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Martedì, 06 Ottobre 2009 13:11

Mara. cap. 5-6

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1° , Domenica, nessuna pausa…

La prima parte della domenica dopo la festa, passò in tranquillità Dovetti darle una mano a pulire e riordinare. Come già il giorno prima, ogni tanto dovevo fermarmi. Tutte le volte che lo facevo, si fermava anche lei, mi porgeva i piedi e se li faceva massaggiare. Non mi concedeva un secondo di pausa. Per lei il massaggiarle i piedi e il non dovermi chinare a baciarli o leccarli, era quasi un premio. Non concepiva il fatto che potessi rimanere in casa sua senza fare nulla, visto che ero il suo schiavo e il suo tappetino. Pensavo al giorno dopo, alle mie prime nove ore di riposo, pensando che le avrei passate semplicemente dormendo e cercando di far mente locale sulla nuova situazione. Un messaggio al cellulare di Mara nell’altra stanza, per un istante i suoi piedi abbandonano le mie mani, mi appoggio al tavolo, metto la testa sopra per prendere un po’ di fiato. Torna mezzo minuto dopo.
- Che fai? Non è ora di dormire!
Mi porge di nuovo i piedi. Mi chino e baciandoglieli, chiedo scusa.
- Domani viene Valentina..
- Co…come?
- Si, Valentina, la conosci no?
- Si, certo, c’era ieri sera…
- Verrà verso le nove e mezza. Hai giusto un ora di tempo per lucidare le mie scarpe con la lingua e poi avrai compagnia per il resto della giornata.
- Ma..ma..come?
- Come, cosa? E’ in ferie questa settimana e verrà ad educarti lei, visto che io non ci sono.
Mi chino sui suoi piedi, riprendendo a baciarli.
- Ma..pa..padrona..sono sff..sfinito, avrei bisogno di …riposo…
- Beh ti stai riposando già oggi, no? …oggi non ti ho ancora neppure camminato addosso, dovresti ringraziarmi! E poi Valentina è rimasta senza tappetino, mica vorrai evitarle il piacere di avere qualcuno sotto i piedi?
- Come?..senza…?
- Si, lo ha detto ieri sera, no? Me lo ha confermato oggi: fuori un altro! Nel senso che, beh, ha dovuto rescindere il contratto…
- Cioè…è mo…
- Mo? Ah, morto? No, dai, non esageriamo! Lo ha fracassato un po’ e ha deciso che non le serviva più. Andrà a servire qualcun'altra o farà da tappeto pubblico..
In quel momento sento il sottile terrore di essere abbandonato, diventare come quei tappetini leccapiedi agli angoli delle strade trafficate…. o a far da zerbino nei negozi. Nei luoghi pubblici. Se ne accorge e inizia a carezzarmi la faccia col piede nudo.
- Ma, vai tranquillo, a te non capiterà, sei tutto mio per i prossimi dieci anni e forse più, e non ti lascerò mai per la strada, a meno che tu non inizi a venir meno ai tuoi obblighi!
- Ma..ma..io lecco, massaggio…
- Si, vero e lo fai pure bene. Però sai che non basta! Devo educarti ai tacchi e devo fare in modo che inizi a succhiare i piedi. Fossi in te, supplicherei di andare qualche giorno da Claudia per farlo.. Dopo i suoi piedoni, i miei ti sembreranno niente!
- Fa..fammi provare adesso
- Cosa? A succhiarmi i piedi?
- Si, si, vo..voglio provare
- Ma non ne sei capace. Se non mi soddisferai, sai che dovrò punirti. Vuoi lo stesso succhiarmeli?
- Si…Ti prego…
- Va bene, accomodati pure allora…
Mi abbasso a terra, i suoi bei piedi nudi numero 39 davanti alla mia faccia. Non so se ho fatto bene ad accettare la sfida, ma il mio unico desiderio adesso è di soddisfarla. La lecco un po’ sotto le dita e poi tra le dita, assorbendo il gusto del suo sudore. Poi apro la bocca….. tutto quel che riesco, l’alluce e poi le altre dita.. fatico un po’ sull’ultima. Il piede entra fino in fondo alla lingua ed inizio a succhiare. Succhio un po’ ma lo faccio con fatica: il suo piede è molto grande, mi manca l’aria. Ho paura di non riuscire a fare come vuole lei…. così cerco di massaggiare con la lingua mentre succhio, anche se lo spazio per farlo è poco. Quasi subito l’altro piede inizia a colpirmi dietro la nuca, forse per forzarmi meglio il piede in bocca. Cerco di ripararmi…. provo a fermarle il piede… .. non ci riesco.. mi sposto di lato per non farmi colpire sulla nuca. Poi il suo piede scivola via dalla mia bocca. Torno a respirare, la bocca violentata dal suo grande piede nudo. Resto a terra con il tallone che mi ha colpito sulla testa e l’altro piede umido davanti alla mia bocca.
- Eh, no, non è così facile succhiare bene i piedi…
Le lecco un po’ il piede davanti la bocca.
- Non mi sei proprio piaciuto. Ne hai da imparare eh…D’altronde mica siamo tutte come Valentina con il piedino 36…
Scuoto, alzandomi, ancora stordito per i colpi..
- Non me li hai succhiati bene e solo per questo ti dovrei punire, lo sai?
- Ma..le pedate..
- Quali pedate? Ah, quelle? … erano solo un aiuto per farti entrare il piede in bocca, dovresti ringraziarmi.
Eccomi di nuovo a terra, ai suoi piedi.
- Pu..puniscimi..
Un paio di forti calci laterali, inattesi, mi arrivano in faccia. Poi un altro, di tallone sulla spalla ed uno laterale. Sulla faccia, ancora. Piango per la forza con cui le ho ricevute, che davvero non mi aspettavo, dopo averle massaggiato ed adorato i piedi tutta la mattina. Mi lascia piangere, le lacrime inumidiscono la parte superiore dei suoi piedi. ….mentre scorrono le ultime lacrime, con profonda adorazione torno a baciarle i piedi. Li massaggio da sotto con le mani, baciandoli da sopra.
Appena mi sono calmato, mi fa rialzare. Mi guarda negli occhi, un piccolo sorriso:
- E…riguardo ai tacchi cosa pensi di fare?
- Io..io…voglio diventare il tuo zerbino e stare sotto i tuoi tacchi!
- Bene, molto bene, ma dovrei allenarti allora!
- Si, si ti prego…
- Allora vai di là e prendimi delle scarpe, scegli tu, purché abbiano un minimo di tacco. La scarpiera sai dov’e. Portamele in sala, così vediamo quanto resisti.
Faccio per muovermi, mi ferma col piede sulla spalla.
- Potrei chiedere a Valentina di portare per domani delle scarpe col tacco alto. Lo vuoi?
Esito un momento, pensando a quanto avrebbe potuto essere doloroso.
- Si, ti prego, schiacciami sotto i tacchi e…va bene anche Valentina…
- Bene, intanto ti alleno un po’ io. Vai!
Provo ad alzarmi di scatto ma mi fermo subito, appoggiandomi alle sue ginocchia e poi al tavolo. Non sono ancora in piedi che un calcione mi prende sulle palle
- A quattro gambe, lo sai… e portale in sala con la bocca, se ci riesci..
La mezza giornata di pausa è proprio finita…


2°, amore sotto i tacchi:

Nella sua scarpiera ebbi l’imbarazzo della scelta.
Vista la stagione pensai a dei sandali, come quelli bianchi che avevo in quel momento in mano. Poi però vidi le scarpe rosse col tacco, quelle della festa della sera prima. Mi ricordavo come i suoi piedi nudi fossero splendidi in quelle scarpe e le presi. Provai ad afferrarle in bocca ma non mi riuscì molto bene. Allora provai ad uscire dalla stanza a a quattro gambe, reggendole nella mano e provai ancora a metterle in bocca per l’ultimo metro fino al divano dove era seduta.
- Dovrai imparare anche questo.
Gliele misi davanti ai piedi.
- Mettimele, ma senza usare le mani.
Provai ad armeggiare, non avevano cinghiette da assicurare per fortuna. Se le infilò ma, tenendole sollevate, capii che voleva la mia lingua come calzascarpe…. restò presa tra scarpa e piede e dovetti faticare per sottrarla. Mi avvicinai all’altro piede pronto a fare la stessa cosa, leccando il tallone in attesa che mettesse dentro il piede.
- Non hanno cinghiette, ma fanno male alla lingua, non trovi?
Schiacciò ancora piu forte e stavolta mi scappò un piccolo urlo per la lingua dolorante. Mi allontanai di qualche centimetro. Avevo ragione: i suoi piedi nudi in quelle scarpe erano molto sexy.
- Stenditi lì, vicino al muro
Vidi che c’era un cuscino dove avrei messo la testa e mi distesi.. Lei si alzò e si avvicinò, mettendo una scarpa sul mio torace.
- Sei pronto? Per questa volta affonderò poco i tacchi ma, perché il tuo allenamento abbia un senso, starò su di te almeno dieci minuti, attento a non farmi cadere…
Dieci minuti. Dovevo resistere dieci minuti. Trassi un respiro profondo, le feci un cenno con la testa e lei salì col suo peso su di me. Avevo ancora difficoltà a sopportare il suo peso, lei si tenne dapprima sulle punte e poi iniziò a far sentire il tacco nella mia pelle. Sentii dolore, il suo sguardo fisso su di me…era bellissima. Anche le sue scarpe erano molto belle, sentivo che non dovevo, non potevo cedere. Le mie mani libere quasi raggiunsero il suo piede sinistro ma questa volta si limitarono ad accarezzarlo. Il dolore dei suoi tacchi era quasi insopportabile, sudavo e faticavo a respirare. Un contrasto tra il suo sguardo dolce e quello che i tacchi stavano facendo su di me.
Finalmente si mosse, incominciò a camminare su e giù su quello che era il suo tappetino nuovo.
Appoggiò anche le scarpe sulla mia faccia ma senza salire, facendo capire che voleva che le pulissi le suole con la lingua. Lo feci, mentre qualche lacrima iniziò a scendere dai miei occhi. Il tempo passava lento e lei camminava su di me, lasciando i suoi segni. Volevo urlare per il male che mi faceva, per come il tacco infieriva nel mio torace. Ma poi c’era il suo sguardo così dolce…. le mie mani non scacciarono quei piedi bellissimi e crudeli, lasciando che facessero quello che lei voleva. Finalmente discese. Ripresi a respirare. Prima in modo affannato e poi via-via più tranquillo.
Il paradiso di quel momento era per me l’assenza di dolore. Mi alzai di quel poco per osservare il mio torace, vidi le sue impronte regolari, il suo tacco con la forma leggermente quadrata. Mi voltai verso di lei, seduta sul sofà, le guardai le scarpe. Mi guardò lasciando trasparire un’ombra di compassione. Avevo sofferto per lei e lei non si era fatta remore ad usarmi per quello che ero, il suo nuovo tappetino.
- Vieni qua…. stenditi qua sotto.
Non aveva pietà, nemmeno un minuto di pausa. Faticai ad alzarmi e con altrettanta fatica presi la mia posizione abituale, sotto i suoi piedi. Aveva ancora le sue scarpe e le appoggiò su di me.
- Silenzio, non voglio sentir parola o rumore!
Con tranquillità affondò di nuovo i tacchi, li sentii nel costato e nelle ferite di qualche minuto prima. Cercai di obbedire e di tacere, ma mi scappò un piccolo gemito quando il tacco finì proprio nella ferita di un suo passaggio. Pronta, arrivò un colpo. Ero alla totale mercé dei suoi tacchi, me ne affondò anche uno in faccia, sulla guancia destra e poi tornò di nuovo a torturare il torace.
Non potevo credere alla crudeltà dei suoi piedi così belli. Quando finì, guardò l’orologio e soddisfatta disse:
- Bravo, hai appena sopportato la tua prima mezzora di tacchi…
Facendo leva sul mio costato si tolse le scarpe e rividi finalmente i suoi piedi nudi. Un breve respiro subito soffocato. Me li mise in faccia e si fece leccare via il sudore accumulato durante quella mezzora, mentre il mio fiato affaticato, cercava un po di spazio tra i suoi piedi.
- Meriti un piccolo premio.
Pensavo che mi sarei di nuovo dovuto alzare a massaggiarle i piedi ma lei mi fermò.
Incominciò ad accarezzare molto dolcemente il mio torace torturato e la mia faccia con i suoi piedi.
Sapeva che provavo ancora molta attrazione verso di lei, sapeva che quando si dimostrava dolce, era inevitabile che le dimostrassi il mio interesse. Mi accarezzò il torace e poi il suo piede scese piu in basso, sul mio pene, lo accarezzò e per un momento mi sentii in paradiso, pronto ad esplodere.
Brividi intensi questa volta ma di piacere, mentre mi accarezzava sotto i suoi piedi nudi.
Poi, proprio mentre speravo che continuasse, smise. Il mio premio era finito.
Mi appoggiò i piedi in faccia e accese la tv. Finalmente potevo avere qualche minuto di riposo.
Passai tutto il pomeriggio così, la mia faccia a farle da appoggiapiedi. Mi accarezzava ogni tanto una guancia, quasi a verificare che non stessi soffocando con i suoi piedi sulla faccia.
Riposai, pur respirando con un po’ di fatica e, tra una carezza e l’altra, riuscii pure a dormire qualche istante. Fui svegliato da una sensazione di freddo, i suoi piedi si erano alzati dalla mia faccia, lasciando un alone di sudore su di me. Aprii gli occhi, per un istante ebbi un po’ di panico, non vedevo nulla. Poi la vista tornò lentamente, provai ad alzarmi ma il mal di testa era forte, un senso di malessere generale e nausea. Lei non era lì. La sentivo armeggiare in cucina.
Scossi più volte la testa e mi tornò violento il dolore sul torace. Sapevo cosa fare e muovendomi presi posto sotto il tavolo. Cercò di farmi mangiare qualcosa dalle dita dei suoi piedi ma quella sera non avevo fame e mentre la nausea e il malessere tornava in me, incominciai a leccarle i piedi. Sapevo che le faceva piacere. Mi ringraziò carezzandomi: passai tutta la cena e il resto della sera a disposizione dei suoi piedi.

3°, Mara e Valentina.

Mi svegliai la mattina successiva nel mio letto.Il senso di nausea e malessere non era passato, avevo dormito male ed ero agitato. Avevo il dolore dei suoi tacchi nel costato e sapevo che più tardi sarebbe arrivata Valentina.Aveva dei piedi piccoli, ma essendo non molto alta si statura, adorava camminare con i tacchi alti. Inoltre era abbastanza nervosa, in quanto aveva passato la sera della festa a tirarmi calci e pedate. Preparai la colazione, faticando un po’ di più del giorno prima. Lei si alzò, assonnata e di cattivo umore, visto che era lunedì e tornava da una settimana di ferie. Sentii lo sciacquone del bagno e poi i suoi passi verso la cucina, io ero già sotto il tavolo. Non mi salutò, appoggiò distrattamente i suoi piedi nelle mie mani per avere un massaggio. Iniziai a massaggiarle i piedi ma qualcosa non la soddisfò, mi calciò via le mani e mi dette una pedata nello stomaco. Distrattamente mise un pezzo di fetta biscottata tra le dita dei piedi e me la porse. Gliela succhiai via ma sentii che non avevo fame e che il mio malessere non era migliorato. Distrattamente prese un altro pezzo di fetta biscottata e la incastrò tra alluce e secondo dito. Questa volta, feci per prenderla ma esitai un po’.
- Non la vuoi?
Le dissi di no. Me la infilò di forza in bocca perché non voleva sprecarla. Quindi il suo piede si stampò sulla mia faccia.
- Va bene, lecca allora.
Non mi aveva neppure ancora guardato in faccia, né salutato, ma solo dato ordini.
Presi a leccarle i piedi come meglio sapevo e per un momento si acquietò. Finita la colazione, si alzò. La seguii, per aiutarla a calzare le scarpe. Mi guardò distrattamente, senza parlare né chiedermi nulla. Mi fece cenno ai suoi piedi e alle scarpe che le dovevo infilare. Provai a farlo con la bocca ma, tirandomi una pedata, disse che era tardi e dovevo farlo con le mani. Gliele infilai. Prese la borsa e fece per uscire. Si girò verso di me, porgendomi la suola perché gliela pulissi.
- Riordina tutto e lucidami le scarpe per domani. Poi attendi Valentina. Fai tutto quel che ti ordina, se mi dirà che ti sei comportato male, stasera faremo i conti!
Toglie la suola dalla lingua ed esce, senza nemmeno salutare. Da quando era iniziato tutto, era la prima volta che restavo in casa da solo per una intera ora, eccezion fatta per il venerdì in cui era andata a far la spesa. Avrei potuto riordinare, leccarle le scarpe e riposarmi qualche minuto prima dell’arrivo di Valentina, ma il malessere stava aumentando, non sapevo se per le pedate ricevute o per le suole che avevo leccato. Andai nella sua stanza e presi a leccare le scarpe del giorno dopo, erano un altro paio di sandali aperti, bianchi con poco tacco. Il bianco era un po’ sporco e iniziai a leccare sperando che tornasse pulito in fretta.Ma un crampo allo stomaco mi bloccò e la scarpa mi sfuggì di mano. Fu un momento, passò ma non stavo affatto bene. Ripresi in mano la scarpa, avevo deciso non potevo arrendermi così. Altre leccate e di nuovo un crampo. Questa volta strinsi la scarpa più forte quasi a cercare conforto nell’odore, appena presente, dei suoi piedi Non appena passò, con lunghe leccate, ripresi a leccarle la suola e poi il tacco. Non avevo ancora finito che sentii dei movimenti. Era già arrivata Valentina.
- Tappetino! Dove sei?
Misi le scarpe in ordine e poi mi trascinai verso la porta d’ingresso. Mi guardava, piccola, dolce e carina, il suo vestito a fiori corto, i capelli lunghi e legati. Ai piedi dei sandali bianchi nel suo piccolo piede nudo numero 36. Le baciai i piedi e poi mi stesi a farle da zerbino. Appena salì tornò in me il dolore e il malessere di prima. Urlai per i suoi tacchi che non risparmiavano il mio torace. Non ci fece caso, scese solo in seguito, controllando che li avesse puliti abbastanza. Mi porse la suola ed io iniziai a leccarle via lo sporco rimasto.
- Questo pomeriggio ti lascerò con Claudia. Sono due giorni che Mara vuole che Claudia ti insegni a succhiare i piedi. E oggi ho chiesto a Claudia se poteva venire. Visto che resterò solo fino all’ora di pranzo, non ho portato altre scarpe. Oggi lavorerò sulla tua resistenza.
- Ma…io..in…in realtà…oggi sto po..poco bene…
- Beh, che ci vuoi fare, è normale, vieni calpestato e preso a calci, devi leccare e massaggiare: ti ci devi abituare! Pensavi che fosse semplice diventare un tappetino? Sei stato tu a scegliere, no?
- No, non so se volevo. Eravate voi a dirmi… che era il mio destino..e non avevo scelta.
- Si in effetti era così, però potevi scegliere altro, per esempio avresti potuto diventare il mio tappetino! O meglio: avresti dovuto! Non ti sarebbe piaciuto stare sotto di me? Ho dei piedi piccoli e sono più leggera. Se vuoi, possiamo ancora cambiare, eh?
Continuai a leccarle le suole, e notavo che in effetti i suoi piedi erano piccoli, rispetto al 39 di Mara. Certo, non avrei avuto alcun problema a succhiarli. Pensai a come poteva essere il diventare il tappetino di Valentina ma poi, leccando ancora le sue suole, presi la decisione definitiva….
- ....io sono di Mara..
Un calcio in faccia e poi uno nello stomaco..
- Come vuoi! Comunque sia, stamattina sei tutto mio!
Lo disse rabbiosamente, invitandomi a seguirla verso il divano. Si fermò però prima, facendomi stendere a terra. Disse che voleva farmi un test: avrei dovuto rimanere immobile a subire quello che voleva fare. Col pretesto di testare la mia resistenza, iniziò quindi a tirarmi calci ovunque. Io dovevo rimanere a terra davanti a lei e subire passivamente. Non ce la feci e cercai di ripararmi ma mentre riparavo lo stomaco, mi arrivava un calcio nei testicoli, li riparavo…. un calcio nello stomaco e poi in faccia. Terminò solo quando si sentì stanca, le scarpe e sedette sul divano. Alzò il piede.
- Su, forza, la tua padrona dice che non sai succhiare i piedi, prova un po’ con i miei!
Tenendomi lo stomaco dolorante, mi trascinai verso di lei. Appena vicino, mi stampò un paio di pedate laterali in faccia e poi m’infilò il piede in bocca. Se lo fece succhiare per un po’, non faticavo a tenerlo dentro ma lei volle piantarmelo bene in gola, fino quasi a provocarmi conati. Cercai di far uscire il piede dalla mia bocca ma me lo impedì, tenendomelo dentro con forza. Mi arresi. Lei lo tenne ancora a lungo per poi farlo uscire solo quando fu soddisfatta.
- Bah, avuto di meglio…proviamo con l’altro.
Me lo infilò in bocca e di nuovo, per quanto cercassi di resisterle, lo tenne dentro con forza.
- Pensa un po’: nemmeno due settimane son passate. Prima passavi ore a massaggiarmi i piedi e quasi ti consideravo mio pari. Ora stai succhiandomi i piedi e posso darti tutti i calci che voglio. E non ti puoi opporre!
Riflettei un secondo intorno alla verità delle sue parole: la mia attuale condizione…. ero con il suo piede quasi in gola e avevo l’unica speranza che non mi prendesse più a calci o almeno, che non mi facesse troppo male. Guardai l’orologio, erano appena le 10 e 30 del mattino…Continuò e continuò: pretese massaggi e leccate… Beccai ancora molti calci. Ovunque. Si divertiva a vedere i miei tentativi di difesa, sempre più lenti e inefficaci, man mano che continuava a colpirmi. Raggiunsi uno stato di passività, tanto che lei mi incitava a difendermi…. Invece restavo a guardare i suoi piedi colpirmi ovunque, pregando che smettessero il più in fretta possibile. Smise solo quando venne scoccò mezzogiorno. Per allora ero pieno di tanti piccoli lividi…. E dolore. Ovunque. Non mi aveva dato calci troppo forti. Ma tanti E dappertutto. Pretese un massaggio ai piedi disse che era stanca. Appena sedette sul sofà cambiò idea, dicendo che preferiva la lingua. Mi avvicinai e presi a leccarle i piedi, sperando che non mi arrivassero più altre pedate. Continuai a leccare fino all’arrivo di Claudia, circa un’ora dopo. Al suo arrivo,tentai di staccarmi dai piedi di Valentina per andarla a salutare. Lei non me lo permise, nonostante stessi leccando già da un bel po’ : mi affibbiò un paio di pedate perché avevo tentato di sottrarmi...
Claudia si avvicinò.
Dopo i convenevoli, Valentina mi sferrò un'altra pedata, facendomi smettere di leccare.
- Tutto tuo, divertiti pure.
- Grazie…ha già mangiato?
- Oh, già, mi sono dimenticata di chiedere! Però ho come l’idea che non abbia proprio fame.
Claudia mi osservò meglio.
- Beh, a giudicare da come l’hai ridotto, lo penso anche io
Risero assieme, poi Valentina se ne andò, comunicandomi che il giorno dopo avrebbe portato le scarpe col tacco. Per allenarmi.


4°, Claudia


Claudia si sedette sul divano e si tolse le scarpe. Osservai quei piedi immensi.. Sapevo cosa fare, e senza dir nulla, glieli presi tra le mani e me li avvicinai alla faccia.
Ispirai, erano naturalmente sudati visto che faceva caldo. Ed erano anche impolverati. Iniziai subito a leccarglieli e continuai, osservando ogni tanto le sue dita, pensando che tra breve sarebbero state nella mia bocca.
- Valentina è stata un po’ cattiva, vero?
Per la prima volta da che era entrata, alzai lo sguardo verso il suo. Ero concentrato nel mio lavoro di rimozione dello sporco e del sudore e non risposi, continuando a leccare Mi mise il piede sotto il mento, togliendomelo dalla bocca.
- Ti ho chiesto qualcosa, rispondimi!
L’occhio un po’ chiuso le risposi di si, che era stata molto cattiva. Lei osservò un segno rosso che avevo in faccia.
- E’ suo?
Le dissi di si, che era stato un calcio, uno dei tanti.
- Ora capisco perché i tappetini le durano così poco!
Abbassai il naso tra le sue dita e ripresi a leccare.
- Il suo problema è che è un po’ gelosa di Mara. Secondo Valentina, tu avresti dovuto essere tutto suo. Ti voleva per sé, sapeva che eri disponibile, ma sapeva anche che lei partiva in svantaggio rispetto a Mara
- Sarebbe cambiato..qualcosa per me?
- Probabilmente no, magari qualcosa in peggio. Lei è molto meno legata a te di Mara.
- Ma anche Mara, è stata cattiva- dissi, mentre la massaggiavo- Questa mattina non mi ha né guardato né salutato e mi ha solo usato. Ieri è stata dura coi tacchi, e son due giorni che non riesco a mangiare per un continuo stato di nausea e di dolore ovunque
- Beh, è normale, mica eri abituato a leccar piedi e suole e ad esser calpestato? Dovrai abituarti!
- Me lo ha detto anche Valentina e poi mi ha preso a calci il resto del mattino. Ma è possibile che non abbia avuto nessuna pietà, nonostante non fossi in forma?
Intanto lei aveva avvicinato di nuovo i suoi piedi alla mia bocca. Capii che dovevo di nuovo leccare..
- Non devi vederla così. Sei un tappetino e devi abituarti a tutto quello che la tua padrona o una qualsiasi ragazza decide di fare su di te. Tu sei come un mobile, e come tale vieni usato, senza poter fare altro che sottometterti. Potrebbe crearti dei problemi questa tua situazione, potrebbe peggiorare la tua nausea, è normale che sia così, probabile che non avrai appetito per un po’ ma, tranquillo, non deperirai, almeno per ora.Le guardai le dita dei piedi, accostando il naso sotto di esse.
- Ma tu sai perché son qua vero?
Feci cenno di si..
- Lo sai, è molto probabile che ti farò un po’ male. La cosa migliore è che tu non ti opponga…ed è necessario. Servirà a renderti più resistente. Come i calci di Valentina.
Glieli baciai ancora, grandi e pesanti.
- Se non ti riterrò bravo abbastanza, dovrò punirti. In genere io do delle pedate, ma penso che tu ne abbia avute abbastanza di oggi. Potrei camminare su di te, il mio peso dovrebbe punirti a sufficienza, non sei d’accordo?
Feci cenno di si, baciando le sue dita.
- Mettiti lì..
Capii che voleva che mi mettessi nella stessa posizione in cui Mara aveva provato a farmi entrare lo stivale in bocca.Eseguii subito, sapevo che era inutile opporsi.Mi legò col collare al muro, lasciandomi poca libertà, le mani legate dietro la schiena.Prese lo sgabello, si sedette e accavallò le gambe, facendomi trovare il suo grande piedone nudo davanti alla bocca.
- Apri la bocca.
Le leccai le dita e subito con violenza il suo piede provò ad entrare… Fui scioccato dalla violenza e dalla forza del suo piede e, mentre affondava, non riuscii neppure a tentare di sottrarmi. Me lo tenne dentro cercando di affondare ogni tanto, e girando per quel poco spazio che riusciva, facendomi soffocare. Poi lo tolse. Ripresi a respirare con fatica. Dalla poca libertà che mi dava la corda e il collare, reclinai il capo, provando a far tornare regolare il mio respiro, scuotendo la testa. Provai a far salire la mano, ma mi ricordai che ero legato. Il suo piede nudo tornò davanti ai miei occhi, mi sollevò il mento. Non riuscii a sollevare lo sguardo nei suoi occhi, ma sentii che mi guardava, cercando di capire come stavo.
- Ancora! Apri di nuovo la bocca.
Di nuovo la stessa scena di prima e poi ancora ed ancora. Dopo la sesta volta, la testa pesante giaceva molle trattenuta dal collare al muro. Mi ripresentò ancora il suo grande piede davanti alla bocca, ordinandomi di aprirla. Provai a guardarla e lei prese la mira ma sbagliò perché mi sottrassi.
- Non mi fare innervosire, eh?
Mi dette un paio di pedate e tornai a reclinare il capo.
- Apri la bocca!
In realtà non la tenevo chiusa, vidi le sue dita andarla a cercare, provare ad entrarci e poi, trovata la via, tornare a spingere di nuovo con violenza. Mi andò la saliva per traverso, iniziavo a soffocare, supplicavo col pensiero che togliesse il suo piede dalla bocca, ma non lo spostò e continuò a muoverlo e a cercare di farlo entrare di più. Per fortuna, non so come, si accorse che stavo soffocando. Tolse subito il piede ed iniziai a tossire con violenza. Mi venne un conato e stavolta non ce la feci a trattenerlo. Visto che non avevo mangiato, sputai solo un pò di saliva. Attese qualche istante che mi riprendessi e poi il piede tornò davanti alla mia bocca. Dovetti subire quella tortura ancora altre 4 volte prima che decidesse che era abbastanza. Mi slegò ed io crollai a terra. Si sedette sul sofà e stette semplicemente ad osservarmi. Preso da una sorta di istinto, cercai di avvicinarmi, le strinsi il piede per farmi forza a strisciare da lei e giunto in prossimità, incominciai a massaggiarle il grande piede. Con l’altro piede mi avvicinò a lei e il suo pesante sinistro mi calò sulla faccia. Me lo mise sugli occhi, chiudendomeli e mi lasciò riposare. Io ripresi lentamente la respirazione normale e mi addormentai. Mi svegliò con una piccola pedata dicendo che Mara sarebbe arrivata da li a poco e che intanto dovevo subire ancora la mia punizione per non averle succhiato bene i piedi. Mi trascinò verso il muro, mi voltò bene a pancia in su e i suoi pesanti piedi nudi incominciarono subito a schiacciarmi senza pietà. Era conscia del suo peso e ciò nonostante mi schiacciava per punirmi, ma stando sempre attenta a che continuassi a respirare. Era ancora su di me quando arrivò Mara.Claudia scese subito dal mio corpo. Ripresi di nuovo a respirare, il mal di stomaco ancora più forte, calpestato dai suoi pesanti piedi. Parlarono un po’ assieme e non afferrai quasi nulla del loro discorso. Secondo Claudia ‘ero un po’ bollito’, questa l’unica cosa che afferrai, pur non capendone esattamente il significato in quel momento. Infine mi porse i piedi da baciare e se ne andò, dicendo che era disponibile altri giorni, soprattutto di pomeriggio, se fosse servito. Appena tornammo soli, Mara mi venne vicino. Si inginocchiò vicino a me e notò tutti i segni per le pedate che avevo ricevuto. Si accertò delle mie condizioni. Ai suoi occhi apparivo certamente ‘bollito’ al punto giusto. Un piccolo sguardo, sembrava quasi di compassione. Mi dette una piccola carezza e un buffetto, speravo che mi lasciasse un po’ a riposare.
Invece si alzò in piedi e un piede per volta salì sul mio torace con i tacchi che aveva ancora ai piedi. Ritrovai la forza di urlare, i suoi sandali mi calpestavano, senza pietà, nonostante tutto quello che avevo già subito. Non mi calpestò a lungo ma con maggiore violenza del giorno prima. Poi scese, mi venne vicino e mi disse, dandomi una piccola carezza:
- Era la tua punizione per non aver riordinato la cucina. La prossima volta, ricordatelo!
Trovai ancora la forza per chiederle scusa, ma non riuscii a girarmi per baciarle i piedi. Mi lasciò lì a riprendermi. Anche quella sera non mangiai nulla e stetti immobile a farle da appoggiapiedi, ma leccando e massaggiando tutte le volte che me lo chiedeva.
Letto 2288 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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