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Martedì, 06 Ottobre 2009 13:26

Mara, Cap 2-3, Non ti muovere

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1. Non ti muovere..

Passai quei primi giorni di questa mia nuova vita, massaggiando e leccando i piedi della mia padrona. Mi calpestò. Spesso. Non mancò di punirmi. Spessissimo e per ogni mia minima mancanza. Ma, in fondo, ero solo un tappetino- recluta e quello era il mio addestramento. Ma, nei panni della “sergente di ferro”, quasi non riconoscevo la mia amica Mara, quella che era stata la mia confidente. In quei tre giorni ebbi rapporti lunghi e prolungati. Ma con i suoi piedi, null’altro. I suoi piedi, il mio universo. La mia vita, ai suoi piedi.
***
Giovedì: mancavano solo due giorni alla mia “festa” d’iniziazione
Avevo velocemente imparato ad apprezzare tutti i momenti di riposo in cui potevo restare sotto di lei senza essere calpestato. O dover leccare, massaggiare. Diventavano sempre più rari perché la sera del sabato si avvicinava e Mara non voleva sfigurare con le sue amiche.
Quel giorno, dopo l’ennesima ora passata a servirla, mi fece stendere vicino al divano.
- Bene, bene, bene…. proverò ora ad insegnarti un fondamentale…. che per voi tappetini risulta sempre un po’ “ostico”.
Restò in silenzio e rise piano godendosi la mia attesa: il suo piede, ancora umido di leccate, giocava col mio naso, poi…
- L’immobilità..
Non capivo bene cosa intendesse.
- …. dovrai cercare di stare assolutamente immobile, qualsiasi cosa deciderò di farti. Capito?
- S..si padrona.
- Speriamo: avanti, si comincia… E’ inutile dirti che se ti muovi o cerchi di sottrarti, dovrò punirti….pronto?
Avevo scelta? Ma non sapevo cosa mi aspettasse e guardavo il suo piede nudo indugiare intorno al mio naso….spostò le sue dita, iniziò ad avvicinarle ai miei occhi….sentì le palpebre chiudersi al loro contatto, poi con maggiore decisione affondò l’alluce nel mio occhio destro.
Cominciai ad avere paura…. che mi volesse accecare? Così non riuscii a star fermo e dopo pochi istanti, girai la faccia verso l’esterno... Un paio di pedate mi raggiunsero sulla bocca. Forti..
- Ho detto fermo! Ho detto di non muoverti!
E fu la volta del tallone… Lo sistemò con decisione sul naso. Di nuovo la paura…. E se me lo avesse rotto? il peso era forte. Ma cercai di resistere, di restare fermo… ma poi lei decise di andare avanti: Accavallò una caviglia sopra l’altra, raddoppiando la pressione. Allora provai con movimenti lievi a liberarmi…. ma lei non aveva nessuna intenzione di mollare la presa. Di nuovo la paura mi prese… girai la testa, facendo cascare il tallone sulla mia guancia. E allora quello stesso tallone mi colpì. Non so quante volte sulla guancia. E poi sul torace con forza. Finchè le dita afferrarono con forza il naso e l’altro piede mi penetrò in bocca.
Ecco cosa voleva : soffocarmi. Ed io non ero pronto, non avevo ispirato a sufficienza.
Quando mi mossi ancora due peste raggiunsero la mia faccia. Quindi si alzò in piedi. Mi fece cenno di mettermi vicino alla sbarra. Mi ci trascinai vicino e lei subito salì sul mio collo, premendo in modo che mi mancasse il respiro. Poi alzò l’altra gamba sopra la sbarra, mettendo tutto il suo peso proprio sulla mia gola. Dall’alto mi osservava inespressiva. Iniziai ad agitare le mani ma non si spostò. Forse voleva vedere se avrei avuto il coraggio di farla cadere. Ma era troppo bella… ed io, nonostante tutto, speravo che non terminasse così il mio servizio sotto di lei… Iniziavo a vedere ombre scure, le braccia caddero e poi le forze mi abbandonarono del tutto… …Non so quanto tempo dopo lei mollò la presa.
- Bravo, sei abbastanza resistente. Come vedi non ho dovuto neppure punirti troppo…
Disteso a terra faticavo a riprendere il fiato. A ricacciare le ombre nere dagli occhi.
- Meriti un piccolo premio: riposa cinque minuti…. poi vieni qua a massaggiarmi i piedi.
Respirai profondamente, ma sentivo di non avere più forze. Boccheggiavo..
Tra le ombre la vidi prendere in mano un libro…
- Torna qui, i cinque minuti son passati.
Aveva sollevato le gambe. Avrei dovuto sedermi sul divano, prendere in mano i suoi piedi e massaggiarli finché non mi avesse detto basta...
- Forza, alzati su… vieni a massaggiarmi i piedi.
Avrei voluto, ma non avevo la forza...
- Se non vieni su te, verrò lì io…
Alzò un secondo lo sguardo dal libro e mi guardò: a terra, senza forze.
Prese uno sdraio e senza dir parola, mi piantò i piedi nelle mani.
- Massaggia!
Le mani ricadevano dai suoi piedi, senza forza. Un pedata nelle palle, un ‘umfff’ di risposta ma le forze non tornavano.
- Se non è con le mani, è con la lingua…
Spostò lo sdraio e m i trovai con la faccia sotto i suoi piedi.
- Lingua!
Aprii la bocca, almeno quello riuscivo a farlo. Permisi senza oppormi alle sue dita di entrare in bocca. Alla sua pianta di inumidirsi della mia saliva, al suo tallone di insistere sui denti.
Si mosse, alzandosi dalla sua posizione... Posò il libro in grembo, spostò i piedi dalla mia faccia sul torace. Mi guardò.
- Forse non sei poi così resistente come pensavo. Peccato che il contratto non ti permetta la rescissione per cui…rassegnati e subisci. Stanotte dormirai con me… nel mio letto.
Non afferrai subito il senso di quella frase…. Iniziai invece a farmi strane idee e l’eccitazione fece si che una qualche energia tornasse. Sorrise…
- Uhm… vedo che non sei poi così morto …secondo te un tappetino come te, in che posizione dormirà stanotte…. sempre che dorma?
- A..ai..tt..tuoi…piedi?..
- Bingo! Vedrai come ti divertirai… eh-eh!
… i suoi piedi tornarono a coprire la faccia… e io caddi nuovamente in quel torpore privo di forze…
***
Il giorno passò senza altre cose nuove. A cena riuscii a malapena a succhiare qualcosa dalle dita dei suoi piedi… guardò la tv. Poi venne l’ora di andare a dormire.
Mi trascinai faticosamente verso la mia stanza. Lei mi chiamò.
- Non dirmi che hai dimenticato che stasera dormi da me.
Il mio sguardo incrociò il suo… era bella. Era dolce. Era come la ricordavo ai tempi del nostro.. ..amore? Entrai nella sua camera.
Nonostante la stanchezza e tutto quello che era accaduto, vedendola con la sua camicia da notte corta e sexy scoprii che la desideravo. Ancora. E molto,
Era estate, le gambe nude schiudevano altri orizzonti sognati al di sopra dei suoi piedi.
Le spalline del reggiseno, con quel suo seno piccolo che stava nel palmo di una mano.
Mostrai subito un indubitabile interesse. Le forze mi tornavano imperiose. Se ne accorse. Mi parve tentennare… Poi mi porse il piede perché la massaggiassi. Leccassi. Ma non ricaccio la mano che saliva verso le sue gambe, le ginocchia…Leccavo il suo piede ma sentivo di poter avere anche altro.
Si stava eccitando, rispondendo alle mie carezze che ora stavano salendo sopra il ginocchio.
- Hai…subìto tutto quello che..volevo da me in questi giorni...leccami..i piedi…
La sua voce aveva delle incertezze…non dovevo smettere altrimenti in un istante sarei stato ricacciato di sotto. Ai i suoi piedi. Invece la mia mano raggiunse il suo sesso mentre la mia bocca avanzava lungo le gambe. Sentivo vicino il premio, anche se ogni tanto lei opponeva una qualche resistenza. Poi la mia bocca raggiunse il suo sesso. Lentamente assaporai la sua eccitazione. La portai a raggiungere l’ orgasmo. Come tanto tempo prima….
Quando questa mia opera terminò, provai ad avere qualcos’altro... Ma le sue mani non me lo permisero. I nostri rapporti erano drasticamente cambiati: Mi spinse via, ai suoi piedi… glieli baciai nuovamente…. Con un calcio mi ordinò di sparire dalla sua vista.
Con un groppo amaro, ricacciai dentro di me l’eccitazione e filai a dormire.
Un tappetino non è un amante.

2. Il giorno prima della festa.

Mi alzai come al solito per prepararle la colazione e attesi sotto il tavolo che arrivasse: non avevo ricevuto alcun ordine di svegliarla.
Sentii dei passi, poi lo sciacquone, di nuovo i passi… la porta che si aprì sbattendo.
Mi accucciai sotto il tavolo.
La sentii prendere il latte, metterlo nella scodella… vidi i suoi piedi negli zoccoli.
Non una parola, seduta appoggiò gli zoccoletti sul mio torace.
Normalmente li toglie, mi sorprese questo atteggiamento. Mi scappò persino un lieve mugugno disapprovante dalla bocca.
Sentì che mangiava e questa volta non mi arrivano briciole. Non avevo ancora visto le dita dei suoi piedi quella mattina…
Mangiò in silenzio. Poi con un ordine perentorio mi fece sparecchiare prima di raggiungerla.. Eseguii, notando l’impronta dei suoi zoccoli sul mio torace, poi la raggiunsi nel salotto.
Vidi che aveva spostato i mobili per fare spazio. Si era tenuta l’abbigliamento di prima ma calzava scarpe da ginnastica bianche, senza calze.
- Mettiti lì!
Faceva cenno di mettermi con la schiena al muro.
Mi infilò il collare e lo assicurò alla parete con una catena: lo stesso fece per le manette.
Il mio cuore andava a cento all’ora, non capivo le intenzioni che aveva..
- Ieri sera- iniziava - dovevi dormire con me, ai miei piedi..
- Si..m..ma..
Uno schiaffo mi raggiungeva al volto.
- Taci! Non hai eseguito un mio ordine… stamattina dovevo trovarti ai miei piedi e tu non c’eri… ecco tutto!
Non sapevo cosa dire, ed ero ancora un pò stordito per lo schiaffo.
- La considero una mancanza grave….dovrò punirti più severamente del solito. Domani sera forse avrai un po’ di dolore.
- M..mma..che cos…
Mi sollevò il mento con la mano.
- Sono un po’ nervosa, dovrai aiutarmi ad esser più tranquilla e subire un po’ di punizione stamattina. Non è cosa da tutti i giorni, tranquillo, ma per adesso rassegnati.
Vidi che tirava fuori una maschera anti colpi, quelle per il pugilato e la ‘dentiera’. Me le mise lei addosso e mi fece indossare anche protezioni a braccia e torace.
- Questo ti eviterà i lividi, ma non il dolore.
Una piccola carezza e si mise in piedi.
Non lo vidi arrivare, un calcio forte sul volto, di lato, mi sorprende.
Ne seguì subito un altro e un altro ancora. Poi abbassò il tiro e fu la volta del torace, poi delle braccia. E poi ancora la faccia.
Ringraziai le protezioni ma i calci erano forti, facevano male. Mi stupivo della rabbia e della forza in lei. La sentii ansimare per la fatica. Prese la mira con la punta sotto il mento e poi un calcio ancora che mi arrivò sulla guancia sinistra protetta. E ancora calci e un paio di schiaffi forti e dei pugni. Quindi allargò le mie gambe. Volevo dirle che li si era dimenticata di mettermi la protezione, ma la dentiera me lo impediva. Un pestone violento mi giunse sulle palle, cercai di urlare ma non riuscii… un altra pestone mi raggiunse e poi una ancora… Abbassai lo sguardo per cercare di valutare i danni che mi stava producendo… ma un paio di calci in faccia me lo fecero rialzare. Ora ero del tutto intontito, non riuscivo a capire… mi aveva dato delle protezioni ed allo stesso tempo mi stava massacrando dove non le avevo….Ma poi, dopo qualche altro calcio mi liberò delle protezioni e mi slegò. Aveva il fiatone mentre mi poggiava il piede sul torace.
- Ricorda che io sono e sarò sempre la vincitrice!
Restò ferma ad osservare quello che era rimasto di me dopo che le avevo fatto da sparring partner…. Quindi se ne andò, senza dir altra parola.
Quando tornò era vestita per uscire.
- Esco a far spesa per domani sera. Quando arrivo ti voglio lì alla porta a far da zerbino d’ingresso.
Tirò fuori dal sacchetto le calze usate del primo giorno.
- Tieni queste per compagnia.
Me le mise di forza sul naso, sapeva che probabilmente non mi sarei rialzato per un po’.
Mentre se ne andava, tra le mille confusioni mentali, pensai assurdamente che quella mattina non le avevo ancora visto le dita dei piedi. Provavo un’assurda sensazione di nostalgia. Come se già mi mancasse il contatto con i suoi piedi nudi. Volevo sentirli sulla lingua. Per ora avevo solo il suo odore… In quello mi addormentai… dimenticando il mio dovere di zerbino all’ingresso.

Rientrò con le borse della spesa.
Il rumore mi svegliò e scrollandomi, feci cadere le calze dal naso.
- Che fai ancora li? Alzati…. vieni subito qua.
Sentii che il nervosismo non le era passato del tutto.
Provai ad alzarmi, mi scrollai, era forte il mal di testa per le botte di prima che però, è vero, non avevano lasciato lividi.
Mi spostai a quattro gambe verso di lei, e mi stesi… le borse della spesa erano già in cucina.
Salì con le sue scarpe, un paio di sandali dal tacco basso non particolarmente belli ma pratici.
Si pulì bene le scarpe sul mio torace: il mio respiro si fece faticoso, i miei muscoli non erano ancora abituati al suo peso. Pretese un paio di leccate per suola, quindi andò a cambiarsi.. tornò indossando gli zoccoli da casa. Istintivamente mi mossi verso i suoi piedi, si era seduta sul sofà. Sfilò il piede dallo zoccolo…. finalmente rivedevo i suoi piedi, le sue dita… un moto di eccitazione si faceva strada... Il caldo l’aveva fatta sudare. Il suo odore era forte.
Sapevo cosa fare, la mia lingua si insinuava tra le dita. Si stendeva e io potevo assaporare l’aroma della sua pianta. Si rilassava, forse il nervosismo le stava finalmente passando. Mi fermava un attimo, un piede per ogni parte della mia faccia.
- Come stai? Non ti ho fatto troppo male, vero?
Volevo raccontarle la verità, che di male me ne aveva fatto e lo sentivo ancora addosso… che non immaginavo così cattiva… che per un momento avevo temuto che i suoi calci non si fermassero mai. Ma il suo sguardo era tornato dolce. I suoi capelli sciolti sulle spalle. Osservai i suoi piedi vicini alla mia faccia. Le baciai la pianta.
- No…. non troppo…. E poi… hai dei piedi da favola..
Scuoteva il capo…
- Non è vero… guarda li…. Ho un durone lungo tutto il piede..
La rassicuravo..
- Non preoccuparti, ci penso io…
Iniziavo a leccare con forza la pelle densa lungo il piede. E poi quella del tallone.
- Grazie, sei gentile….sei il migliore tappeto che abbia mai avuto.
Si stendeva sul sofà, liberando le ultime gocce di nervosismo, godendo delle mie leccate.
- Mi raccomando però eh? Domani sera non mi far sfigurare…
Mi ero quasi dimenticato della festa del giorno dopo. Un piccolo momento di sconforto ma poi riprendevo a leccare i suoi piedi nudi. La mia vita era lì, ai suoi piedi..…
Letto 2705 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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