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Sabato, 15 Novembre 2003 14:56

Per un'amica

Scritto da  edcv77
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Il suono sgradevole del telefono la svegliò. Non guardò subito l’ora, era notte, ed il telefono che squilla la notte non porta mai buone novelle. - Pronto? Dall’altra parte una serie di suoni confusi, un misto di pianto e di nomi pronunciati da una voce femminile la investì...
Il suono sgradevole del telefono la svegliò. Non guardò subito l’ora, era notte, ed il telefono che squilla la notte non porta mai buone novelle.
- Pronto?
Dall’altra parte una serie di suoni confusi, un misto di pianto e di nomi pronunciati da una voce femminile la investì.
- Calmati, chi sei?
Per una decina di secondi i singhiozzi continuarono, decrescendo, fin che la voce non divenne comprensibile.
- Sono Katia.
- Katia? Che è successo? Dove sei?
Dall’altra parte della cornetta l’amica cercava di riprendere fiato per rispondere alle domande. Sara si alzò dal letto, prese una sigaretta e andò in cucina, con la gatta che la seguiva, sperando in una colazione anticipata.
- Andrea mi fa le corna - riuscì finalmente a mormorare la voce.
Sara alzò gli occhi al cielo, Katia aveva scoperto il segreto di pulcinella. Lei stessa aveva parlato con Andrea della cosa, lui aveva detto di amarla , ma di non essere in grado di smettere di andare con altre donne. Dopo averci riflettuto molto aveva deciso di non far soffrire la sua amica dicendole cose a cui comunque non avrebbe creduto… anni prima le aveva accennato il fatto che Andrea non era esattamente un santo e lei le aveva tolto il saluto per mesi…
- Ascolta tesoro, non perdere la calma, che ne dici se vengo da te e ne parliamo?
- No tra poco dovrebbe rientrare, vengo io da te, non lo voglio rivedere mai più.
Un clic mise fine alla discussione. Sara si precipitò a raccattare i vestiti sporchi dalla sedia della camera da letto e li stipò nella cesta in bagno, Katia era una massaia perfetta… Si sedette in cucina, versandosi dal succo di ananas e accendendo un’altra sigaretta, solo allora vide che erano le tre di mattino… beh, un’ora come un’altra per una tragedia. Dopo circa un quarto d’ora suonò il campanello, aprendo si trovò davanti una massa informe di lacrime in un maglione rosa e pantaloni della tuta.
- Entra tesoro.
Le disse abbracciandola.
Dopo un’ora e mezza di pianto disperato Katia si accoccolò sul divano e prese sonno. Sara rimase a contemplarla. Era giovane, carina, aveva un bel fisico e una voce piacevole. Avrebbe potuto avere tutti i maschietti che voleva, se non avesse avuto la fissa di Andrea. Bah… vai a capire le romantiche, per fortuna a lei il mal di cuore non era mai durato più di un mese… le pose un bacio gentile sulla fronte, le tirò sulle spalle ed andò in camera da letto. Non riusciva a dormire, continuava a rimuginare su quello che le aveva detto Katia. Pare che avesse incontrato la sua nuova fiamma in una chat, e che lei avesse scoperto tutto leggendo il loro scambio di mail… aveva imparato da un suo collega i rudimenti dell’uso del pc. Chiaramente Andrea non si era preso la briga di cercare di nascondere le sue malefatte. Un uomo sicuramente carino ma non era quel che si dice un geniaccio. Ovviamente la vendetta avrebbe dovuto escogitarla da sola, e poi le sarebbe anche toccato convincere Katia a partecipare. Sospirò soddisfatta di se stessa, grattò il collo di Musottola e si addormentò al suono delle fusa della gatta.

***

Impietosamente alla sette la sveglia suonò. Si alzò dal letto e caracollò fino alla cucina, in cui anche Katia si stava risvegliando.
- Buon giorno tesoro, oggi iniziamo a studiare un piano per farla pagare al tuo caro maritino.
Katia la guardò, e iniziò nuovamente a singhiozzare. Sara la strinse per qualche attimo, annusandole i capelli, ricordando per quante volte l’amica l’avesse consolata dopo la morte del fratello, l’unico soggetto delle decine di foto che Sara teneva in casa. L’affetto che provava per l’amica, e la riconoscenza per l’aiuto che le aveva dato in passato, rendeva la vendetta inevitabile. Preparò la colazione, prestò degli abiti decenti a Katia, anche se le andavano leggermente larghi erano sicuramente meglio di una tuta ed un maglione rosa… assolutamente orribile. L’amica arrivò addirittura a sorridere, sentendo il rosario di insulti che lei smozzicava contro chiunque intralciasse la traiettoria del suo motorino. La lasciò alla metropolitana e si diedero appuntamento direttamente a casa. Le lasciò le chiavi, tanto sarebbe sicuramente arrivata prima lei. Sara passò praticamente tutto il giorno a bazzicare per la chat di yahoo, cercando il fantomatico “sogno delle donne”, ma non riuscì a trovare Andrea. Beh, poteva essere che il suino fosse in un momento di sconforto non trovando Katia a casa…magari si era impiccato… Nel primo riuscì finalmente a trovare una ragazza che sosteneva di conoscere “moooolto bene” sogno delle donne… Le disse in che stanza avrebbe potuto trovarlo e le augurò buona fortuna. Sara si spostò nella stanza in cui di solito bazzicava Andrea, ed aspettò un paio di minuti fin che lui non la contattò. Dopo un’oretta di chat lui le chiese il numero, ma chiaramente lei non poteva dargli il suo cellulare… gli rispose che avrebbe avuto il suo numero il giorno dopo… La sera, mangiarono una pizza e bevvero una bottiglia di vino, Katia pianse ancora un pò, mentre le diceva che lui la aveva mandato un sms in cui le diceva che sarebbe dovuta tornare immediatamente a casa o che non avrebbe più’ dovuta farsi viva. Sara mise su un film comico e si addormentarono tutte e due, alla fina la notte non avevano dormito molto. Chiaramente a metà nottata la gatta la svegliò, e si trasferirono tutte e tre nel letto matrimoniale. Sara però non riuscì a riprendere sonno, pensava a come documentarsi sui gusti sessuali del maiale per tendergli una trappola che non avrebbe mai dimenticato. Chiedere all’amica era inutile ed indelicato, era evidente che il sesso fatto da “il sogno delle donne” non erano i dieci minuti del sabato sera propinati a Katia… In qualche modo avrebbe fatto, magari andando a tentoni…

***

Il giorno dopo a metà mattina inventò una serie di dolori femminili gravissimi che la costrinsero ad andare in farmacia… Doveva assolutamente attivare un nuovo numero di telefono, e non poteva farlo in pausa pranzo. Usci dal negozio con qualche euro in meno ma con un numero nuovo di zecca che poteva dare senza pericolo a “sogno delle donne”... Ora il problema era la voce, ma riflettendoci pensò che lei ed Andrea avevano parlato al telefono si e no due volte, sempre da telefoni fissi. Cercò di convincersi che il cellulare distorceva sempre un pò la voce, e poi, checcazzo, mica doveva farsi prendere dalla paranoia. Alla fine mica faceva una partita a scacchi con un cervellone… si trattava solo di fargli gonfiare l’uccello quel tanto che bastava per fissare un appuntamento a casa sua, tanto si era trasferita da poco e dubitava fortemente che lui sapesse del suo trasloco. Altrimenti o sarebbe venuto a buttarle giù la porta o avrebbe fatto qualche altra bella alzata di ingegno che hanno i machi iperattivi e dominanti quando qualcuno toglie loro la donna delle pulizie. Per il citofono non c’erano problemi, nel suo palazzo c’erano solo i numeri degli appartamenti… tutto era pronto, il forno era caldo, mancava solo il pollo… Rientrò in ufficio cercando di mostrarsi il più debilitata possibile, in modo da non rischiare visite di gioviali colleghi. Al massimo sarebbe bastato un coraggiosissimo “grazie, sto meglio”. Durante la pausa entrò in chat, ed aspettò, mangiucchiando il panino che le aveva fatto mamma Katia… non cambiava mai. Dopo circa dieci minuti lui la contattò. Si scambiarono quattro battute poi lui le chiese il numero. Lei chiaramente era nervosissima. Si accese una sigaretta, il telefono non squillava… cazzo la scheda!!! Si diede mentalmente e più di una volta dell’idiota, staccò la batteria del cellulare, cambiò scheda e attese circa tre secondi… il telefonino vibrò e lei rispose. Si senti’ sollevata nel sentire che la voce di lui al telefono era completamente diversa da come lei la ricordava. Scoprì che la passione di Andrea consisteva nello “scoparsi la bocca” delle fortunate che avevano l’onore di incontrarlo, e di venire loro nei capelli. Sara inorridì al solo pensiero che quella sottospecie di maiale a due zampe pensasse di scoparsi la sua bocca, ma invece di staccargli il telefono in faccia, si finse mite ed interessata. Alla fine si diedero appuntamento per il giorno dopo, in chat. Mentre stava per tornare a casa decise che era ora di affrontare Katia e convincerla che vendicarsi era cosa buona e giusta. Frenò di colpo e la chiamò sul cellulare, dandole appuntamento in una pizzeria, vicinissimo a casa. Katia chiaramente piagnucolò che non le andava di mangiare fuori.
- Ohhhh ci vediamo li punto e basta!
Le staccò il telefono in faccia, tanto era più’ che sicura che Katia avrebbe pianto cinque minuti per la sua palese insensibilità ed il cattivo gusto di voler andare a mangiare fuori in un momento cosi’ tragico… e poi si sarebbe messa le scarpe e sarebbe venuta in pizzeria. Parcheggiò il motorino ed entrò nel locale, scelse un tavolino in mezzo alla sala , in modo di avere come alleato il timore di rendersi ridicola davanti alla gente. Si sedette, ordinò un martini bianco con ghiaccio e limone, ed attese. Dopo mezz’ora, con il faccino triste triste, Katia si sedette al tavolo. Sara le allungò il suo bicchiere e ordinò un altro martini. Non fu facile raccontarle quello che aveva scoperto, vederla sbiancare per il dispiacere e vederle gli occhi che si riempivano per l’ennesima volta di lacrime. Sara le disse che le voleva molto bene, che era una bella donna, intelligente e che dalla vita poteva avere tutto ciò che voleva. Le prese la mano e la strinse molto forte ed attese la risposta della sua amica. Finalmente Katia aprì la bocca.
- Non ritornerei a vivere con quello stronzo nemmeno se strisciasse a terra implorandomi di farlo.
Sara non le diede il tempo di ripensarci, l’ira di Katia durava si e no sedici secondi, le espose velocemente il suo piano. La vide sgranare gli occhi, ma alla fine disse un si, poco convinto e con voce molto bassa. Sara prese il telefono.
- Andrea, ciao, mi chiedevo se domani sera ti andrebbe di venire a scoparmi la bocca.
Katia rabbrividì. Gli diede l’indirizzo, il numero del suo appartamento e concluse la telefonata. Sorrise all’amica, ed andarono a casa.

***

Quella sera dormì incredibilmente bene.

***

Il venerdì non si decideva a passare, era spaventata ed eccitata al pensiero di cosa stava facendo… se le cose si fossero messe male poteva sempre sperare nell’aiuto del suo vicino di casa, tornando casa dall’ufficio comprò una buona scorta di vino...

***

Erano le 21, lui sarebbe arrivato dopo mezz’ora. Sara si era messa i vestiti più provocanti che possedeva, Katia aveva preparato una cenetta da leccarsi i baffi… Sara l’abbracciò.
- Katia, tutto quello che mi sentirai dire sono cazzate immense, te ne ricorderai, vero?
L’amica tirò su con il naso ed annuì.

***

Suonò il campanello, era dieci minuti in ritardo, ma chiaramente lui poteva permetterselo.
- Quinto piano -cinguettò Sara. Katia si nascose in camera da letto, con la luce spenta e la porta socchiusa. Lui entrò in casa, si chiuse la porta dietro. Sara era girata di schiena, bellissima nella sua mini nera. Quando si voltò Andrea fece un passo indietro.
- Ma che cazzo di scherzo è questo?
Le disse con un mezzo sorriso da saputo.
- Non è uno scherzo, è da quando ti conosco che mi piaci da morire, ma eri il marito di una mia amica.
Lui parve rilassarsi, anche se era giustamente diffidente.
- Ceniamo assieme, se non ti convinco mi avrai scroccato una cena e pace.
Si sedettero ed iniziarono a mangiare. Sara iniziò ad attaccare l’amica, insinuando che era troppo lamentosa, priva di fantasia…lui si lasciò trascinare, parlando delle svariate volte in cui l’aveva tradita, vantandosi come un ragazzetto delle superiori. Lei sapeva quanto questo fosse doloroso per la sua amica, che dietro la porta sicuramente stava soffocando i singhiozzi. Si alzò e lo invitò a sedersi sul divano con lei. Cominciò a baciarlo appassionatamente, sporcandogli il viso di rossetto gli salì a cavalcioni, e dolcemente gli legò i polsi…
- Ma che fai…
Lo disse lui evidentemente eccitato.
- Nulla, voglio solo che ti conosca una mia amichetta… Tesoroooo.
Katia usci’ dalla camera da letto. Andrea cambiò immediatamente espressione. Lei si avvicinò e gli mollò un ceffone abbastanza forte da fargli girare il viso dall’altra parte. Cadde dal divano, immobilizzato più dallo stupore che dal male.
- Allora brutto stronzo, ora parliamo…
Sara allungò la mano sotto i cuscini del divano, tirò fuori la macchina fotografica e gli scattò una serie di foto mentre lui era a bocconi a terra, legato, con la moglie in piedi davanti a lui.
- Vi ammazzo tutte e due, troie. Vi denuncio e vi faccio andare in prigione, puttaneeee.
Sara sorrise, continuò a scattare mentre Katia gli affibbiava un calcio nello stomaco con una forza bastante a fargli mancare il fiato. La aiutò a trascinarlo fino al termosifone, dove lo legarono in modo che non avesse la possibilità di alzarsi.
- Hey, ma sai che mentre ti cercavo in chat ho scoperto che ci sono siti di pervertiti a cui piacerebbero queste foto? Facciamo un patto, tu stai buono buono e quando esci di qui non cerchi mai più’ di rompere i coglioni a Katia ed a me, non ci denunci e io dico al mio vicino di casa di ridarmi il rullino che lo faccio sviluppare io…
Sara sorrise ed infilò la porta, prima che lui potesse replicare. Suonò il campanello del suo vicino, gli consegnò il rullino chiedendogli se per favore lunedì’, andando a lavoro, poteva farle sviluppare il rullino. Luca chiaramente non fece una piega, non era la prima volta che faceva sviluppare i rullini di Sara.
- Cavolo, sei uno schianto questa sera.
- Grazie Luca, ho un ospite particolare….non preoccuparti se senti rumore.
Lui rise mentre Sara rientrava nel suo appartamento.

***

Katia era seduta sul divano, Andrea era semi-sdraiato con una espressione di incredula incazzatura sul volto.
- Allora, che si fa? Chiediamo scusa alla nostra adorabile mogliettina?
Chiese Sara accendendosi una sigaretta.
- Manco se mi ammazzi.
Sara si avvicinò e gli fece cadere la cenere in faccia.
- Non mi sfidare pezzo di merda…
Ma lo disse sorridendo. Katia si alzò dal divano, si avvicinò al marito con la bocca contratta dal nervosismo.
- Mi fai schifooooooo.
Lo urlò dopo avergli sputato in faccia, poi allungò le mani e lo pizzicò all’interno della gamba. Sara intuì che la sua amica stava per passare i limiti…
- Avanti maiale, cerca di essere ragionevole, alla fine della fiera devi solo chiederle scusa, e poi ti lasciamo andare e non manderò le foto a tua madre se tu non verrai a rompere i coglioni… Non ci vuole molto…
- No, prima deve capire che merda è stato.
Katia, lo disse con un bello sguardo tra il maligno ed il divertito. Andò in bagno e tornò con la cassettina della sabbia di Musottola…
- Chiedimi perdono per tutto quello che mi hai fatto amore… O ti faccio fare la doccia con la cacca di gatto.
Sara si girò soffocando una risatina, non poteva nemmeno pensare che una idea simile fosse venuta fuori dalla testolina della sua depressissima amica.
- Non lo faresti mai.
Katia per tutta risposta fece cadere qualche granellino dalla cassetta sulla sua testa.
- Scusa scusa scusa scusaaaaa.
Urlava preso dal panico.
- E adesso dimostrami quanto sei dispiaciuto.
Katia gli mise un piede sul viso, ma lui fece l’errore scostare il viso.
- Sei morto.
Lo disse mentre gli saliva sullo sterno e iniziava a saltargli addosso.
- Bastaaa, scusa, scusami Katia, sono stato uno stronzo, sono stato una merda, scusaaa. Torniamo a casa, dimentichiamoci tutto.
Katia si fermò.
- Perché dovrei tornare a casa con te?
Lo chiese guardando Sara.
- Perché io ti amo, e ti amavo anche quando ti ho tradito, e ti prometto che non ti farò mai più del male.
Sara guardava Katia, non si sentiva di interferire, anche se dentro di lei sperava che l’amica non ci cascasse.
Katia scese dall’uomo, si piegò su di lui e gli sciolse le mani. Andrea la guardò mentre si rialzava.
- Hai ragione ad essere incazzata con me, ti perdono, so che tutto questo l’ha organizzato lei, mo andiamo a casa e facciamo pace.
Fece un passo verso di lei per abbracciarla, Katia sorrideva dolcemente. Appena gli fu vicino lei gli pestò furiosamente il piede sinistro con il tacco.
- Fuori dai coglioni, bello...
Sara scoppiò a ridere, mentre sentiva l’amica parlare.
- Tornerai da me strisciando.
- Come no, quando.
Le disse con cattiveria, poi si avvicinò a grandi passi alla porta sbattendosela dietro. Katia sorrise a Sara e l’abbracciò poi sussurrò all’amica.
- la sabbia al gatto l’avevo cambiata io stamattina.
Scoppiarono a ridere tutte e due, come matte...
Letto 4192 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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