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Giovedì, 25 Dicembre 2003 12:52

La Cena della Valle - Prima Parte -

Scritto da  Redazione
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Accavallo le gambe inguainate in eteree calze di seta. I i lacci dei miei sandali si arrampicano sulle caviglie come edera nera e sottile ornata da piccole pietre dure in un arcobaleno di colori...

Erano venuti tutti, nessuno escluso. Nessuno degli abitanti della Valle aveva osato mancare alla Cena.
Il tavolo tondo al centro della grande sala era ancora vuoto. Poi suonò il gong e le Dee fecero il loro ingresso.
C’era Artemisia, l’ospite, fasciata nel completo nero da cavallerizza, a fare gli onori di casa… Alla sue spalle i riccioli capricciosi di Saby la scura e gli occhi veementi della piccola Edcv… Un altro suono del gong e dall’altro capo della sala vennero avanti la luminosa Angelique conversando con l’agile principessa Lavin… E poi Claudine dai riflessi d’oro scortò May la pensierosa splendente.
Intorno a loro, ma ancora fuori dalle porte della sala il popolo della Valle… Indossavano tutti corte tuniche di cotone che parevano cotte da chierici.. Quello più a suo agio pareva il giovane Galk , forse per la sua abitudine a frequentare chiese e parrocchie..
Gli altri erano stati preparati con severità dalle cuoche di casa.. In ginocchio attendevano il turno o la fortuna di essere chiamati a servire..
Le Dee andavano verso il tavolo. Appena si fossero tutte sedute sarebbe apparso un numero. Ma l’avrebbe visto, per bizzarra magia solo chi fosse stato chiamato. Nessun altro avrebbe saputo chi era il fortunato, se non vedendolo entrare in ginocchio nella sala a rispondere ai comandi…
La chioma folta di Badcloster si agitava mostrando il vessillo della sua principessa. Vince e Juan- Stek nelle prime file scrutavano il soffitto inquieti. Maxim ed Andy, grandi e grossi, restavano a capo chino… Charlie pareva in preghiera, Stiv e Spray forse canticchiavano mentalmente, Nick serio cercava un indizio nell’aria ferma…
Il giovane Yob8 non riusciva a respirare, il grande Lumaca- Escargot esitava, Napo trattenne un colpo di tosse, i genovesi Dany Tap, Indaco e Soumis si guardavano senza parlare, lo Zerbo non osava sollevare gli occhi dal pavimento, Carpet moriva dalla voglia di strisciare fino al gran tavolo.. Come tutti…
Forzapielle, Egon, Poggiapiedi, gli Zerbini, Billio, Cocco Bill, Servopiedi, Pyton Spiritl, Zvut, Slavedog, Superbob, Silvio… Il felino Jacques della Cannes Riviere.. E tutti gli altri della Valle… Artemisia sorrise. Saby la imitò seguita da tutte le altre dee.. Di nuovo il suono melodioso del gong annunciò l’inizio..

***

Un attimo di emozione pervase la grande sala quando il numero magicamente apparve ad Andy. A quattro zampe si mosse verso il grande tavolo di legno, ringraziano la fortuna. Si volse un attimo a scorgere il viso di Riviere che di sicuro lo stava invidiando moltissimo: ma lo stesso sguardo era in tutti. Si avvicinò al tavolo, verso i piedi di Lavin.
Porse subito un bacio al piede nudo nel sandalo con tacco a punta, mentre lei silenziosa, spostava il tacco sulla sua gola,affondandolo.
Quando Lavin gli fece cenno di rialzarsi, Andy salutò una per una le altre dee, tutte per poi tornare ai piedi di colei che lo aveva chiamato. La avrebbe servita per qualche minuto, chissà o forse finché ce l’avrebbe fatta, o finché il suo tacco non l’avesse costretto a chiederle pietà.
Le dee chiacchieravano amabilmente, mentre Andy si accucciava sotto le scarpe di Lavin. I piedi erano bellissimi, il tacco acuminato: Andy sperava di resistere il più possibile ma sapeva avrebbe ceduto da lì a un po’.
Quella punta affondava nel suo torace e nonostante avesse cercato di tacere, Andy non riuscì a trattenere qualche gemito di dolore.
Lacrime: Lavin lo guardò severamente ma poi quasi con dolcezza, senza per questo allontanare il tacco dal torace ma anzi facendolo giungere più in su, verso il suo viso. Artemisia sussurrò che se non avesse smesso di lamentarsi, avrebbe suggerito a Lavin un metodo infallibile per farlo smettere: ma Andy ormai piangeva per quel piede e per quel tacco ora nella sua guancia.
Allora fu trascinato fuori da sotto il tavolo, Arte gli si avvicinò e disse a Lavin di guardare. D’improvviso il suo piede scattò verso la faccia Andy e lo colpì sulla bocca dall’alto. Forse per quel richiamo severo o per il contraccolpo ma lui tacque subito: Angie si complimentò con Artemisia.
- Sei la migliore, Arte..
May, allora lo colpì e poi elegante si alzò e lo riaccompagnò da Lavin la splendida. La principessa pose immediatamente i tacchi sulla sua faccia, affondandoli di nuovo come prima,quasi fino all’osso. Qualche goccia di sangue macchiò i suoi tacchi: non aspettava altro la principessa. Gli fece spalancare la bocca e succhiarlo via.
Sapeva che lui stava ormai per cedere, ma ciò non le tolse la soddisfazione, anzi, si divertì lei a sfilare la scarpa. Il naso di Andy affandò nel suo piede nudo, e poi fu colpito più volte in faccia col tallone, fino a fargli quasi perdergli i sensi.
Lo tenne ancora lì un po’ solo per vederlo piangere e soffrire sotto il suo tacco e poi con un calcio lo buttò via …
Suonava il gong, c’era un altro numero che veniva estratto.

2

Seduta a questo tavolo elegante di misteriose Dee, accanto a Lavin che ha gustato, compiaciuta ed in tutto il suo splendore selvaggio ed indomito, l’andy- aperitivo...
Oh però, tutte ne abbiamo beneficiato...
Nel grande salone addobbato da tendaggi dai colori tenui ed un parquèt lucido e caldo risuona sotto i nostri tacchi di dee. Illuminato dalla luce morbida delle candele immerso come in una nube densa di profumi sottili, di desideri esplosivi, di delicate spezie.
Le risate e i discorsi si interrompono quando i grandi piatti di portata che stanno per essere serviti fanno spettacolo.
Succulenti e fumanti, sulle schiene nude degli eletti a cui e' toccato questo servizio.
Riprendono le risate delle signore e i singulti...
Appena fuori la porta, con il cuore in tumulto ecco i valligiani, desiderosi di onorare le loro dee ed in trepida attesa di essere chiamati.
Il cenno della splendida Arte e qualcuno e’ corso a trascinare quel che resta dell'andy-sgabellino verso un'altra uscita della sala, che si affaccia sulla stanza della servitù, dove legioni di sguattere attendono il primo degli ”avanzi”loro destinati!
I grandi piatti di verdure e carni decorate vengono servite dalle schiene dei Valligiani che cercano di carpire ogni battito di cuore della dea cui stanno ai piedi..
Oh, ecco Tappy..

***

Tappy entrò carponi nella stanza e per un attimo alzò lo sguardo verso la Dea,come se fosse chiamato a farlo: lei gli sorrise.
Sotto il tavolo salutò i piedi di lei fasciati da graziosi sandali alla schiava e poi fu a disposizione di tutte. Ne profittarono per segnarlo come mai aveva subito prima d'ora.
Non tutte l’avevano visto impegnate nei discorsi e nel cibo, ma incuranti di chi fosse piantarono ben bene i loro tacchi sul suo corpo. Amavano sentire sotto i piedi il punto vitale e giocarci per poi pressarlo sotto le suole.
Di tanto in tanto, nutrivano il servo schiacciandogli sulla bocca del cibo con le scarpe e facendoglielo leccare..

***

Gli aromi dei nostri corpi. Il modo di muovere i piedi.
Le dita sotto il tacco appuntito di May. Il piatto arroventa la pelle e le idee, ma i sensi sono accesi...
Come portavivande i valligiani non sono affatto male: si potrebbe anche unire l'utile al dilettevole se mentre attendono si dedicano un po' alle nostre scarpine. In fondo dovranno essere luminose e acuminate per il prossimo turno sotto al tavolo...
Quale sarà il prossimo numero? Chi dopo Tappy il prossimo destinato alle cure dei nostri piedi ? Le Dee sapranno essere gentili con lo Zerbo, se lui fosse, che ama la sottile purezza?
- Chissa'!!
Accavallo le gambe inguainate in eteree calze di seta. I i lacci dei miei sandali si arrampicano sulle caviglie come edera nera e sottile ornata da piccole pietre dure in un arcobaleno di colori..
Il gong. Un altro schiavo nascosto dai portavivande. Vorrei…
Mi cade la forchetta.. Ecco chi arriva: Sabadil.
Sorrido.
Sposto un piede e sento il calore della bocca - labbra sulle dita - il respiro caldo si insinua tra la seta e ti lascio rubare i miei desideri, i mie umori, sento la tua sottomissione, appoggio un tacco sulle spalle e mi servo ancora una porzione di purè..

***

Inginocchiato insieme agli altri servi, ho atteso il mio turno un pò a disagio in questa assurda tunichetta: credo di non essermi mai sentito così ridicolo in vita mia.
Ma è il mio numero ed il richiamo sottile di Angelique...ah, vedo, le é caduta la forchetta. So quello che devo fare.
Metto di traverso una forchetta pulita fra le labbra, stando molto attento a non insudiciare il manico di saliva, e a quattro zampe mi affretto da lei, che attende, con un sorriso malizioso negli occhi, mi pare. E' elegantissima, da farmi girare la testa, nel suo vestito nero, che la fascia deliziosamente.
Con grazia recupera la forchetta dalla mia bocca e poi mi comanda. Mi accuccio sotto la tavola, e depongo un lungo bacio su entrambi i suoi piedini, così meravigliosamente calzati. Il destro, poi il sinistro, e sto per passare al destro di nuovo, conquistato, quando la sento comandarmi di andare a salutare tutte le Dee e poi torna lei.
A quattro zampe sotto il tavolo, inizio il giro, in senso orario. C'é di che essere ammirati dal cerchio di aristocratici piedini calzati in gran lusso. Non conosco quasi nessuna delle Dee, all'immediata sinistra di Angelique, un paio di piedi piccoli, graziosi le caviglie affusolate. Mi viene da pensare che potrebbero appartenere a May...o forse a Claudine? Le Dee chiacchierano fra loro, e ridono, una vera musica dell'Olimpo.
Poso un bacio rispettoso su quei piedi, che restano immobili, ma in qualche modo trasmettono la sensazione che il bacio sia gradito.
La parte di sotto del tavolo non é affollata di valligiani, almeno per ora, così riesco abbastanza agevolmente a fare il mio giro.
Questi devono essere i piedi di Lavin. Sono emozionato, e, non lo nascondo, anche un pò timoroso: ho visto quel che è stato di Andybis.
Poso il mio bacio su entrambe le punte delle scarpe, aspettandomi il Peggio. Ma non arriva! sembra che Lavin sia occupata in una conversazione molto divertente. Proseguo, bacio un altro paio di piedi sconosciuti, e...
Questa deve essere Sabina, ho visto diverse foto dei suoi piedi, e sembrano proprio loro! Anche su di essi il mio bacio devoto.
Ancora un altro paio di piedini: li bacio, e improvvisamente un calcio cattivello, di punta, sulla mascella e l’eco della risatina di Edcv.
I maestosi ed inconfondibili piedi Artemisia. Ripeto il rito, sto per allontanarmi, e il suo piede sinistro mi si para davanti al viso, richiedendo imperiosamente un bis. Lo posa a terra ed io vi poso le labbra in un bacio più ardente, mentre sento l'altro tacco premere in alto fra le scapole, appena sotto il collo. Non c'é dubbio, è Artemisia.
Alla fine torno ai piedi di Angelique.
La sua mano spunta da sotto l'orlo della tovaglia: una carezza breve sulla testa e poi mi spinge giù, decisa.
Mi accoccolo, lei solleva un piede, lo poggia sulla mia spalla, e preme con la punta.
Ho capito. Mi distendo completamente e sento i suoi piedi appoggiarsi comodamente su di me.
Credo di avere compreso quale sarà il mio servizio per il resto della cena.

Gong
E’ il mio turno. Davanti a me sono sfilati qualche tempo fa i “resti” di Valligiani destinati alle serve. Non tutti li ho riconosciuti.
Tremo al pensiero di fare la loro stessa fine, ma allo stesso tempo sono eccitatissimo. In fondo questa cena è un occasione unica in cui si possono omaggiare le Dee della Valle, non è il caso di avere paura: avanti Napo non ti uccideranno mica!
Il rumore della pioggia che batte sui vetri si alterna a quello delle posate, alle risatine delle dee alle grida di pietà dei Valligiani.
I “caduti” vengono fatti passare davanti a coloro che aspettano il turno: mi ricordano un poco le scene delle pellicole dove la recluta, quando arriva in prima linea, come prima cosa vede i morti e i feriti. Stavo pensando a tutte queste cose quando è apparso il mio numero.
Gong. Tocca a me! Coraggio Napo!.
Entro strisciando sulle ginocchia.
Una dea che mi ha chiamato: Artemisia. Tremo. Conosco le regole e le ho sfidate. Mi avvicino aspettando ordini. Sono in ginocchio a fianco a Lei seduta. Chiacchiera con le altre. Quando si volta ricevo un sonoro ceffone.
- Cosa aspetti? Non sai quello che devi fare? Abbassati sotto la tavola e occupati delle mie scarpe. E ho detto le scarpe! non voglio sentire le tue labbra sulla mia pelle, non ti ho ancora concesso questo onore. Poi farai lo stesso con le altre. Alla fine, tornerai da me!.
Mi stendo immediatamente sotto il tavolo e comincio il giro dei saluti. I piedi delle Dee in parata mi eccitano moltissimo: affondo le mie labbra sulle loro scarpe.
Riconosco quelle di Sabina, mi abbasso per baciargliele, ma in quel momento Lei alza il piede colpendomi con la punta sulla bocca.
Colpisce molto bene. Credo che il labbro si sia spaccato, sento il sapore del sangue e la sua voce.
- Alla fine sei stato accontentato! Ci sei finito sotto le mie scarpe: ma non credo che sia come ti aspettavi. Penso proprio che rimpiangerai la tua insistenza!.
Mentre parla fa girare il tacco sul mio sesso: il dolore è lancinante, la gamba di sotto, quella su cui è appoggiata quella accavallata, spinge terribilmente. Vedo il muscolo del suo polpaccio che si tende nello sforzo di spingere sempre di più. Scopro la punta della scarpa che mi sta pigiando che si alza per esercitare una maggiore pressione. Il tacco penetra senza pietà.
Non posso parlare. Se potessi le direi..
…Hai ragione Saby, era facile dire di voler finire sotto i vostri tacchi, vantando una forza ed un coraggio che non ho. Ora che sono qui mi rendo conto che non ce la farò mai..
Ho il sapore dolciastro del sangue in bocca, devo averle sporcato la scarpa . Sabina si sporge e guarda di sotto. Abbasso lo sguardo, mi scuso, anche se non è stata colpa mia.
- E vedi di fare attenzione! Che idioti ci sono qui, vero May?
Non capisco la risposta. Il rumore di un tuono.
Mi viene ordinato di fare da poggiapiedi. Obbedisco, ma con un grave errore. Artemisia dall’altro capo del tavolo: io sdraiato ho i piedi verso di Lei. Artemisia non lo accetta: chiede alla Dea all’altra estremità del tavolo se a Lei non dispiace che mi giri.
- Non c’è problema cara Arte! Come mai vuoi avere la testolina di questo zerbinotto sotto i piedi?
Non riconosco la voce. D’altra parte ho riconosciuto Sabina e Artemisia per le loro scarpe, altrimenti per me sono tutte delle sconosciute.
- Oh sai Edcv, questo insolente si è permesso di farmi arrabbiare. Un po’ di tempo fa, prima della Valle.. Minacciai di andarmene .
- Ah si ricordo!
E’ la voce di Sabina che accavalla le gambe: il suo piede dal tacco aguzzo quasi squarcia il mio sesso. Un dolore lancinante: la paura…
- Anche a me non è mai piaciuto molto, ha insistito chiedendo continuamente di poter finire sotto di me, proponendo cose assurde, come gare di resistenza ed altro e solo quando gli ho detto a muso duro che non intendevo cambiare il mio sottomesso con lui, finalmente l’ha piantata!
Ha appena finito di parlare Sabina che sento le risatine delle altre dee e Artemisia alza tutte e due i piedi e li abbassa sul mio volto. Puntano i miei occhi. Oddio ora mi acceca! I tacchi mi bucheranno le pupille! Mi volto di scatto posando una guancia a terra e i due tacchi mi colpiscono con violenza una tempia.
Artemisia si affaccia.
- Chi ti ha detto di voltarti? Rimetti la faccia verso l’alto.
Ha quasi urlato. Obbedisco aspettandomi il peggio, magari se con le mani le tengo le caviglie impedisco ai tacchi di accecarmi. Ma come reagirà se io le toccherò le gambe senza il suo permesso? E comunque come potrei?
Le altre Dee mi bloccano braccia e mani schiacciandole sotto i loro piedi. Fortunatamente appoggia tutte e due i tacchi sulla mia fronte e le suole sulle guance ai lati della bocca. L’ho scampata bella! In fondo forse non è così cattiva. Sento sul mio corpo i tacchi e le suole delle altre scarpe, calcetti qua e là. Loro chiacchierano amabilmente. Sento ogni tanto le urla di qualche mio “collega”. Ho le suole di Arte sul volto. non so cosa succede.
Ad un tratto la Divina solleva le scarpe: posso respirare meglio, ma il sollievo dura poco. La Dea alza il piede e lo riabbassa: ho la bocca aperta per respirare meglio e lei infila il suo lungo e sottile tacco tra le mie labbra. Spinge. Sento lo stiletto arrivarmi fino quasi alla gola.
Le altre continuano a torturarmi con calci e pestoni. La terribile Sabina continua ad infierire sulle mie intimità. Anche Artemisia accavalla la gamba per esercitare una maggiore pressione al piede che ho in bocca. Il tacco mi graffia. Il mio palato, la lingua. Non riesco a deglutire, mi sento quasi soffocare. Mi muovo leggermente per alleviare il dolore, ma è peggio.
- Vuoi stare fermo?
La voce di Artemisia mi gela. Mi blocco per non farla ulteriormente arrabbiare ma il tacco graffia sempre di più, la lingua mi duole, il labbro, già tumefatto dal calcio di Sabina, è schiacciato dalla scarpa che preme senza misericordia. Sono al limite, mi rendo conto che forse Bad o Carlo sarebbero più bravi di me.
Mi sono vantato troppo ed ora sto pagando: non sono un buon zerbino. La tortura dura un tempo infinito.
- Un brindisi!
E’ una voce sconosciuta: fortunatamente Artemisia si alza ed estrae il tacco dalla mia bocca. E’ quasi come tirasse fuori una sciabola dal suo fodero. E facendolo mi graffia l’interno della guancia. Soffoco, tossisco.
Dopo il brindisi, tutte si risiedono, Arte guarda il suo tacco sporco di sangue, del mio sangue. Lo fa vedere alle altre. La sento ridere. Angelique mostra un po’ di compassione.
- Beh! Direi che è ora di cambiarlo…
-Assolutamente no e no e no.
E’ decisa Artemisia: ogni no è accompagnato da un colpo.
- Questo rimane qua, sotto i miei piedi.. Finché la cosa mi va..
Ad ogni parola un picchio. Il tacco ha colpito forte sulla fronte, sulla guancia sul naso, alla cieca senza guardare dove andava: posso ritenermi fortunato che non mi abbia accecato. Ma sono ormai senza forze ed Artemisia continua a colpirmi. Non ne posso più. Una Dea si affaccia sotto il tavolo.
- Mi sa che lo hai finito: non c’è più gusto ad infierire su di lui se non lo senti almeno urlare pietà
Sento le risatine di approvazione. Non so chi ha parlato, ascolto a malapena le parole, e poi non conosco le loro voci, non potrei riconoscerle. Capisco comunque che non è la pietà a spingerle a mandarmi via, ma il fatto che non provano più soddisfazione a schiacciarmi visto che non ce la faccio più neanche ad urlare.
Sento delle mani che mi prendono le braccia e mi tirano fuori da sotto il tavolo facendomi strusciare in terra passando vicino ai piedi di Arte.
Ascolto la sua voce, fredda e cattiva che si abbatte su di me ed quasi più terribile dei suoi tacchi.
- Spero che tu abbia capito con chi hai a che fare!
Mentre lo dice sento il tacco affondare sul mio petto. E mentre spinge, gira e gira sempre di più e sempre più forte. Si è alzata in piedi per premere meglio e fare più male.
Sì Divina Artemisia, sì terribili e bellissime Dee ho capito. Ho sbagliato e pago. E poi non si può improvvisare con voi, non si può tentare e poi al primo dolore tirarsi indietro dicendo. Ho preso un impegno diventando cittadino della Valle, come tutti quelli che come me hanno deciso di sottomettersi alle Dee. E’ andata così, non importa. Quello che conta è che le Dee siano soddisfatte.

***

Vediamo arrivare uno con la faccia ridotta male: ma sembra felice.. Mi sento un Riviere de La Cannes, come mi chiama Vince, in attesa: parlo un poco con Max, Bad, Stiv.
- Chi sei? Sono sicuro che sei stato sotto di Lavin..
Lo dice Bad al tipo con la faccia malridotta.
- Io sono Napo ed ho servito Artemisia. Ma adesso non la faccio più.
Lo portano nelle cucine. Una dea ordina di curarlo prima di affidarlo alle serve.
Gong. Qualcuno va, ma non io.
Bad mi racconta che quel Napo aveva combinato dei casini con Arte e Saby e così non poteva aspettarsi niente di diverso da questo. Le regole non scritte delle cene sono queste. Chi ha sbagliato si sottomette alle dee. Sperando nella loro pietà.
Gong. Il numero di Bad.
- Baaaaaaaadddd, vieni.
E’ la sua principessa che chiama.
- Vi devo lasciare, ragazzi.
Lo guardiamo andare con sguardi invidiosi.
Gong. Gong. Gong.
Vengono chiamati in tanti. Ma niente chiamate per Riviere de la Cannes. Mi chiedo se non sono troppo sfortunato.
Gong. Il mio numero!
- Vieni qui Riviere..
Edcv mi chiama.
Vado a quattro zampe: ma Edcv è all'opposto della tavola. Provo a passare di fianco.
- Si passa di sotto, Riviere.
La voce di Edcv mi richiama. Mi avvicino e per primo passo sotto di Lavin, e faccio come è giusto, la saluto baciandole i piedi che ora sono sulla faccia di Bad.
- Buona fortuna..
Lo dice Bad con un sorriso, ma subito si prende una pedata in faccia
- Silenzio caro..
La voce di Lavin.
Alla fine ce la faccio ad arrivare fino a Edcv: indossa dei bellissimi sandali con il tacco alto e sottile. I suoi piedi sono perfetti, smaltati di rosso. Li bacio delicatamente.
- Piacere di conoscerti, Edcv..
- Piacere zerbinotto? Sei sicuro? Intanto puliscimi le scarpe che fuori c’e’ un brutto tempo.
Quasi a confermare quello che ha detto arrivano una coppia di tuoni.
Comincio a leccarle suole: devono essere trascorsi almeno 20 minuti quando risento la sua voce.
- E adesso sdraiati. ti voglio da poggiapiedi.
Mi sono sdraiato, e subito ho sentito le sue scarpe sul viso, i tacchi che affondavano nelle guance. Le dee , parlavano tra di loro, scherzavano e ridevano: si divertivano con noi zerbini della valle al nostro posto, felici di esserci.
Mi è sembrato di ascoltare Vince ai piedi di Claudine. E ancora tuoni. E la musica.
Ma ora non sentivo più le guance, i tacchi di Edcv rimanevano sempre allo stesso posto.
Odore di dolci. Forse.

***

Ma non era tempo di dolci. Non ancora almeno.Riviere de la Cannes aveva perduto i sensi e sognava risate festose.
La notte aveva odore di tempesta, ma la cena nella grande casa proseguiva.Erano stati appena consumati poco più degli antipasti.......
La musica filtrava da luoghi imperscrutabili e la dea Artemisia assentiva alle parole soffuse di Saby la scura...
I pensieri si rincorrevano lungo le volte...

Il suono del gong.
Il mio numero: il turno del 45° degli Stiv.
Gong
Mi ha convocato Beatrice. Forse l'unico ad averla notato nell'atto di chiamarmi è stato Riviere, un pò perché eravamo vicini, un pò perchè i francesi sono molto attenti ai particolari. A loro nulla sfugge malgrado l'eccitazione per tutte quelle Dee riunite insieme. A differenza delle altre, Beatrice vuole soddisfare il suo desiderio su uno dei suoi zerbini preferiti. Me. Non mi aspettavo di trovare qui lei, Beatrice, tra le dee. Ma non c’è tempo di pensare. Mi spinge verso un angolo della sala. Cominciano a scorrere lente le ore.
Venendo qui mi è parso di vedere Cucciolo. Ma non ne sono sicuro.

***

Un tizio mi ha guardato fisso. Credo che si chiami Stiv45: si, deve essere lui, l’ho visto in una foto di una festa vicino ad Andy.
Cominciamo bene.
Avevo avuto piu' di un'incertezza se essere presente o no alla cena. Non mi sono mai sentito a mio agio ad essere al centro dell'attenzione con persone che non ho mai incontrato prima. E ora mi tocchera' essere scrutato, guardato,e messo sotto interrogatorio portandomi appresso quel fardello di Cucciolo che mai come in questo momento vorrei non fosse mai esistito.
Uff, ma che si aspetteranno da me ?
Il super uomo, l’esempio da seguire ?
Invece di una persona come tutti , con le sue paure, le sue incertezze, dannatamente nervoso a vestire i panni della "star".
Mi capiranno ? Mi tratteranno come uno di loro? Ci ho pensato tutta la notte. Poi ho fatto un sogno. Ora lo so: Charlie, non potevi mancare a questo appuntamento con tutti gli amici.
Questo e' il tuo mondo, questi sono i tuoi nuovi amici e nessuno ti puo' capire meglio di loro.
Gong.
Chiamano te, Charlie.
Via, niente piu' esitazioni ora, il momento e' arrivato, un bel respiro e vai.
Ma quale tra le dee?
Gong.
Le note nell’aria della musica di Brian Eno, come nel sogno. Forse solo nella mia testa, ora.
Ma non è la principessina che mi chiama?

***

Calpestato selvaggiamente per ore, in quell'angolo.
Ogni passo sembrava annientarmi, ma Beatrice, dall'alto della sua energia, sapeva darmi, al di la del tremendo dolore e dell' immane fatica necessaria per resistere così a lungo, la forza stessa per andare avanti. Mi massacrava completamente ma nello stesso tempo mi donava l'energia per resistere sotto di lei per quel tempo infinito.
Ma notai che da lì potevo vedere la sorte del miei amici della Valle.
Gong.
Ed ora vedevo Charlie Cucciolo che entrava. Con l’aria di un sonnambulo..

***

Avanzavo in ginocchio nella grande sala e mi passava in mente il sogno fatto la notte prima.
La principessa. La musica.
Un sogno iniziato con tutte le mie paure che si scioglievano come neve al sole in un'instante: una porta si spalanca davanti ai miei occhi…
..."ben arrivato Carlo, non vedevo l'ora che venissi"
Nella voce divina di Angelique: non poteva essere che lei.
Due baci sul viso.
Lei, sulla porta. In un attimo quella voce, quel sorriso erano capaci di mettermi a mio agio, come mai mi sarei aspettato. Mi prendeva per mano indicandomi la direzione.
Un lungo corridoio ricoperto da una moquette rossa. Il mio sguardo attratto dall'eleganza del suo incedere.
I suoi passi lenti, ma sicuri e il modo con cui muove le gambe: le scarpe di vernice nera che indossa, aumentano i battiti del mio cuore.
Mi soffermo a seguire il suo passo che affonda sulla moquette soffice.. …combattuto tra l'osservare ogni movimento dei suoi piedi, ed il timore che si possa girare d'improvviso e scoprirmi.
Mille pensieri che affollano la mente e cessano d'improvviso quando entriamo nella sala. La musica. La moltitudine di persone che c’è riaccende le mie paure.
Non sapevo fossimo in tanti per la cena..
Ed ora era troppo tardi per tornare sui miei passi.
L'unica persona che riconosco all'interno della sala e' Andy. Lo ricordo ancora nelle foto postate dell'ultima festa.
Lo vedo che sta succhiando il tacco di una sconosciuta dea della valle.
Mi distraggo e quando ritorno a guardare.. Che succede ? Sembra avere perso i sensi e due inservienti si avvicinano portandolo fuori dalla sala di peso.
Non riconosco nessuno.
Quello in fondo sembra Bad. Lo individuo dalla folta chioma. Sta conversando con una splendida fanciulla. Ma si, e' lei, Lavin, la principessina.
Mi osserva da capo a piedi senza proferire sillaba. Impenetrabile. Il suo sguardo riaccende l’ agitazione.
Rifletto sulla variabilità dell'universo femminile. Poco prima, con Angelique ero a mio agio, con il calore della voce, del sorriso, prendendomi per mano. La principessa, col suo sguardo severo e irriverente , mi ricacciava in un attimo nelle mie paure.
Mi guardo attorno cercando di sfuggirle. Cammino tra i tavoli.
Cerco disperatamente un viso conosciuto nella sala ma ogni tentativo risulta vano.
Ma non era questo che volevi ?
Un fruscio. Mi volto di scatto e...
Lei, Lavin !
"Vieni a bere qualcosa con me ?"
La musica della sua voce.
Ecco cio' di cui avevo bisogno per tornare ad essere me stesso. Non vedevo l'ora che me lo chiedessi, Principessa.
In un instante mi ero ritrovato e quella ragazza dagli occhi di ghiaccio, ora per incanto non mi faceva piu' paura.
"Ti piacciono i miei stivali?
Mai fui piu' onesto, immediato e sincero nel rispondere ad una domanda.
Lavin indossava un paio di stivali rosso fuoco. I tacchi invero alti e ancor piu' la forma stretta e appuntita dello stivale mi avevano letteralmente folgorato.
"Sono strepitosi principessa.."
Mostro' per la prima volta il suo sorriso.
- Un Martini per me e tu cosa bevi ?

***

- Ora, voglio fare per te una cosa che hai sempre sognato, Stiv…
Beatrice, si fermò per un attimo in piedi su di me.
- …E che finora il Fato non ha voluto concederti".
Cosa aveva in mente? La sentii che chiamava le altre Dee.. esortandole tutte a salire su di me insieme. Oh, Charlie Cucciolo è davanti a Lavin…

***

Lavin, la principessa. Ora non era più il sogno, lei è davanti a me. Mi getta a terra senza che neanche me ne renda conto. Sale sul petto con entrambi gli stivali, e mi guarda dall'alto del suo splendore…

***

Ma non avevo il tempo di guardare Cucciolo.
Le altre dee, libere in quel momento, non si fecero attendere e le vidi incedere verso di me non senza provare un brivido in quel che restava della mia schiena. Non si può spiegare cosa provai nel sentirle salire tutte su di me. Forse è paradiso: non so se è un modo di dire, oppure se sono già parte del pavimento del paradiso.
Vedremo se mi sveglierò domani…

***

Il tono di voce della principessa è tipico di chi sa come toccarti nei tasti giusti, al momento giusto.
- Cosa dicevi Carlo ? volevi bere? Cosa? Davvero pensavi di essere tu al centro dell’attenzione, stasera?
Risero tutte le dee. La musica di Brian Eno nel mio cervello. Il suo peso su di me.

***

La tempesta fuori dalle finestre. Parole di congiura nel vento.
Chi aveva invitato Beatrice la sinuosa alla cena della Valle?
Forse era solo un'idea vana ma passava un mormorio tra le file di chi era nella attesa di servire. Ma non pareva forse a tutti che ora le Dee si scambiassero sguardi sospettosi? Che si domandassero chi aveva osato? Erano forse vere le voci del complotto per rovesciare Saby la scura?
Gong.
Misteri nella notte cupa.

***

Quando sarebbe venuto in sorte il gioco del pode?
Il mito orientale del pode: sfilare sotto il tavolo e respirare gli odori intensi e meravigliosi delle Signore. E poi la benda sugli occhi e strisciare…
..A cercare la Dea che reclamava ascolto.
Il pode.
Chi avrebbe ricevuto la fortuna o la sventura? E quale sarebbe mai stata la punizione per chi avesse fallito?
Gong.

***

Davvero le dee erano nervose? I lampi correvano nel cielo ed illuminavano a giorno la sala della cena della Valle. Era forse solo il vento a mormorare le parole di congiura?
Il suono del gong.

Dalle cucine....

Sento i rumori dall’altro lato, dove si svolge la Cena. Ogni tanto portano qualche zerbino malridotto qui, nelle cucine, a disposizione delle serve. Io qui ci sono da ore. Ma quando esco quella schifosa di Claudia me la paga. Quando esco, già..
E’ andata così...
***

Da quando,per colpa di Ale&fede (1cfr. in Mistress destiny forum, Asdf),ho perso il lavoro e la faccia(ma questa è un'altra storia),mi guadagno da vivere consegnando pizze a domicilio da Ciccio o'fracicone".Questa sera una ragazza ha telefonato e ne ha ordinate un casino.
"Pronto, sfraccicone?"
"Sì,chi parla?" Ho risposto io e la voce mi era vagamente familiare...
Mi ha ordinato una quantità di pizze margherita da portare entro un ‘ora.
Un grazie e ha messo giù lasciandomi lì come un babà. Cerco di ricordare di chi possa essere la voce. Non ne sono sicuro però una vocina mi suggerisce che potrebbe essere quella di Claudia (cfr. M.d.f.). Ho paura che sia uno scherzo dei suoi,come se non le bastasse tutto quello che mi hanno combinato lei e le sue amiche.
Comunque potrei sbagliarmi,e poi il capo pizzaiolo ha visto che prendevo le ordinazioni,quindi mi tocca obbedire e tacere.Quando tutte le pizze sono pronte,le carico in macchina e parto per l'indirizzo indicatomi.
E’ una villa signorile alla periferia della città,circondata da un parco.Scarico le pizze e suono al cancello.
"Chi è?"
La voce femminile al citofono è diversa da quella del telefono.
"Ehm,le pizze,signora..."
"Quali pizze?"
"Quelle che ha ordinato..."
"Io non ho ordinato nessuna pizza!"
Claudia-brutta-merda-giuro-che-questa-me-la-paghi.
"Signora,è sicura?L'indirizzo che mi hanno dato è questo..."
"Entri un attimo che vediamo di capire che sta succedendo"
Il cancello si apre ed io attraverso un viale illuminato con 'sta torre di pizze da in equilibrio precario.Va a sapere che magari non decidano di prenderle lo stesso 'ste pizze,penso. Se no chi glielo dice a Ciccio che mi hanno preso per il culo?
Arrivo infine al portone della villa e mi accorgo che ha tutte le finestre illuminate,sento un vociare... Ci deve essere una festa:evvai che forse le piazzo davvero!Sulla porta non c'è nessuno,è solo socchiusa.Busso ma nessuno mi viene incontro,così entro."Permesso..."
Gong...
E questo suono cos’è?
C'è un'entrata buia,ma da oltre un altra porta vengono luce e rumore,così mi faccio avanti."Permesso"un'altra volta,e....
Una mano mi afferra l’orecchio e mi spinge verso le cucine. Non riesco a vedere chi è, ma invece da uno spioncino della cucina dò un’occhiata nel salone. E ci rimango di merda... Si, perchè ci sono bellissime ragazze che entrano ed una tavola imbandita di ogni bendiddio. E fin qui niente di male. Non fosse che sotto il tavolo intravedo delle persone. E stanno leccando e baciando le scarpe delle ragazze!!! Non vorrei sbagliarmi ma mi è parso di riconoscere Andybis.
Tale è la sorpresa per lo spettacolo che mi si è parato davanti agli occhi che ho un sussulto e le pizze mi cadono disastro totale:alcune scatole si aprono e le pizze si spiaccicano schizzando di salsa pavimento e muri della cucina.
E' in quel momento che tutte le serve di cucina si accorgono di me e cala un silenzio di tomba all'improvviso.
Gong...
La persona che mi teneva per l’orecchio ora lo riprende e tira più forte.
"E tu chi sei? da dove esci? Sabina,l'hai fatto entrare tu?"
"Io? Ma no, Lavin,non so chi sia"
Io sono ghiacciato dallo stupore e dall'imbarazzo."
-L-le pizze..."
La mano da dietro mi artiglia l'orecchio destro e me lo torce come dovesse dare la corda ad una sveglia.
"Ahiaaaa,no,quell'orecchio noooo!"
"Chi ti ha detto di entrare?Dovevi aspettare fuori,testa di cazzo"
E’ un tuono la voce femminile alle mie spalle. Cerco di girarmi e vedo una bionda che mi guarda divertita mentre cerco di divincolarmi in maniera patetica.
"Chi è Arte,lo conosci?"
"E' un idiota che dice che noi abbiamo ordinato delle pizze.Ne sapete niente voi altre?
Si rivolge alle serve in cucina ed coro generale risponde che no,nessuno ne sa nulla.
"E allora,testa di cazzo,come la mettiamo?"
"N-non s-so c-come mai,q-qualcuno ha f-fatto uno s-scherzo...per favore...l'orecchio..."
La tipa da ancora un mezzo giro e a me cedono le gambe e cado in ginocchio sul mucchio di pizze davanti a me.
"E questo casino che hai combinato come lo aggiustiamo,eh?" Lo dice senza accennare a mollare minimamente la presa.
"Hai sporcato i muri,i pavimenti,chi pulisce adesso,lo sguattero?"
"M-mi dispiace...p-per f-favore...mi lasci andare..."
Niente da fare,non mi lascia. "Che dite ragazze,merita una punizione?"
Risatine maliziose e tutte che strillano "siiii!!!"
"Ci risiamo,tutte le pazze capitano a me"non posso fare a meno di pensare. Comunque l'artigliatrice d'orecchie finalmente mi molla e con un tono falsamente gentile mi fa.
-Come ti chiami,tesoro?"
"Asdfg"rispondo con un filo di voce.
"Che cazzo di nome!E hai già cenato?"
"N-no"
"Che dite,ragazze,diamo da mangiare ad asdfg?"
"Siiii!"rispondono le ragazze con delle vocette eccitate.
Così Arte,o come mi pare di avere capito che si chiama,mi si para davanti e mi guarda dall'alto in basso.Io la guardo a mia volta e mi accorgo per la prima volta di quanto sia eccitante.
La cosa più giusta sarebbe che te le facessi mangiare tutte,queste pizze, a 4 zampe,come un bravo cagnolino affamato.Ma siccome sono gentile e brava"risatine di sottofondo"te ne farò mangiare solo 3".
Io mi sento sbiancare."C-cosa?!?"
"Hai capito bene:come punizione per esserti intromesso nella nostra festa privata e avere combinato 'sto merdaio con le tue pizze schifose che nessuno ti ha chiesto,adesso ne mangi tre direttamente dal pavimento,qui di fronte a tutti"
Chiude la frase mollandomi un calcio a bruciapelo,di punta,nella pancia che mi piega in due.
"M-ma s-sei scema... Lo farfuglio accasciandomi piegato in due sulle pizze.
Gong.
Tutte le servette della cucina si godono la scena come un piacevole intermezzo fra una portata e l'altra. La porta del salone si è spalancata e quelle dentro sghignazzano a loro volta. Le vedo beate,infieriscono sui ragazzi sdraiati a loro piedi: mi sembrano tutte bellissime e indossano scarpe che più belle non di può.
La bionda intanto alza un piede e me lo cala sulla testa,spiaccicandomela su una margherita ancora fumante.Mi ci strofina la faccia sopra,artigliandomi la nuca fra il tacco e la suola."Buon appetito"mi augura maliziosa,fra boati di risate dentro e fuori dalla cucina .Ho il muso e il naso appiattiti contro la pizza calda,sul pavimento,che brucia.
"Avanti,mangiamo o no?"mi intima lei,civettuola.Nonostante il dolore alla pancia provocatomi dal suo calcione,cerco di ribellarmi:mi puntello con le mani e faccio per tirarmi su."
- Adesso basta! Mi avete rotto i coglioni!
Lo grido impavido ma intanto lei mi appoggia un piede sulla spalla e mi risbatte giù,schiacciandomi a terra come una merdina.
- Ehi, ehi,ragazze,si ribella!
Io sono inchiodato a terra dal tacco di Arte che mi preme fra le scapole.Il pavimento è tutto vischioso di pomodoro,e non riesco assolutamente a tirarmi su.
- Lasciatemi andare...
Sto piagnucolando penosamente. Dal salone entra un'altra ragazza e si avvicina. Mi si ferma di fronte e mi guarda la faccia tutta lorda con una smorfia di disgusto esagerata.
- Che schifo,bhlea..
Lo dice e alzando un piede mi schiaccia a sua volta il viso sul pavimento.
- Avanti, dai mangia 'ste pizze e non fare storie, coglione!"
"Brava Lavin"dice Arte scoppiando a ridere.
Che miserabile verme che mi sento con queste due stronzissime&bellissime Dee che mi tengono fermo come uno straccio,sotto i loro tacchi,spiaccicato a terra in modo ignobile,su queste pizze davvero schifose,tutto sporco,e le altre le serve e le cuoche che sghignazzano come sceme.
Non so se qualcuno degli zerbini umani dal salone vede niente. Ma non sento che silenzio. Forse leccano e subiscono e stanno zitti
Intanto sento che al mio “ehm, uccello” questa situazione così piace in maniera irrazionale.
"Ma cosa mi passa per la testa"
Mi becco un'altra bella pedata sulla testa che se non ci fossero le pizze ad attutire il colpo mi spaccherei il naso.
"Alloraaa!Le vogliamo mangiare queste pizze o no?"
Finalmente mi decido e,sotto la pressione costante del suo tacco,mi decido ad obbedire,allargo le mascelle e cerco di ingollare quella che ormai è diventata una poltiglia Sento che tutte intorno ridacchiano felici.
Fatto sta che mi fanno mangiare 3 pizze margherita 3 schiacciandomi sotto i piedi.Se le pestano bene sotto le scarpe e poi..
- Avanti!Dai!Obbedisci!Ah,ah,ah,!".
Odiose.E tutto questo lo devo a quella stronza di Claudia che mi ha fatto questo scherzetto di merda e guarda dove sono capitato,in questa gabbia di matti.Quando finalmente finisco quell'insano pasto,ho la pancia che mi sembra stia per scoppiare.
Sfido. 3 pizze!Da coricato&pressato!
Le due che fino a quel momento si erano prese cura di me soddisfatte mi lasciano andare! Portano qualcuno in cucina, ridotto maluccio. Cavolo ma è davvero Andybis.. Ma non ho tempo di pensare ad altri.
E’ arrivata un'altra stronzetta.Con un piede mi gira a pancia in su.Io mi sento gonfio come un otre,non riesco a muovermi,mi sento completamente indifeso.Si china su di me,sul mio volto tutto impiastricciato, e con due dita mi pinza il naso costringendomi a spalancare la bocca.Mi ci infila il collo di una bottiglia di coca-cola da un litro e mezzo,piena.
"Avanti, bevila tutta chicchino,così digerisci tutta la pizza"e tutte le servette intorno scoppiano a ridere per questa super spiritosaggine.
Cazzo,Bea, così lo ammazzi..
Così la stronzetta si chiama Bea. Ma l’altra non fa nulla per fermarla,anzi:si gode lo spettacolo schiacciandomi una mano sotto il tacco aguzzo della sua scarpa.
Sono proprio stronze! Non posso fare a meno di rassegnarmi e ingoiare tutta quella coca.Alla fine sembro una mongolfiera.Ho lo stomaco così dilatato che sembro incinta di qualche mese.Le ragazze ridono sguaiatamente e senza motivo alcuno cominciano a prendermi a calci.Calci di punta,di tacco...come fossi un sacco di patate,ma io sacco di patate non sono e mi contorco penosamente sotto i loro calci,sguazzando fra le pizze.La coca-cola inizia a fare effetto e a ogni calcio che mi arriva nella pancia mi scappa aria.
Uno spettacolo disgustoso!Questo fa aumentare l'ilarità delle ragazze che raggiunge livelli di isteria. Tutte si uniscono al massacro.E' una pioggia micidiale di colpi in ogni centimetro del corpo.
"Bastaaaa! Pietàààà!Vi supplico! Ahiaaaa! Ahia!".
Ho paura che queste sono completamente folli e mi vogliono mandare all'altro mondo.
"A morte il portapizze!!"
"Siii!Schiacciamo questo schifosooo!"
"Wueeee!Yuppiiii!!"
Giù risate.
Dopo un po' si fermano.Io incredibilmente sono ancora cosciente. Ansimante,tutto stracciato,sporco di sangue e pomodoro,coricato in una pozzanghera di pizza schiacciata.
"Allora,hai capito che non devi portare pizze a chi non te le ha chieste,asdfg? Lo chiede una delle serve, ansimando dal ridere e dal tirare calci.
"S-si,b-basta per favore..."
"Bene,adesso noi abbiamo da fare.Tu da bravo prendi acqua e stracci e pulisci tutto questo schifo,se non vuoi un altra razione di calci,ok?"
"V-va bene"
Qualcuna mi porge un secchio d'acqua e alcuni stracci. Li afferro e mi metto al lavoro. L’avevo sempre pensato che la vita nelle cucine è dura.
Gong..
Ma cos’è questo suono?

***

Anche adesso mille domande mi frullano per la testa indolenzita.Dovrei rientrare in pizzeria,al lavoro,ma come faccio?
Gong.
E questo maledetto suono!
Cosa racconterò a Ciccio o'fracicone?Come cavolo faceva Claudia a sapere che qui si svolgeva questa festa assurda?
Comunque sia,questa volta Claudia me la paga. Quando riesco ad andarmene di qui...
Letto 3758 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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