Italian English
Venerdì, 26 Dicembre 2003 01:18

La Cena della Valle - Seconda Parte -

Scritto da  Redazione
Vota questo articolo
(0 Voti)
Solleva il suo piedino poggiando il lungo tacco a spillo sulla mia spalla; il brivido che mi percorre è così intenso che quasi me ne vergogno, mentre mi volto per leccare la caviglia con la punta della lingua...

Gong... il tempo passa e ne accadono di cose nella grande sala della cena e tutto intorno... Fino ad ora me ne sono stato in un angolo ad osservare e penso che forse essendo uno tra gli ultimi arrivati, non vengo ancora sottoposto a particolari "trattamenti di favore"... ..ma invece mi sbaglio.
Ad un certo punto sento un forte dolore nella schiena, molto timorosamente giro il mio sguardo e vedo la Divina Arte che mi guarda e sta ruotando il tacco della sua scarpa nella mia schiena: con un sogghigno mi dice che c'è rimasta ancora una pizza da mangiare e non vuole che possa andare sprecata.
Io mi sento in preda al panico e non so che cosa abbia in mente: a suon di calci mi porta davanti a ciò che è rimasto dell'ultima pizza ormai fredda e senza forma.
Mi dice che ha in serbo per me un giochetto, ma che è anche una prova di resistenza: mi fa stendere a pancia in su, dopo di che mi fa raccogliere con le mani quel che rimane della pizza e mi ordina di metterla sul mio petto.
Io senza neanche pesare minimamente a cosa aveva in mente, eseguo prontamente il suo ordine.
Senza neanche darmi tempo di reagire, mi sale con entrambi i tacchi sul petto ed inizia a disintegrare letteralmente quel che rimane della pizza, saltando su di me: il dolore è davvero forte, quasi insopportabile, ad un certo punto si ferma e mi guarda. Io sto piangendo dal dolore.
Mi dice che è ora che io mangi e dovrò mangiare tutto direttamente dalle Sue Scarpe, con Lei sempre in piedi su di me: più tempo ci metterò e peggio sarà per me, perché Lei non scenderà fino a quando non avrò finito la pizza e le Sue scarpe non saranno perfettamente pulite.
Nel giro di 15 minuti avevo finito tutto e le Sue scarpe sembravano come nuove.
Allora lei mi disse una cosa che mai mi sarei aspettato, che in fondo ero stato abbastanza bravo, e che per premio mi avrebbe concesso di bere qualcosa.
La seguii a 4 zampe fino ad un divano che era li vicino: nel frattempo mi fece portare una bottiglia d'acqua tra i denti. Lei si sistemò sul divano, io in ginocchio di fronte a lei.
Mi ordinò, usando solo la bocca di toglierle una scarpa: questo suscitò in me una certa eccitazione... ma eseguii prontamente. Dopo di che mi disse di versare un po' d'acqua all'interno della Sua DIVINA scarpa e di bere direttamente dalla parte del tacco.
Io fui felicissimo, ma lei si accorse che nelle mie parti basse... qualcosa si muoveva: iniziarono da quelle parti i calci.
Poi mi disse che se avessi fatto cadere anche una sola goccia di quel prezioso liquido che si era formato me ne sarei pentito amaramente.... ..che Lei era stata cosi gentile con me e che quello non era il modo per ringraziarla.

***
L'aria frizzante entra nella veranda davanti alla grande sala. Da dentro mi raggiungono voci, urla e risate.
Hanno appena finito di dare il ben servito al pizzaiolo, le Dee; lo sento lamentarsi dietro il grande portale a due ante che separa il fouyer dal Salone delle Feste.
A terra osservo tutti quelli che, fino ad ora, sono stati chiamati a servire; non ne è rimasto gran che ma ... quel poco che ne è rimasto è felice; Napo giace supino facendo certamente l'appello dei suoi pensieri, quello delle ossa rotte che ha appena terminato deve averlo soddisfatto.
Vedo Vince misurare a grandi passi la stanza tapezzata di rosso; si volta di nuovo verso il grande uscio del salone, poi riprende inquieto a camminare; mani serrate dietro la schiena.
Ha smesso di piovere nel frattempo e la luna tenta di affacciarsi tra le nuvole; la mano va al taschino ed estrae il pacchetto di sigarette.
Ne accendo un'altra guardando fuori; non indosso la tunica come tutti i miei confratelli, l'ho rifiutata con tutta la cortesia di cui sono stato capace e quindi adesso rimango fuori. Scambio sguardi e sorrisi con tutti coloro che hanno accettato l'onore di servire ... io non posso ... non posso.
Fermo una cameriera in transito e le chiedo se vuole recapitare per me qualcosa al tavolo delle Dee; mi guarda incerta; non capisce da che parte sto.
Ripeto la domanda: " ... per favore ... è importante per me ... lo farà ? "; annuisce ed io la trascino verso la macchina che ho posteggiato a poca distanza dal grande ingresso.
Apro lo sportello, estraggo il mazzo di rose color arancio e affidandoglielo le stringo le mani nelle mie; "lo porti al tavolo per favore e lo consegni alla Signora Sabina ... lei capirà ... forse ... ".
Mi infilo in macchina e metto in moto, i fari bucano il buio del viale; dallo specchio la vedo avviarsi nel fouyer e penso a quello che ho scritto nel biglietto ... "Alle mie Regine, perchè possano scusare una assenza che forse un giorno non sarà più tale ...

***

Avevo scelto il vestito rosso con le rose blu, e avevo lasciato i capelli sciolti sulle spalle.
In fondo sarebbe stata una riunione di chiacchiere tra signore! Avevo semplicemente disegnato gli occhi di kajal e mascara e e sulle labbra una matita rosso india.
Pensando al di sotto di questo tavolo avevo rimesso le calze fumo di londra che portavo da due giorni, tenute alte dal reggicalze e gli stivaletti morbidi di camoscio con il tacco basso a clessidra. Non è che mi andasse di porgere i miei piedini nudi a quegli sconosciuti li sotto!
Magari più tardi…qualcuno poteva anche farmi cambiare idea. Per ora pestavo piacevolmente ed indiscriminatamente.
-Ma siete nudi sotto quei graziosi vestitini?
Risate alla rotonda di meravigliose Signore.
Senza parlare della cuoca, grassa quanto una mamy. Il seno, una piattaforma, avresti potuto appoggiarci due boccali di birra.. Teneva d’occhio i camerieri a quattro zampe e mani e stinchi saggiavano il suo peso.
Noi signore distratte dalle chiacchiere, ogni tanto la vedevamo sollevare qualcuno per le orecchie e scomparire in cucina. Eravamo, d’altra parte, troppo prese da quello che ne usciva per curarci di cosa succedesse a chi c’entrava.
Gli antipasti erano stati un esordio straordinario: insalata di carciofi crudi, frutti di mare e uova ambrate di pesce; un fiore di vulve di cozze e arselle gratinate e fiammeggiate di brandy; ed ora, un fiore di zucca ripieno di acciuga e mozzarella, decorato da un fiocchetto rosso a cui è legato un minuscolo biglietto.
- Ohhh!?
- Cos’è? Il dolcetto della felicità?
- La massima del giorno?
- E’ una rima! Una rima per ciascuna.
Ma già un altro piatto si affacciava, mentre il vino rosso girava, fruttato sulle labbra, amabile nelle gole e caldo sin oltre le viscere, tra risatine e battute, e gli sguardi delle dee a conoscersi e studiarsi, e ogni tanto un pettegolezzo, con le code degli occhi a segnalare su chi cade li sotto e attorno al tavolo.
- Ma questo non si mangia!?
Le bocche dei servitori porgono un piatto di porcellana in cui sono adagiati, con nostra sorpresa , chicchi di grano, petali di rosa, monetine.
Li avevo già visti quei piatti…
La cuoca sussurra qualcosa a Sabina, ma fu come la sussurrasse a tutte o come improvvisamente tutte sapessimo cosa farne.
Ci alzammo al fianco del tavolo e lanciammo in aria i piatti che lasciarono volare ovunque i mille chicchi e frantumarono a terra disseminando i loro cocci. .
Vicino a me Claudine guardava dispiaciuta il suo piatto che non si era rotto, lo schiaccio' col tacco con forza frantumando anche quello.
I camerieri e il resto della valle che attendevano sulla soglia restarono esterrefatti, mente già sul pavimento petali rossi si confondevano a macchioline di sangue
- Che peccato però disperdere tutto questo grano!
- Che pensi May?
- Che queste belle boccucce potrebbero raccoglierlo, naturalmente continuando il servizio, e venire a poggiare sui nostri grembi un chicco a la volta. Che ne dite?

***

Percorro la strada che mi separa dal caos della città; la macchinina nuova, ritirata due giorni fa dal concessionario, sobbalza sul lastricato illuminato dai fari.
Penso che la Cena della Valle non poteva svolgersi che lì, dove tutti i VIP si ritrovano per i loro convegni più o meno riservati.
L'ultima volta che avevo messo piede in quella villa ero armato di telecamera, come al solito, incaricato delle riprese ufficiali dell'evento, un matrimonio, non tra un lui ed una lei, ma tra le loro famiglie; loro invece si sarebbero cornificati a vicenda a partire dal giorno successivo.
Getto uno sguardo sul sedile a fianco dove stava il mazzo di rose ... d'istinto, un'occhiata al retrovisore e tiro il freno a mano; faccio piroettare la vettura e la fermo sul ciglio opposto della carreggiata, perfettamente allineata dopo l'inversione di marcia, come ai vecchi tempi; "però ... vecchio Disc ... il manico ancora c'è, nonostante l'avanzare dell'età" dico tra me e me; "D’accordo ... non sono nell'animo giusto per partecipare alla Cena ma, scambiare qualche parola e fare qualche ripresa questo si ... perchè no ... "
Imbocco il vialetto che conduce all'ingresso della Villa un pò troppo allegramente; il risultato è un rumoroso bloccaggio sul ghiaino del posteggio nel momento che fermo la vettura.
Scendo e prendo la mia inseparabile telecamera dal sedile posteriore; corro verso l'ingresso ancora ingombro di persone e punto la mia arma al cielo per fare "l'esterna di apertura", la carrelata all'esterno che aprirà il video di questa memorabile serata; si, la luce che illumina la facciata della villa in stile tardo vittoriano è sufficiente; stringo l'impugnatura trattenendo il fiato e sto per premere lo start poi, d'un tratto, mi blocco: " ma chi mi ha autorizzato a riprendere ?
Nessuno !"- mi dico, abbandonando l'inquadratura dell'angolo alto a sinistra della costruzione; mi avvio verso il foyer traversando l'ampia veranda e mi guardo intorno; ancora all'esterno qualche valligiano che non credo di conoscere, guardano la telecamera con aria interrogativa.
Vedo venire verso di me un armadio guardaroba dai capelli lunghi; deve trattarsi del Bad a giudicare dalla stazza: "Lei chi è e dove và con quella", mi fa con l'indice teso verso la telecamera ed uno sguardo tutt'altro che rassicurante; "Sei Bad ?", rispondo e l'indice torna in posizione di riposo.
"Sono Discovery ... ciao Bad"
"Ah ... dove vai con la telecamera ... non era prevista"
"Si ... l'ho spenta ... mi sono reso conto solo dopo averla portata di non poter riprendere ... piacere di conoscerti"
"Hmm ... perchè non partecipi ?"
"Testa in altri lidi mio caro Bad ... qualche guaio in questo momento"
"Buttati sotto ... ti passerà"
"No ... non è il caso ... come sono le Dee, Bad ... sono magnifiche vero ?"
"Hmm ... specialmente da sotto il tavolo"
"Sto cercando Vince, l'hai visto ? Era qui, prima"
"E' in giro a controllare ... era qui ancora poco fa"
"A dopo Bad ... mi faccio un giro"
Cammino per il foyer tappezzato da parati rosso porpora e oro; gli arazzi alle pareti li conosco bene e, chi lo avrebbe mai detto, stasera li guardo con altro occhio; mi sembrano addirittura piacevoli.
Penso a quello che avrebbe detto il Vince in proposito ... vecchie croste impolverate che fanno il verso a quelli veri ... mi sembrava di sentirlo.
Dietro di me risuona una voce accentata inequivocabilmente di fiorentino: " o che c'è anche la RAI stassera ... o che TG ti manda ... grullone"; mi volto e so che si tratta di FPL, ci abbracciamo come vecchi amici.
Proseguo attraversando il grande ambiente; sulla sinistra la grande porta aperta conduce nel guardaroba, grande come casa mia, dove è stato attrezzato una sorta di ospedale da campo; Napo giace ancora supino ed ancora in preda a visioni magiche; sono certo che se potesse specchiarsi avrebbe paura di se stesso.
Scavalco le sue gambe per avvicinarmi ad un ragazzo che giace raggomilato a terra, si lamenta; non posso fare a meno di gridare: "Oohee ... questo sta male davvero !! ".
Non lo conosco, forse è uno dei nuovi valligiani; è cosparso di graffi e tagli, quando gli sono vicino, solleva appena una mano e farfuglia: "fatti i cazzi i tuoi ... sto benissimo ... mai stato meglio".
Rido di gusto e mi volto verso Napo; il viso pesto ed il corpo trito come fosse finito sotto un tram, borbotta a voce bassa. Mi avvicino per capire cosa farfuglia: " .... mmhhhh .... che bello .... mmmhh ... ancora ... non ho paura adesso ... ancora ... "; gli tocco una spalla e sussurro in quel che rimane del suo orecchio sinistro: "Ancora cosa, Napo ... ti hanno tritato come si trita il sale grosso per farlo fino"; ride e si lamenta per il dolore che il riso gli provoca.
Tutto intorno e lungo le pareti, tappeti vecchi e nuovi giacciono più o meno coscienti.
Sono piegato in due mentre mi muovo intorno per decifrare qualche viso, quando inquadro un paio di magnifici piedini inguainati in scarpine nere mozzafiato; intravedo le linee che separano le piccole dita, subito sopra il decolletè, attraverso le calze nere velatissime; lo sguardo sale lungo le gambe, magnifiche e lunghissime, orlate da una preziosa gonna in pelle nera; cado in ginocchio per la sorpresa mentre arrivo a vedere il viso, occhi scuri in un bell' ovale contornato da una chioma marrone; non riesco a proferire parola, il cuore è nel campo rosso del contagiri.
Non devo avere una gran che furba espressione, dal momento che Lei scoppia a ridere incrociando il mio sguardo.
"Ma che faccia da scemo ... devi essere Discovery, visto che sei in ... come dire ... in borghese"; è diventata improvvisamente seria, sottolineando quell' in borghese" con un tono tanto duro da farmi trasalire; è una Dea della Valle ... ma chi sarà ... d' istinto mi protendo per baciarle quei piedini meravigliosi; mi lascia fare mentre li bacio voluttuosamente entrambi; mi rendo conto di avere il viso in fiamme per l'eccitazione, ma per nulla al mondo voglio dispiacerla, chiunque sia; mi ritraggo e rimango inginocchiato, guardando ancora il suo viso.
Solleva il suo piedino poggiando il lungo tacco a spillo sulla mia spalla; il brivido che mi percorre è così intenso che quasi me ne vergogno, mentre mi volto per leccare la caviglia con la punta della lingua.br> "Mmmhh ... dovrei pestarti come si pesta l'uva per farne vino, caro discolino, ma visto che non sei dei nostri stasera, non ti darò questo onore"; è LEI .... è Sabina ... non riesco a dire una parola, posso solo balbettare qualcosa che vorrebbe assomigliare ad un " buonasera mia Regina".
Mi sorride, sposta il regale piedino dalla mia spalla e si volta, guardandosi intorno; tocca tutti gli zerbini con la punta delle sue scarpine e si assicura delle loro condizioni, alcuni mugulano, altri cercano di baciare ancora quella scarpina ma, d'un tratto, Lei si china verso uno di loro, lo afferra per i capelli con entrambe le mani sollevandolo da terra.
Il piedino sinistro pesta una mano dello schiavo mentre la gamba destra si sposta indietro e lascia partire un potente calcio che colpisce l'uomo in pieno stomaco.
L'ululato che segue è spaventoso; Sabina non molla la presa, nè con le mani, nè con il piedino; la gamba destra vola ancora indietro e lascia partire un secondo calcio, ancora più violento, sempre nello stesso punto.
Lo schiavo caccia un urlo e si contorce, ma Lei non molla ancora; pressa ora il viso dello zerbino, con entrambe le mani sempre chiuse a pugno tra i capelli, su quello stesso piedino che pesta la mano; poi molla entrambe le prese e l'uomo rotola fino contro la parete dalla parte opposta della sala.
Non so chi sia lo schiavo, certo è che la serata per lui promette bene; Sabina fa cenno alla cameriera che prima mi aveva aiutato, di avvicinarsi; parlotta con lei a bassa voce poi prosegue nella sua visita lungo il guardaroba come un medico nella corsia di un ospedale.
Nel frattempo, la cameriera si prodiga a "convincere" lo zerbino ad alzarsi dal pavimento; noto solo ora che indossa un paio di magnifici sandali bianchi altissimi, aperti su due piedini decisamente sexy che colpiscono crudelmente, e di tacco, lo zerbino proprio nel centro della schiena.
Mi viene da pensare che sarà veramente difficile farlo alzare in quel modo e, nel contempo, che a me invece si sta alzando qualche altra cosa; la cameriera picchia e trascina finche l'uomo, stentatamente, non ritrova una posizione quasi eretta; lo accompagna fuori, dirigendosi verso l'uscita, una mano stringe i capelli e l'altra colpisce dove può.
Sono madido di sudore, eccitato come un pellicano alla vista del pesce, quasi mi dimentico la telecamera mentre mi sollevo e riprendo il mio vagare alla ricerca di Vince, che ancora non vedo.

***

Vince sentì Discovery che lo stava cercando. Sentì l'affanno dei suoi pensieri, la sua ansia. Ma non poteva muoversi dal suo posto. Saby lo stava osservando con la coda dell'occhio e sorseggiava il Brunello dal calice cristallino.
C'erano ombre nella stanze , le lunghe ombre di pensieri in volo. C'erano desideri tra quelle mura. E sospetti... Incombeva l'ora del pode quando i piedi delle dee sarebbero stati liberati ed il gioco parallelo alla cena avrebbe avuto inizio..
I pensieri. La musica dei ricordi. I desideri.
Gli occhi correvano alle calze di May. Ella ora le sfilava lentamente. Il pode era dunque incombente.
La videro alzarsi dopo aver rimesso le scarpe. L'allegra crudeltà di May.
Edcv le sorrise e si alzò a sua volta: posò i piedini sul tavolo e sfilò a sua volta le calze. Luis Carpet sussultò..
Forse tra quelli inginocchiati in attesa avevano adocchiato qualcuno della Valle?
Quelle calze appena sfilate sarebbero state bavaglio per il pode? Avrebbero serrato una gola? O forse May ed Edcv si muovevano solo per osservare più da vicino gli inginocchiati...
La voce di Claudine inseguì gli scrosci di risa delle signore.. Diceva qualcosa, ma un tuono coprì le sue parole...
. La cena proseguiva. La notte era ancora lunga...

Sono disteso ai piedi della sedia di Angelique, a farle da poggiapiedi, da quanto? Sarà un'ora? E' difficile valutare il tempo, preso dalla delizia di sentire i suoi piedi leggeri posati sulla mia schiena.
L'unica cosa che mi spiace é di non potere ammirare i suoi bei piedini elegantemente calzati, le sue caviglie snelle.
Ho la testa voltata verso destra, immobile per non disturbare il suo relax, e riesco solo a vedere i graziosi piccoli piedi in eleganti decolleté grigie della sua vicina di posto, sempre sconosciuta, che ho presunto potesse essere Claudine o May.
Comincio a sentirmi un pò anchilosato dalla posizione ferma, ma é come sentirsi anchilosati in Paradiso.
A tratti, sento il suo tacco premere un pò, ma senza crudeltà, sembrano anzi affettuosi cenni di attenzione. E ogni tanto la punta del suo sandalo mi sfiora gentilmente la guancia, come una carezza.
Sento le voci delle Dee conversare, fra risate argentine, di un misterioso "Gioco del Pode", che pare fosse in voga fra le Amazzoni, ma non riesco ad afferrare bene tutto il discorso.
A un certo punto, sento che Angelique mi toglie un piede di dosso. Ho la sensazione che si stia chinando, poi, con una certa sorpresa, vedo il suo sandaletto posarsi accanto alla mia faccia, con una tartina appoggiata in equilibrio sulle dita. Divertito e ammirato, mi allungo e ne addento un angolo. La tartina é troppo grande per un boccone solo, quindi ne stacco un morso, facendo bene attenzione a non farla cadere. Inghiottitolo, mi protendo e afferro l'altra metà fra le labbra, che sfiorano appena la calza della mia Signora. Mastico di nuovo, e sento la sua voce allegra che mi dice : "Non lasciarmi bricioline sul piede !".
Infatti ce n'é qualcuna. Con la punta della lingua, delicatamente, comincio a rimuovere le briciole incastrate nella calza di seta, fra le sue dita. Un paio di volte vedo guizzare un breve fremito lungo il suo piedino. Le avrò fatto un pò di solletico ? O sarà qualcos'altro?
Ho finito di ripulire le briciole, e approfitto della circostanza per baciare ancora una volta quel meraviglioso piedino, un bacio casto, devoto. Dopodichè mi appresto a riprendere il mio compito di appoggiapiedi, ma lei non toglie il piede. Anzi, lo protende nuovamente a portata della mia bocca. Il suo piede meraviglioso.
Questa volta il mio bacio é bruciante, interminabile, appassionato. Potrebbe durare tutta la mia vita. Ma infine lei si ritrae, e il suo piede si appoggia di nuovo, tranquillamente, sulla mia schiena. Ed io rimango lì, in Paradiso, ai piedi della mia Dea.

***

Quel che rimase di me dopo il trattamento della principessina e di Arte, fu nuovamente portato al tavolo della cena, laddove si stava per disputare l’antico gioco del pode.
Su esplicita richiesta di alcune dee, vi sarei dovuto partecipare io per primo, quale onore!, nonostante la mia faccia fosse di già ferita dal tacco di Lavin e dalle pedate di Arte.
Fu quindi legato su una tavola al di sotto di un altro tavolone rotondo presente in sala, e scoprii che ero in pratica su una ruota e avrebbero potuto farmi liberamente girare intorno a loro piacimento.
Scoprii che intanto le dee si erano tutte andate a cambiare e notai che tornavano tutte vestite allo stesso modo, senza calze, gonna lunga nera con spacco, scarpe chiuse con tacco alto.
Si accomodarono al tavolo tra risolini vari di eccitazione e la più esperta Saby decise di spiegare in breve le regole del gioco, a beneficio delle altre dee e dei tappetini che vi sarebbero seguiti.
Il gioco, spiegò, era un antica tradizione amazzone, e consisteva nel farsi riconoscere dal tappetino solo in base all’odore e al gusto del singolo piede, dopo averlo fatto annusare e gustare per qualche minuto. Se il tappetino indovinava il gioco continuava, se no il tappetino andava punito.
Lì l’eccitazione crebbe, al sentire la parola punizione, visto che molte di loro non avevano ancora avuto modo di divertirsi abbastanza.
Decisero di non bendarmi, prima variante al gioco, anche perché non apparivo in piena forma, anzi, non mi ero ancora ripreso dalle pedate di prima. La ruota girò, ingranaggi metallici in movimento, e, compiuto qualche giro, si fermò.
Un paio di nudi piedi mi si posò in viso, non li riconobbi affatto, mentre la mia lei, si divertiva a passarmeli su tutta la faccia, dal tallone alla punta e viceversa, facendomi odorare l’aroma del suo sudore. Erano piedi non molto grandi e subito pensai a Lavin, ad E. o Edcv, forse Angie. Insomma una grossa confusione nella testa.
Il piede si fece strada tra le mie labbra, entrandomi in bocca di prepotenza, i risolini continuavano mentre forse Saby o qualcuna altra faceva –sshht!- per raccomandarsi al silenzio.
Dopo avermelo fatto entrare in bocca, si rimise le scarpe e me le appoggiò sul viso.
Avevo da quel momento trenta secondi per rispondere.
Oppresso dal peso delle calzature, dal tacco sulla guancia, faticavo a parlare e a pensare. Passati i 30 secondi, mi tolse le scarpe dalla faccia, dovevo dire un nome, Angie, io dissi, al che tra l’ilarità generale mi trassero fuori da sotto la tavola e fissai sorridente il viso di Edcv, quella che mi aveva torturato la faccia.
Dovevo essere punito, i suggerimenti delle dee non mancavano, -Schiacciali la faccia sotto i tacchi! –Prendilo a calcioni!- etc etc ma Edcv optò per quello che aveva desiderato già da prima della cena, i salti sulla pancia.
Fui quindi estratto completamente da sotto la tavola, restando legato, e la bella edcv, alzò il piede sulla mia faccia, -mi piacerebbe saltellare lì- disse ma salì con entrambi i piedi sulla mia pancia.
Al primo saltello l’aria fuoriusci’ dai miei polmoni con violenza, al secondo sentii un forte dolore allo stomaco , il terzo che seguì e il quarto mi fecero diventare paonazzo, non riuscivo a respirare.
- Ragazze! Che bello! Dovreste provare! E’ bello saltellare sulla sua pancetta, yuhuu!
Così diceva, ogni tanto guardandomi in faccia tra un saltello e l’altro, per vedere se non altro che non avessi perso i sensi e verificare i danni sulla mia pancia.
Quindi salì sulla faccia e compì alcuni saltelli finali sul mio viso, i suoi dolci e bellissimi piedi, il cui gusto era ancora in me, ma quelli furono proprio di troppo e persi i sensi, e mi trovai esanime sotto i suoi piedi nudi.
Non sentii i complimenti delle altre dee, non percepii le corde sciogliersi e liberarmi, non capii quando venni di nuovo portato in cucina e steso a terra lasciato al normale calpestio di cuoche e cameriere, mi svegliai solo più tardi, il torace dolorante, le ferite di molte scarpe e tacchi ovunque, steso a terra sotto i piedi..

***

..Quel che Andy ignorava, e chissà se ormai avrebbe più saputo, era che la sorte la aveva prescelto... Andybys: lo sperimentatore del campo da gioco ove le Signore si sarebbero misurate....
Un momento dopo la sua uscita, mentre le risatine delle signore si facevano più fitte e nervose, nella sala si fece buio... Solo qualche raro fulmine della tempesta che si stava di nuovo pericolosamente avvicinando, riusciva a filtrare tra le pesanti tende scure che nascondevano le finestre..
Il volo radente di un uccello delle tenebre sfiorò i capelli di Bad e nell'oscurità si udirono parole senza senso che inseguivano i pensieri nascosti..
Forse proprio quelle ali misteriose erano un segno: forse cercava le emozioni dei serventi per riferirle alle Signore..
D'improvviso come era scomparsa la luce tornò... In quell'istante tutti i serventi superstiti della Cena poterono ammirare le Signore.. si muovevano delicate e maestose nei loro abiti eleganti da polo-pode.... I loro occhi si incantarono le meravigliose decollettes bianche legate alla caviglia che indossavano tutte, dai tacchi infiniti che tra poco sarebbero scivolati sulla loro pelle... Ecco, ormai era tempo di dare inizio al vero gioco.
Il polo-pode, nelle sue infinite varianti, vedeva quella notte un tavolo e le carte francesi. I muri per incanto mostravano le combinazioni che si susseguivano. La Signora vincente di ogni mano avrebbe avuto diritto a chiamare uno dei suoi schiavi. A costui bendato era affidata la sua fortuna. Doveva riconoscerla dal peso sul suo corpo e finalmente dal suo profumo. Quando l'avesse fatto, avrebbe porto le umide labbra alle dita del piede della Signora . Ma se solo avesse fallito la sua eliminazione dal gioco sarebbe stata immediata e la Signora sarebbe incorsa nella penalità.
Fascino pericoloso del gioco. La vita e la morte come un sospiro nelle ali vaganti di un pipistrello.. La morte nel cuore della signora, l'unica morte temuta davvero dai convenuti..
Vincente, al termine del gioco e forse della notte, la Signora in possesso di più serventi del piede e con il maggior numero di punti conquistati da loro stessi con l'abilità e forse la fortuna.. Ora la carta più alta avrebbe stabilito la prima scelta delle Signore...
I serventi ormai erano tutti bendati e nessuno di loro potè vedere l'increspatura sulle labbra di Claudine quando Sabina scelse Vince, nè il dispetto dell'altra alla sua scelta di Nik, nè l'impazienza della principessa Lavin a vedere Bad scelto da May, nè quella di Angie quando Lavin in gran dispetto con il mondo scelse Sabadil, nè quella di Arte a vedere il suo Juan Stek nel corredo da gioco di Angie stessa..
Ma quella era la competizione, quello il gioco..solo Edcv sorrideva quando nella seconda mano scelse Riviere dopo il suo Carpet fidato..
Via via Tappy passò nel campo di Angie e Maxim in quello di May, Charlie con la principessa, Stiv con Arte, Escargot e Spray andarano alla corte di Claudine... e via via tutti gli altri, Galk ultimo ad intonare il Dies Irae per sollecitare penitenza e sottimissione alla Signore..
Un attimo ancora e le note di “Honk Tonk woman” risuonarono nella sala...Il gioco aveva inizio.. Il gioco che avrebbe consacrato la Regina della Valle, quella che avrebbe scelto i suoi fidi a piacere tra i serventi superstiti...Anche tra le fila delle sue rivali, nell'approssimarsi delle grandi sfide della Valle contro ogni temibile avversaria...

***

In quel preciso momento si udì un trambusto: veniva dalle cucine o forse ancora da più giù, dai sotterranei.
Un intruso con la faccia nascosta da una maschera giapponese si dibatteva trattenuto dalle guardiane. La scura Saby a vedere quanto accadeva si turbava. – Cosa accade, qui? – Ha cercato di intrufolarsi questo essere viscido, Signore... Forse è il caso di punirlo in modo che non lo dimentichi mai più...
Quello che disse la scura in quella notte di tempesta nessuno l’avrebbe scordato, mai. – Niente affatto, mie care... Accompagnatelo alla porta e liberatelo. Qui non si punisce nessuno che non scelga da solo e per il desiderio di essere ai nostri piedi.
La Valle è la libertà, la libertà di darsi a qualcuna di noi per il desiderio di essere parte di lei. Per sempre.

***

Al suono del gong lo sconosciuto con la maschera da giapponese venne accompagnato alla porta: aveva dei complici senza nome. Ma questo in quella notte della grande cena non interessava nessuno. Iniziava il gioco del pode, per scegliere la nuova regina... Ma questa è un’altra storia..
Letto 2256 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
Layouts
Colors