, intesi?
Iniziò a schiacciare il naso con forza.
- Tornerai da me o io tornerò da te, in qualche modo ti saprò ripagare, se lo farai…
Mollò la presa. Era tornata la ragazza sadica di sempre, come se le scuse di ieri fossero lontane mesi. Per un momento non successe nulla, non sapevo dove fosse, mi girai ma non riuscivo a vedere. Non me ne accorsi e spiccò un salto, atterrando sul lato della testa, quasi sulla mia faccia.
Poi fece ancora un salto e uno ancora, sempre sulla testa. Mi dette un colpo e poi mi saltò l’ultima volta sulla faccia. Temevo mi volesse rompere il naso. Provai di tutto, pur di fermarla.
- Un secondo…
Si fermò, mettendo un piede sulla faccia. Respirai, un forte mal di testa stava arrivandomi.
- Dimmi, non ti stai forse divertendo?
- No…ti prego, mi rompi qualcosa se mi salti ancora sulla faccia…
Rientrò Mara. Valentina spostò un piede sulla bocca.
- Che succede? Cosa dice sui salti sulla faccia?
- Niente, mi stava dicendo qualcosa sul saltargli sulla faccia. Ma non ho capito bene. Vuoi forse che ti salti sulla faccia?
Non spostandomi il piede dalla bocca, non riuscii a parlare. Mara si avvicinò. Valentina spostò il suo piede sulla mia gola, premendo in modo che soffocassi un po’.
- Cosa vuoi? Vuoi che ti saltiamo sulla faccia? Vuoi stupirci e farci vedere quanto sei resistente?
Valentina mosse un piede sulla gola, muovendomi come per farmi dire si e poi finalmente spostò il piede. Presi un secondo a respirare ma non mi venivano le parole.
- Oggi vuoi davvero impressionarci! Quante volte vuoi che salti? Due, tre?..
- Proverei almeno con cinque per valutare il test di resistenza. Vuoi che faccia io che son piu leggera?- propose Valentina.
- No, no, meglio se faccio io che non so mica se poi non mi fai danni…Gira bene la faccia verso l’alto, sei pronto?
Non risposi e lei lo prese per un si. Entrambi i suoi piedi caddero dall’alto di piatto sulla mia faccia, era molto piu pesante di Valentina ma continuò, saltò via e poi saltò ancora e poi ancora contando fino a cinque. Quindi scese.
- Eh però, complimenti, stai davvero diventando resistente eh?
- Dai, mi fai provare almeno un paio di volte anche a me?
- Ok, ma non fargli troppo male eh?
- Va bene, pronto?
Saltò su di me con forza, fece due soli salti ma, nonostante fosse piu leggera, mi fece più male di Mara.
- Bravissimo, proprio bravo.
Mi fece una carezza sulla faccia.
Scossi la testa con forza, mi sembrava che le ombre fossero piu nitide, ma in compenso avevo un forte mal di testa.
- Vieni sotto il tavolo!
Feci per alzarmi, dimenticando di esser legato a terra. Mara si avvicinò, mi spinse giù col piede.
- Stai fermo, che ti slego.
Mi slegò dalla cucina e mi fece accomodare sotto il tavolo.
- Beh come resistenza non sei davvero messo male, complimenti! Ma come stai?
Scossi la testa, come intontito.
- Ubb..che male!
Entrambe si misero a ridere, vedendomi scuotere la testa. Anche Valentina rise, il suo piede tornò a schiacciarmi il collo, Mara me ne mise uno sul torace e uno sugli occhi. Provai a scuotere ancora un paio di volte la testa, anche se Mara e Valentina cercavano di impedirmi di muovere. Sentii come un click e improvvisamente tornai a vederci molto meglio.
- Ci…ci vedo!
Mara spostò il piede dalla mia faccia.
- Si, davvero?
- Si, si davvero, non so come sia successo, mi sento come ubriaco ma..ci vedo!
- Forse dovremmo saltarti piu spesso in faccia allora, ahah!
Risero di nuovo. Ero contento per aver riavuto la vista, potevo di nuovo vedere i piedi di entrambe, al momento solo quello, visto che ero sotto il tavolo. Valentina spostò il piede sulla mia faccia.
- Mangi qualcosa?
Ero contento ma per il forte mal di testa non avevo fame. Le dissi di no.
- Allora leccami via il sudore e lo sporco, mi raccomando fai un buon lavoro!
Presi a leccarle i piedi, che erano anche sporchi per il fatto che aveva camminato a piedi nudi. Nervosamente mi rese difficile il compito, schiacciandomi la faccia. Ma dopo un po si tranquillizzò e si lasciò leccare e lentamente rimossi tutto lo sporco. Finita la colazione, Mara decise che era ora di rientrare. Ringraziò Valentina per la cena, mentre io le baciavo piu volte i piedi, per ringraziarla, anche se non sapevo bene di cosa. Sempre con molta attenzione, mi fecero scendere i gradini delle scale perchè anche se vedevo, barcollavo per il mal di testa. Mi sedetti in macchina, senza godere del panorama, tenendomi la testa fra le mani Giunti a casa, Mara mi aiutò a salire i gradini di casa sua e mi accompagnò fin dentro, per timore che cascassi. Il mal di testa era forte, avevo un disperato bisogno di qualche minuto di riposo. Per un momento sperai che deviasse verso camera mia, ma invece mi fece accomodare vicino al sofà. Si sedette sul sofà, si tolse le scarpe e mi mise in faccia i piedi per farseli leccare. Non potevo avere nemmeno un secondo di riposo.
- Una bella leccatina a portar via il sudore, ecco cosa ci vuole!
Si fece leccare via il sudore e lo sporco da sotto i piedi, anche se ogni tanto barcollavo con la testa.
- A dire il vero però meriti un piccolo premio.
Alzai gli occhi a lei, con un filo di speranza. Il mal di testa non mi dava tregua e speravo mi lasciasse riposare almeno qualche minuto.
- Eh si, sei stato bravo tutta la notte con la faccia sotto i miei piedi, per cui, se vuoi sali su e siediti pure sul sofà e massaggiami i piedi.
Con un po’ di delusione, mi alzai da terra, sedendomi sul sofà. Pose un piede vicino alla testa, accarezzandomi, l’altro in grembo a massaggiare.
- Sei un bravo tappetino e quando ti ho scelto lo sapevo. Non sei stato tu a scegliere, come Valentina pensa, ma io. Ti volevo sotto di me da..beh..da molto tempo!
Le baciai i piedi.
- Con me non dovrai mai avere paura, non ti tratterò mai troppo male, anche se a volte ti sembrerò crudele…ma solo quando sarà necessario o dovrò sfogarmi per qualcosa andato storto.
Continuai a baciarle i piedi, ogni tanto allungando la lingua.
- Vivrai e coccolerai i miei piedi fino all’ultimo giorno di questi dieci anni, e se sarai ancora in grado, ti lascerò a vivere sotto i miei piedi ancora per molto tempo, chissà, fino all’ultimo dei tuoi giorni. I miei piedi non ti abbandoneranno mai…
Erano parole carine e gentili, ma avevano anche con un tocco di crudeltà.
- Vuoi ancora che ti salti addosso per un po’?
- No, ti ringrazio ma ho..già un terribile..mal di testa…
- Bene, se vuoi, non hai che da chiedere, mi son divertita a farlo…e tu sei stato proprio bravo in questa prova di resistenza!
Pensai di raccontarle la verità ma temevo la prossima visita della sua amica Valentina. Continuai a massaggiare, lei abbassò il piede che mi aveva accarezzato, porgendomelo all’altra mano
- Padrona?
- Dimmi, ma chiamami pure Mara quando non c’e nessun altro
- Grazie..posso chiedere se…
- Dimmi, non fare il timido…
- Beh, vedi, stanotte non ho dormito molto bene e ho un forte mal di testa. Se fosse possibile, vorrei riposare qualche minuto.
- Uhmm..si va bene, ma mettiti li, per rimanere a disposizione dei miei piedi
- Grazie ma come…
- Prenditi una sedia o altro su cui appoggiarti e metti lì la faccia li vicino ai miei piedi, prometto che non te li metterò addosso o negli occhi! Son qua stesa comoda e cosi resterò.
Presi una sedia li vicino.
- Molto bene. Ora siediti e poi mettiti giù con la testa sul sofà
Eseguii, stendendomi ai suoi piedi. Lei non li appoggiò in faccia ma li tenne vicino.
Mi girai verso di lei, scomodo sulla sedia, i suoi piedi in faccia ma non appoggiati e cercai di addormentarmi. Riuscii a riposare poco e male. Mi svegliai pochi minuti dopo.
- Ti sei già svegliato? Stai meglio?
- Si, pad..Mara, grazie. Sto un pò meglio.
Non era affatto vero, ma sotto dei piedi cosi belli mi venne da mentire.
- Sono contenta. Allora rimani pure li e leccami bene via il sudore.
Con fatica, presi a leccarle via il sudore. Non fece nulla per facilitarmi il compito, quasi non mi guardò, semplicemente stette li a farsi leccare i piedi per buona parte del pomeriggio.
I suoi piedi non mi davano tregua, non potevo respirare o togliere da loro lo sguardo senza che mi seguissero a reclamare ulteriori leccate. Tolsi la sedia e mentre la spingevo via, avevo già un suo piede davanti alla bocca. Non mi era possibile nemmeno un istante di respiro, quasi soffocavo per la sua insistenza. Fu una domenica molto lunga e faticosa ma tutto sommato tranquilla. Mi restò solo il dubbio su quale ragazza sarebbe arrivata ad educarmi l’indomani…

3
La mattina successiva fu la fotocopia del precedente lunedì, si alzò di cattivo umore, mi usò senza rivolgermi parola e poi si fece mettere le scarpe, usando le mani perché era in ritardo.
Mentre davo un paio di leccate alle suole, mi disse che dovevo riordinare e pulire casa alla perfezione e che sarebbe tornata alla solita ora come tutte le sere.
- Scusa..ma oggi viene qualcuna delle tue amiche?
- Oggi ? Ma chi cavolo vuoi che venga, con tutto quello che hai da fare!
Se ne andò senza salutare, come al solito e io restai li per la prima volta ad avere per me un intera giornata senza dover subire alcuna educazione. Mi accorsi però che le cose da fare erano tante ed io ero tutt’altro che in forma, nonostante avessi passato una domenica pomeriggio di lunghe leccate ma abbastanza tranquilla. Iniziai i lavori, cercando di fare in fretta e bene, fermandomi ogni tanto per prender fiato. Man mano che procedeva la giornata, iniziai a pensare.
Pensavo a tutta quella situazione, a Mara, a come era dolce in alcuni momenti e crudele in altri.
Mi chiesi che cosa rappresentavo per lei, al di la del semplice tappetino, e se provava ancora qualcosa per me vicino all’amicizia o no. Si dimostrava protettiva quando ero con le altre ragazze, chissà se era così con quello che c’era stato prima di me? Prima di me…iniziai a pensare come poteva essere quello che mi aveva preceduto, chi era, che fine aveva fatto.
Mentre stavo pulendo casa, questo pensiero divenne quasi un’ossessione e decisi di andare in cerca di una qualsiasi sua traccia in quella casa. Iniziai a cercare ovunque, ma non trovai nulla.
Sembrava non ci fosse mai stato nessuno prima di me, non una foto, non uno scritto. Poi, mentre stavo pulendo la sua scarpiera, notai una sorta di doppio fondo e da li spuntò una prima foto.
Era una foto abbastanza recente, datata nemmeno due mesi prima. In quella foto c’erano tre ragazze sedute sul sofà del salotto, sorridenti. Riconobbi dalla sinistra Claudia, aveva i capelli un pò più lunghi in quella foto. Sulla destra c’era Valentina, l’amica del cuore di Mara e al centro abbracciate ad entrambe c’era proprio Mara. Sotto i loro piedi c’era qualcuno, probabilmente il precedente tappetino di Mara. Claudia le teneva i piedoni sulle palle, Mara sulla pancia e Valentina sulla testa.
Era girato verso la macchina fotografica e nonostante la grande pressione che subiva e i piedi di Valentina sulla testa, stava cercando di sorridere. Notai che era pieno di segni, forse lividi ed era incredibilmente magro e i piedi delle tre ragazze affondavano in lui, non incontrando apparentemente nessuna resistenza. Ma cercava di sorridere. Quella foto faceva parte di un piccolo album. In nessun altra foto era girato verso la macchina fotografica, ma aveva sempre i piedi di qualcuna sulla sua faccia, oltre a quelli di Mara sullo stomaco e quelli di un’altra ragazza sulle palle. I piedi di Mara in tutte le foto sembravano quasi dentro il suo stomaco, forse per esser stati in quella posizione per molto tempo, senza che gli addominali riuscissero più a controbilanciarne il peso. Ripresi in mano la prima foto, era quella che mi turbava di più di tutte. Era magro, affaticato, pieno, forse, di lividi, ma si era girato o era stato girato verso chi faceva la foto e cercava di sorridere, seppure con un sorriso e uno sguardo spenti. Le tre ragazze invece erano abbracciate e sorridevano allegre. Ora che avevo trovato la traccia, cercavo solo il modo per poterne parlare a Mara. Quando tornò a casa non ne ebbi il coraggio subito, tutto procedette nella norma ma dopo cena, mentre ero ai suoi piedi e la stavo massaggiando, iniziò ad accorgersi che qualcosa non andava e che ero più pensieroso del solito.
- Che c’hai? Ti vedo stanco, pensieroso. E’ tutta la sera che mi sembri strano.
Le baciai le dita dei piedi e poi la pianta. Da una parte ero quasi contento che ogni tanto mi guardasse ancora, dall’altra però avevo paura di dire quello che avevo da dire.
- Ehm, ecco oggi, ehm..stavo pulendo la scarpiera…
- Si, bravo, ho visto che hai pulito bene e anche le scarpe per domani sono pulite in modo soddisfacente
- No, cioè volevo dire che…beh, c’era una foto e…
- Foto, quale foto?
Fece un secondo mente locale.
- Hai per caso curiosato nella mia roba?
Si stava facendo nervosa, mi aveva tirato una piccola pedata per farmi smettere di baciarle i piedi e, datimeli in mano, sentivo che li stava spingendo dentro i miei palmi.
- No, assolutamente non volevo ma, mentre mettevo a posto le scarpe, ho notato che c’era uno sportello che si apriva e…
- Non è uno sportello, è un doppio fondo e fossi stata in te, non avrei curiosato in cose che non ti riguardano!
- Ma, Mara…
- Mara un cazzo! Chiamami padrona e mettiti giù che meriti una punizione!
Mi stesi a terra. Sapevo di aver combinato un casino ed ora ne avrei subito le conseguenze. Speravo che non fosse troppo dura e steso a terra, capii che voleva prendermi a calci. Per non innervosirla ulteriormente, cercai di tenere le mani dietro la schiena. Il suo piede nudo che poco prima adoravo e massaggiavo, mi colpì nello stomaco. Poi un altro calcio ed un altro ancora. Non avevo protezioni, ma neppure lei per fortuna aveva le scarpe da ginnastica. Mi colpì ancora un paio di volte nelle palle e una volta in faccia e quindi mi schiacciò nervosamente la faccia e il collo sotto i suoi piedi.
Sembrava soddisfatta della punizione, per fortuna non troppo forte, e si sedette di nuovo sul divano, indicando che dovevo mettermi sotto i suoi piedi. Un po’ dolorante per i calci, mi avvicinai e mi misi sotto di lei. Disse che dovevo rincominciare il massaggio, provai ad alzarmi per mettermi nella posizione di prima, ma mi disse che dovevo farlo da li sotto e anche bene, se no mi avrebbe di nuovo punito. Lentamente sembrò calmarsi e quando fu un po più calma, permise che mi alzassi, continuando a massaggiarla. Voleva vedermi negli occhi.
- Non mi piace quello che hai fatto, ma visto che lo hai fatto, parliamone!
Mi mise un piede sulla bocca, schiacciandomela e poi tentando una carezza.
- Che cosa ti ha reso così pensieroso?
Le baciai i piedi.
- Mara...padrona…il fatto è che c’erano tante foto ma una…una mi ha colpito.
Un altro bacio, sentivo che era quasi calma, finalmente.
- Quella foto mostrava tu, Valentina a Claudia su questo divano e quel coso, quel tappetino che sorrideva sebbene avesse la testa sotto i piedi di Valentina ed era, come dire, tutto schiacciato…
- Si, la conosco quella foto, ma che cosa esattamente ti ha colpito?
- Beh, lui cercava di sorridere, anche se era un sorriso spento e si vedeva che era affaticato. Vi teneva su tutte e tre ma era molto, molto magro e quello sguardo spento e il vostro sorriso e i piedi come se fossero non su di lui ma…dentro…di lui…
Riflettè un attimo per dare la risposta, poi disse:
- No, non era magro, era solo come un tappetino vecchio tutto schiacciato e i piedi ti sembravano dentro di lui perché non aveva più la forza di sostenerci…
Piccola pausa. Mi appoggiò un piede sul naso, l’altro nella mia mano a massaggiare.
- Bene, già che ci siamo ti racconto tutta la storia dall’inizio, anche se pensavo di non doverlo ancora fare per qualche tempo..
Continuai a massaggiarle i piedi, attento a quella che era la storia che mi stava per raccontare.
- Al mio diciottesimo compleanno venne anche un amico di Valentina che appena conoscevo, il quale, a sorpresa, si dichiarò follemente innamorato di me. Anche lui aveva diciott’anni e anche lui prima o poi avrebbe dovuto, come dire, accasarsi, scegliendo o venendo scelto da una di noi. Come persona mi piaceva decisamente poco, lo trovavo noioso, assillante ma...
Piccola pausa, mi guardò bene negli occhi.
- Feci due più due…Mi confidai con Valentina sul da farsi e lei mi suggerì, visto che avevo appena compiuto diciott’anni e ne avevo diritto, di prenderlo con me come tappetino…Era la soluzione perfetta: un ragazzo che mi adorava, pronto a stare sotto i miei piedi. Per farla breve, andai da lui e gli dissi che se voleva stare con me, doveva farlo sotto di me. Lui non ci pensò nemmeno un istante e accettò, prendendo a baciarmi i piedi, a dire che avevo piedi bellissimi e che sarebbe stato felice di vivere sotto di me per sempre…eh si…per sempre, ecco quello che disse…
- Si, era vero padrona: hai dei piedi bellissimi anche oggi…
- Grazie, sei molto gentile.
Mi accarezzò la guancia col suo piede nudo.
- Beh insomma, per farla breve gli feci firmare il contratto e poi iniziai ad educarlo. Il problema era che non avevo alcuna esperienza e fui subito molto dura con lui, allenandolo con forza ed ininterrottamente per buona parte della giornata. Dopo sole due settimane, un giorno perse addirittura conoscenza mentre lo stavo calpestando sotto i tacchi.
Le guardai i piedi, e per un momento li pensai calpestare un tappetino fino all’incoscienza.
- Fu solo la prima di tante volte ma quella volta ebbi paura e chiamai una dottoressa. Lei lo visitò, provò a camminarci su per vedere se si risvegliava e, visto che non riusciva a svegliarlo bene, mi disse di lasciarlo a riposo e non mettermi i tacchi su di lui per almeno una settimana. Io stetti ad osservarlo ancora, aspettai che si risvegliasse per bene e per un po’ ci andai leggera e a piedi nudi. Poi non resistetti alla tentazione e ricominciai di nuovo ad allenarlo molto duramente sotto i miei tacchi. Quel sabato ci sarebbe stata una festa e non volevo certo sfigurare….
Piccola pausa, come se stesse pensando a cosa dire esattamente e come dirlo. Io tremavo per quello che mi stava per dire ma al tempo stesso, ero attento come non mai.
- Beh, era ovvio: la festa andò malissimo, almeno per lui e dovetti farlo ricoverare per qualche giorno. Insomma, avevamo iniziato il nostro rapporto davvero nel peggiore dei modi!
Fece una piccola pausa, mi guardò.
- Beh ma vuoi sapere solo come andò a finire o tutta la storia proprio?
- Come vuoi padrona…
- Chiamami Mara, scemo! Comunque non te la racconterò tutta, perché è troppo lunga: la farò piu breve. Beh, il fatto che notai appena tornò a casa, è che non era per nulla arrabbiato con me. Insomma: lo avevo usato e calpestato senza pietà e lo avevo ridotto dopo nemmeno un mese a dover necessitare di un ricovero…ed invece, appena giunto, mi si buttò ai piedi, chiedendo di tornare ad allenarlo, si scusava per avermi deluso, visto che non era stato abbastanza resistente. Io ci pensai su e poi lo accontentai.
Bevve un sorso di acqua, mentre, quasi per tranquillizzarmi, presi a massaggiarle i piedi.
- Lo trattai sempre più duramente, per me lui era pavimento sotto i miei piedi, lo calpestavo e non ci badavo e lui sviluppò per me una vera e propria adorazione. Per quanto dura fossi su di lui, diceva sempre di esser contento, che adorava i miei piedi e che non gli importava se e quanto gli facessero male. Disse addirittura che gli piaceva fare da pista da ballo alle feste e visto che ero diciottenne e piena di amiche, iniziai ad organizzarne una quasi ogni sabato in cui c’erano tante ragazze, tutte solo per lui…
- Solo lui..e quante ragazze?
- Oh beh, anche dieci o quindici per sera. Iniziò pian piano a stare male seriamente, a volte appena si riprendeva da una festa, ce n’era subito un'altra e così via…Ma visto che leccava i piedi e massaggiava ed era sempre sotto di me quando lo volevo, non ci badai e pensai che alla fin fine non stesse poi così male.
Una piccola pausa.
- Notavo anche che si stava come…appiattendo. Era sempre stato magro ma dopo un anno di utilizzo mi sembrava addirittura quasi piatto…era sempre sotto di me, studiavo da casa per l’università e mi ero abituata quasi a non appoggiare mai i piedi sul pavimento.
Avvicinai il suo piede al mio naso, avevo bisogno del suo odore, un qualcosa che mi rassicurasse.
- Per lui gli ultimi anni con me furono penosi. Vedevo che soffriva, aveva delle crisi di respiro soprattutto perché, visto che non mi massaggiava più, avevo preso l’abitudine a massaggiarmi i piedi sulla sua faccia. Inoltre non parlava, mi sembrava come istupidito, io ogni tanto gli offrivo delle pause ma poi lui non riusciva ad alzarsi e rimaneva steso sotto il tavolo. Quando gli chiedevo perché non si alzasse, lui faceva segno che voleva rimanere lì, che stava bene, e mi accarezzava i piedi, avvicinandosi e baciandoli e allora io ricominciavo ad usarlo e gli mettevo di nuovo i piedi addosso. Non si riposava mai, tranne quelle volte che venivi tu da me e mi massaggiavi i piedi. Io me li ricordo ancora: che bei pomeriggi passavamo!
Le sorrisi, ricordando anche io quei pomeriggi.
- Quella che hai visto stamattina è la sua ultima foto sotto di me, cercò di sorridere anche se era sfinito e pieno di lividi. Quella sera c’era una bolgia di ragazze che lo avevano giù calpestato e che lo reclamavano in mezzo alla pista per divertirsi. Non si riprese più, lo lasciai con me fino all’ultimo giorno alla fine del contratto, ed era meno di un mese dopo la foto. Poi lo liberai. Non so se fu contento né se capi bene cosa gi stesse succedendo, tanto che non sono sicura che si sia accorto che lo portassero via.
Sorrise.
- E…adesso..?
- Boh, non ho idea. So che non riuscì a fare il leccapiedi di strada, perché non…ci riusciva, ecco tutto. So che ha fatto per un certo periodo il tappetino all’ingresso di boutique, non so quanto sia durato e dove sia adesso. Presumo che si arrangerà a far lavori saltuari, sempre che riesca ancora a far qualcosa.
- E…non ti manca? Non ti spiace averlo ridotto così?
- A dire il vero no, l’ho semplicemente utilizzato per quello che era, non provavo niente per lui e per me era un semplice oggetto da piedi. Come per Valentina e tutti i tappetini che sono stati sotto di lei.
Mi accarezzò la faccia con i suoi piedi.
- Ma con te sarà diverso, per te provo qualcosa che non è il semplice attaccamento ad un normale tappetino. Non sarò mai troppo cattiva con te, cercherò di non esagerare e, forse, riuscirai ad andare anche oltre i dieci anni di contratto
Trasse un profondo sospiro, si era liberata di un peso e mi porse i piedi da leccare.
Glieli baciai e glieli leccai con adorazione, quasi non sentendo le sue parole dolci ma venate di sottile crudeltà. Sentivo che l’essersi liberata di quel peso, la faceva stare bene.
Si stese, stirandosi in modo sensuale e smisi di pensare per un attimo alla sorte di quel povero tappetino. Sentivo che anche quella sera potevo andare oltre, per una volta potevo andare al di sopra dei suoi piedi. Iniziai a far salire la mano e poi iniziai a baciarla sulle caviglie e poi sulle gambe.
Molto lentamente la mia bocca iniziò a salire verso le ginocchia e poi oltre le ginocchia e, come qualche sera prima, la mia lingua regalò al suo fiore, il più dolce degli orgasmi. Mi chiesi se mai in dieci anni il suo precedente tappetino avesse provato a fare qualcosa di simile…

4

Il giorno dopo si svegliò di buon umore, entrò in cucina a piedi nudi, salutando me che ero sotto il tavolo e sedutasi, mi porse i piedi a massaggiare.
- Uh, dormito d’incanto stanotte. E poi ieri sera sei stato bravo..beh non solo nel leccarmi i piedi, eheh!
- Grazie padrona, sei molto gentile
Un buffetto sulla guancia.
- Scemotto, ti ho detto che devi chiamarmi Mara, quando non c’e nessuno! Oggi ho proprio voglia di trattarti bene, arriverò dal lavoro un’oretta prima e mi prenderò cura di te! Si si ti tratterò bene, te lo meriti proprio.
Spostò il suo piede sulla mia faccia, accarezzandomi e facendomi leccar via l’odore del suo sudore.
- Tra pochi minuti verrà Laura con una sua amica, Cristina, che forse non conosci. Si alleneranno un po’ su di te, ma Laura mi ha detto che Cristina è perfino più leggera di lei, per cui non dovresti aver problemi
- No, grazie Mara, non avrò nessun problema.
Erano risposte piatte, in linea con quello che era il mio umore quel giorno. Quella notte avevo dormito molto poco, avevo pensato a Mara, al suo vecchio tappetino e a come era stato ridotto dopo dieci anni di utilizzo. Mara mi aveva detto che non mi avrebbe mai usato così duramente, ma ugualmente non riuscii a non pensare come sarei stato io da li a dieci anni. Si alzò, andò in salotto e mi fece stendere a terra. Decise di mettersi lei le scarpe, usando però la mia faccia come appoggio e poi si fece leccare a lungo le suole delle scarpe, parlando di altre cose, che non afferrai se non in parte. Quindi, dopo aver ispezionato le suole e ringraziato per la pulizia, andò via, augurandomi una buona giornata. Arrivarono dopo pochi istanti sia Laura che la sua amica Cristina, bionda, alta più o meno come lei ed ugualmente magra. Mi presentai a lei, baciandole i piedi e assunsi, obbediente la posizione vicino al muro e alla sbarra. Si tolsero le scarpe ed iniziarono ad allenarsi su di me.
La mattina andò avanti con un continuo calpestamento, erano leggere e non ebbi problemi anche quando erano in due su di me, pranzarono con uno yogurt mentre massaggiavo loro i piedi e poi subii altre due ore di allenamento di entrambe. Se ne andarono ringraziandomi. Per tutta la giornata ero rimasto in uno stato di passività totale, avevo subito senza oppormi in alcun modo ed avevo rifiutato il pranzo quando me lo offrirono, preferendo piuttosto massaggiare loro i piedi.
Rimasi a terra, vicino al sofà, attendendo l’arrivo di Mara. Arrivò in casa qualche minuto dopo, le andai a fare da zerbino alla porta e poi, accomodatasi in salotto, le tolsi le scarpe per liberarle con la lingua i piedi dallo sporco e dal sudore. Iniziò a muovere i piedi a ritmo mentre glieli stavo leccando, ed intanto mi raccontava la giornata lavorativa con mille dettagli che afferrai solo in parte. Era allegra e di buon umore, mentre io ero giù di morale. Poi finalmente, dopo tanto parlare suo e leccare da parte mia, mi guardò per la prima volta in viso, spostando i piedi da esso.
- Ehila, ma che c’hai, che sei così triste?
- No, padrona è che…
Piccola pedata.
- E dagli con sta padrona, sono Mara, Mara!
- Si, scusami, Mara…è che non sono riuscito a non pensare a tutto il giorno a..a..quello..al tuo ex tappetino…
- E…sei triste per lui?
- Beh si, visto che il tempo passa per tutti e…anche per me tra dieci anni…non vorrei essere come lui…
- E...che vorresti fare? E’ ovvio che man mano che il tempo passa, tu sarai sempre meno in forma! E’ il calpestio quotidiano, il sudore dei miei piedi, lo sporco delle mie suole, il mio peso o quello delle mie amiche, i calci o anche solo il far da appoggiapiedi a tutte noi, le feste, il ballare su di te…
- Ma…non posso avere ogni tanto qualche minuto di…pausa…?
- Eh già, e io che tengo un tappetino a fare se poi non lo posso usare! Te l’avevo detto che il tuo unico obbligo era stare sempre sotto i miei piedi.
- Ma..a volte temo di non riuscire a respirare, a volte come l’altra sera che mi saltavate e ballavate addosso mi sembrava di morire…
- Esagerato…il fatto è che non sei ancora abbastanza allenato. Quando lo sarai, non dico che non soffrirai, soprattutto quando saremo in tre o quattro su di te, e magari qualcuna o tutte avremo i tacchi, ma riuscirai a sopportare meglio!
- Ma se non riuscirò a sopportare…se smettessi di respirare e…
- Beh in genere lo notiamo: eheh, cambi colore! Noi ce ne accorgiamo e scendiamo, poi risaliamo solo quando ti sei ripreso, magari togliendoci le scarpe..
- Ma…perché tutto questo? Perché non posso vivere senza stare sotto i tuoi piedi o quelli delle tue amiche?
- Beh, dovresti sapere come va oggi il mondo, no? Hai vissuto troppo tempo in un universo parallelo senza molti contatti con la realtà. Ma ora basta accendere la tv, guarda qua!
Mi permise di girarmi verso la tv, ma senza allontanarmi, tenendomi i piedi sulle spalle.
Girò qualche canale, poi passò sul satellite, cercando un canale di sole notizie. L’annunciatrice, stava leggendo le notizie dalla sua scrivania trasparente, con i piedi in scarpe col tacco alto fermamente appoggiati su un tappetino totalmente immobile. Dopo le solite notizie politiche, passò alla cronaca.
-…e le indagini sono ancora in corso per scoprire le organizzatrici del mega rave party di sabato e domenica scorsa. Dopo quasi 48 ore di balli scatenati son rimasti sul terreno almeno una decina di tappetini inutilizzabili e le investigatrici sono certe che il party fosse pieno di minorenni. Come è ben noto, le minorenni non possono, per legge, possedere o utilizzare tappetini se non per periodi molto brevi…
Le immagini del posto del rave non erano molto nitide ma ugualmente terribili, una investigatrice toccò col piede il corpo di uno dei tanti tappetini stesi a terra senza riceverne risposta e richiamò l’attenzione di una delle soccorritrici. Avrei voluto voltarmi e non guardare, ma Mara me lo impedì, forzandomi con i piedi a guardare. La seconda notizia riguardava invece un tappetino leccapiedi di strada preso a calci da una gang di ragazze e ridotto a mal partito, mentre la terza notizia invece faceva il punto sulla situazione di grave carenza dei negozi della città nel trovare nuovi tappetini per l’ingresso. Successivamente si passò alle notizie frivole, alle mode dell’estate e ai giochi di spiaggia da fare rigorosamente a piedi nudi sui propri tappetini personali e così via. Spense il televisore e mi permise di girarmi verso di lei.
- E allora cosa ne pensi?
Non riuscivo a trovare parole per risponderle, in effetti avrei dovuto ritenermi fortunato, rispetto a tanti altri tappetini come me.
- Scusa padrona Mara…ogni tanto mi illudo di tornare come prima, alla vita tranquilla e isolata che facevo e non mi accorgo che la mia vita adesso è servire i tuoi piedi e quelli delle tue amiche.
- Bene, come vedi è naturale che in tutto il mondo i tappetini stiano sotto i piedi, non trovi? Quando uno arriva a compiere diciott’anni, in genere cerca di accasarsi presso qualcuna delle sue amiche e sono in molte in genere a contenderselo. Io sono stata fortunata perché il primo mi si è offerto subito senza che lo cercassi…e poi ci sei stato tu, ho solo dovuto un po’ corteggiarti.
- Ma…se mi fossi rifiutato? Se non avessi voluto…
- Prima o poi sarebbe capitato, e magari capitavi davvero sotto Valentina…o Gianna!
- Oddio, meno male! Ma tutti diventano tappetini?
- Si, quasi tutti, è naturale e normalmente siete proprio voi a scegliere di diventarlo, come hai fatto tu.
- Ma..come?
- Venite educati pian piano alla sottomissione e al massaggio dei piedi, per questo vi è poi naturale diventare tappetini.
- Vuol dire che quando venivo da te quei pomeriggi..
- …massaggiavi i miei piedi e grazie a questo hai iniziato ad amarli e ad abituarti a loro. Ti è stato più naturale sottometterti a loro dopo, no?
Infilò il suo piede in bocca.
- D’altronde mica stai male lì a succhiarmi i piedi o a farmi da tappeto? E’ il tuo posto naturale, non trovi?
Non riuscivo a rispondere col suo piede in bocca ma succhiai con volontà il suo bellissimo piede.
Ero ancora un po confuso ma iniziavo a capire.
- Ora basta chiacchiere che si fa tardi. Andiamo di la che ti faccio il bagno, prima che arrivi la dottoressa per la prima visita.
Si alzò ed io la seguii meccanicamente.

Il bagno e la visita.

Entrammo in bago e Mara iniziò a riempire la vasca di acqua, tastando ogni tanto se era sufficientemente calda. In genere mi ero sempre occupato io della mia igiene personale, non mi era chiaro perché volesse farlo lei ma forse era un suo modo per farsi vedere gentile e lo apprezzai.
- Puzzi terribilmente di piedi, Laura e Cristina devono aver sudato molto su di te.
- Si, Cristina sudava tanto…
- Bene, allora ti serve un bel bagno. Spogliati e stenditi pure nella vasca.
Mi spogliai, non avevo grossi problemi nel mostrarle le mie nudità. Lei per un secondo mi osservò, in piedi vicino a lei e provò a toccare i segni che avevo su di me.
- Beh, sei quasi guarito dai calci di Valentina…e hai relativamente pochi segni in generale. Meno male che sei un tappetino resistente!
Mi inginocchiai e le baciai i piedi.
- Su, forza entra nella vasca
Entrai nella vasca e mi fece stendere sul fondo. Notai che l’acqua mi giungeva alle orecchie e non sentivo più nulla se non ovattato dall’acqua. Mi salì sul torace. Iniziai a temere di finire sott’acqua e il mio respiro divenne subito affannoso. Provai a tenere sollevata un po’ la testa mentre vedevo che cercava di strofinarmi il corpo e il torace sotto i suoi piedi, per pulirlo. Quindi passò a ‘pulire’ i genitali e li ebbi una normale reazione, un onda di piacere nel sentire il suo piede nudo sulle mie parti private e sotto di esse. Si girò, si fece lavare il piede destro e prese a cercare di pulirmi la faccia. All’inizio cercò di farlo seriamente ma poi prese a divertirsi. Notò che il livello dell’acqua era abbastanza alto, allora schiacciò giù la mia faccia verso l’acqua. Mi entrò un po’ di acqua nel naso e presi ad agitarmi e tossire violentemente. Mi permise di girarmi ma poi ripetè la pressione del piede, incominciando a ridere, divertita. Bevvi altra acqua e appena mi liberò, cercai di far uscire la testa, tossendo ancora. Mise il piede che era sulla mia faccia sul torace, spostando di qualche centimetro l’altro che si era quasi incollato alla mia pancia.
- Ah, ah, sei troppo divertente, vedessi le facce che fai!
Spostò di nuovo il piede sulla mia faccia, tenendolo sollevato.
- Oh, oh, il piedino ti fa tornare giù sotto!
Mi spinse giù e per quanto provassi a far resistenza, mi trovai di nuovo sott’acqua. Si stava divertendo e rideva, mentre io tossivo con forza e soffrivo sotto di lei. Ripeté ancora il tutto altre volte e poi decise che si era divertita abbastanza, anche perché iniziava ad essere tardi. Appena si alzò, provai ad alzarmi, continuando a tossire.
- Asciugati e rivestiti, tra pochi minuti arriva Luisella, la nostra dottoressa.
Tossendo e annaspando, mi alzai dalla vasca e con fatica mi rivestii. Sentivo che Mara non era già più sola e a quattro zampe mi diressi verso il salotto. Seduta con lei c’era una donna sulla cinquantina, biondo tinto, un bel fisico nonostante l’età, pelle abbronzata e molto morbida soprattutto sui piedi, che accarezzai e baciai subito.
- Eccolo qua il nostro eroe!
Mi rialzai, prendendo di nuovo a tossire.
- Oh, ma che tosse che c’hai…
- Eh si, gli ho appena fatto il bagno, eh- eh!
Senza una parola, mi stesi li vicino e provai a toglierle le scarpe, lei lasciò fare, mentre Mara appoggiava i suoi piedi sul mio stomaco. Con delicatezza le presi i piedi nudi e leggermente odorosi e me li appoggiai sulla faccia, aspirandone via l’odore.
- Beh, servizievole e ben educato, complimenti!
- Eh si, ha un indole sottomessa di natura ed è bravo davvero a leccare e massaggiare.
La dottoressa, mi porse il piede ed io capii che dovevo iniziare a leccare.
- Uh, si, direi che è bravo si! Ma ora parliamo di quello che son venuta a fare. Che mi dici dell’allenamento, che cosa hai fatto e come ha reagito?
- Beh l’ho calpestato spesso sia io che le mie amiche, anche con i tacchi e gli siamo saltate addosso in tre l’altra sera…e a parte qualche crisi, ha reagito abbastanza bene.
- Bene…e lo hai già fatto dormire con te?
- No…cioè si. Ecco, proprio quella sera ha dormito con la faccia sotto i miei piedi e il mattino dopo ha avuto un calo della vista.
- Beh, è normale, se sei stata col tuo peso sulla sua faccia tutta la notte.
- Si così è stato più o meno. E poi il mattino dopo io e la mia amica Valentina gli siamo saltate sulla faccia…può esser per quello che poi ha ripreso a veder quasi subito?
- Beh può essere. Comunque stasera fallo dormire con te, domani prova ad allenarlo coi tacchi e poi ci sentiamo per sapere come sta
Le stavo leccando la pelle dura sotto le dita ed intanto sentivo per capire cosa mi sarebbe aspettato.
- Bravo, lecca bene li. Il mio tappetino si dimentica sempre di insistere su quella parte…
Parlarono ancora un po’ mentre le leccavo i piedi. Poi me li sfilò dalle mani e se li rimise nelle scarpe. Le baciai ancora i piedi ma lei mi fece cenno di mettermi sotto, quindi mi appoggiò le scarpe sulla testa, il tacco sulla tempia e l’altra scarpa sopra il collo. Parlarono ancora ma sotto i suoi tacchi quasi non sentivo nulla. Mise una scarpa davanti alla mia faccia, la caviglia nuda di fronte a me. Le leccai la scarpa per pulirla meglio, poi mi fece girare, la sollevò e si fece leccare le suole.
- Ancora nessuna conseguenza per la leccatura delle suole?
- No, gliele faccio leccare tutte le mattine e la sera al ritorno e per ora, ringraziando, nulla.
- Bene, continua così, fallo insistere perché te le pulisca bene e fai lo stesso per le tue amiche. Avesse qualcosa, ci sentiamo.
Tornarono ai convenevoli, la dottoressa si alzò e si salutarono. La serata passò tranquilla, visto che mi aspettava una lunga notte…
Letto 2187 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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