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Sabato, 10 Gennaio 2004 09:06

Le regole del gioco

Scritto da  robyn
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Aveva deciso di affidarsi ad una mistress dopo aver riflettuto a lungo su se stesso. I suoi pensieri e le fantasticherie di mortificazioni e il desiderio di essere davvero umiliato, dopo che per molto tempo erano repressi per la vergogna, alla fine lungo andare erano esplosi, tanto da non lasciargli altra via di scampo che decidersi a viverli.

Lei gli girava attorno lentamente, senza fretta, osservandolo con espressione quasi divertita e giocherellando distrattamente con il foulard di seta rossa che teneva tra le mani.
Era provocante e bellissima, in guepiere di latex nero e stivali di pelle morbida in tinta, alti sopra il ginocchio e dal tacco affilato.
I lunghi capelli lisci erano raccolti in un severo cignon sulla sommità della nuca ed il volto magro e dai lineamenti leggermente marcati era truccato con maestria, le labbra rosse spiccavano ma non quanto gli occhi, contornati da una generosa dose di kajal nero che ne rendevano lo sguardo profondissimo.
Lui era in piedi, completamente nudo, i polsi dietro la schiena, stretti nella presa rigida e niente affatto tenera delle manette, i piedi a contatto del freddo pavimento, tentando di tenere lo sguardo basso come lei aveva ordinato, ma senza riuscire ad evitare di sbirciarla.
Riponeva molte attese in quell'incontro ed era indubbiamente eccitato: sapere che lei potesse costatarlo facilmente per via della privazione degli abiti, se da una parte gli incuteva soggezione, dall’altra, per qualche strana alchimia, lo eccitava ancora di più.
Aveva deciso di affidarsi ad una mistress dopo aver riflettuto a lungo su se stesso. I suoi pensieri e le fantasticherie di mortificazioni e il desiderio di essere davvero umiliato, dopo che per molto tempo erano repressi per la vergogna, alla fine lungo andare erano esplosi , tanto da non lasciargli altra via di scampo che decidersi a viverli.
La donna intanto continuava a girargli intorno con l’ atteggiamento predatorio, a passi lenti e ticchettanti, giocherellando con il foulard: ostentava una calma esasperante.
A lui iniziavano a dolere i polsi e a formicolare le gambe, gli era stato ordinato con voce profonda e autoritaria di restare immobile ed era intenzionato a farlo, ma si rendeva conto che non era facile come era sembrato all'inizio.
A toglierlo dall'impaccio pensò la donna, che improvvisamente, con tono calmo e pacato, gli intimò di inginocchiarsi.
La voce risuonò nelle sue orecchie imperiosa e deliziosamente femminile nello stesso tempo. Si lasciò cadere verso il pavimento piegando cautamente le gambe, ma non potendo contare sull'ausilio delle braccia l'ultima parte della discesa la fece praticamente a peso morto, e dovette tendere gli addominali e soffocare un mugolio di dolore, per non cadere a faccia avanti e comunque non farsi troppo male alle ginocchia.
- Bene..
Lo osservava, ferma davanti a lui.
- Cominciamo.
Ripiegò il foulard in modo da farlo diventare un rettangolo non troppo stretto e glielo annodò attorno alla testa, coprendogli gli occhi. Di colpo lui si ritrovò a dover basare tutte le sue percezioni solo su udito e tatto. Il profumo della donna vicina a lui gli solleticò le narici, aspro e selvatico, che narrava di muschio e piante esotiche, terribilmente provocante. La stoffa morbida attorno alla sua testa lo faceva sentire come immerso in una dimensione soffice e attutita, gli occhi restavano chiusi alla carezzevole pressione del foulard.
Tutto ciò contrastava con la durezza del pavimento contro cui le ginocchia iniziavano ad indolenzirsi, e al senso di freddo che pian piano s’impossessava del suo corpo; le manette, impietose, stringevano i polsi e con la mente li visualizzò. Dovevano essere arrossati in questo momento, e le mani probabilmente erano esangui.
Le orecchie, all'erta, percepirono che lei si allontanava. Il battito regolare dei tacchi sul pavimento si allontanò e il profumo quasi si dissolse. La sentì armeggiare nell'altra stanza.
Lo prese un assurdo senso di rimpianto. Sentirla così lontana lo fece sentire smarrito e solo, una sensazione di abbandono che se si fosse protratta sicuramente lo avrebbe portato al panico. Ma lei tornò quasi subito, e con lei l'odore conturbante ed il suono dei tacchi, fino a che non fu accanto a lui.
La tensione aumentò, perché era ovvio che ora sarebbe accaduto qualcosa. Lui entrò in agitazione, pur sapendo che questo primo incontro non sarebbe stato foriero di sensazioni estreme: ci vuole tempo per imparare a sopportare l'essere in balia di qualcuno e tutto ciò che esso comporta, rientrava nei patti che aveva stipulato con la donna un approccio per così dire morbido alla sottomissione.
Lei gli accarezzò i capelli con dolcezza, scese fino alla guancia con mano delicata, obbligandolo a voltare verso di lei il viso, poi improvvisamente lo afferrò per i capelli con l'altra mano e lo spinse faccia a terra, con forza.
Lui sentì la sferzata della schiena che si fletteva di colpo ed il gelo del pavimento contro la sua guancia, e la mano di lei che lo teneva inchiodato così, in quella scomoda posizione, ripiegato su se stesso. I polsi gli lanciarono fitte lancinanti perché nella rapidità del gesto della donna le sue braccia avevano tentato istintivamente di lanciarsi in avanti per impedirgli di sbattere il volto e le manette si erano strette con ferocia attorno a lui.
La testa gli girava per il rapido cambio di posizione e mantenere l'equilibrio era molto difficile, l'ipotesi più probabile era che di lì a qualche istante il suo corpo accartocciato sarebbe caduto da un lato o dall'altro finendo per intero sul pavimento.
- Non azzardare a muoverti- La voce di lei era piena di fermezza.
Lui cercò di ubbidire anche se gli sembrava impossibile riuscirci quando ad un tratto la sua attenzione fu attratta dall'odore di pelle che emanavano gli stivali di lei: dovevano essere proprio a pochi centimetri dal suo viso.
-Fuori la lingua pulisci per bene i miei stivali.
Fu questo l'ordine seguente e lui, con tutti i muscoli contratti, i polsi martoriati dalle manette, i capelli stretti nella mano di lei, eseguì. La sua lingua si allungò prima timidamente fuori dalla bocca ed incontrò subito il cuoio morbido e odoroso.
Inizialmente con qualche incertezza, cominciò a lambire la calzatura, con leccate rapide e timorose, quasi fosse una cosa viva, ma ben presto divenne più languido e coscienzioso nella sua opera, pensando a quante volte aveva desiderato fare una cosa del genere nei suoi sogni segreti.
La donna via, via muoveva dolcemente il piede, guidandolo nella scoperta di ogni singola piega del cuoio, di ogni venatura, lasciando che lui ne assaporasse il gusto per intero.
-Ora basta, sei stato bravo:adesso sai cosa ti passerà addosso tra poco..
Scostò il piede dalla bocca di lui, che non ebbe il tempo di immaginare nulla perché lei con una leggera spintarella lo fece cadere completamente riverso a terra. Il contatto della pancia, dei genitali e delle gambe nude e indolenzite sulla superficie fredda del pavimento lo fecero gridare di stupore e dolore, per poi lasciare il posto ad un vago senso di nausea.
Ma cosa stava facendo?
Allungato a terra come un lombrico, ammanettato, con la bocca intrisa del sapore del cuoio, in balia di una donna che probabilmente provava per lui solo disprezzo... Provò un improvviso desiderio di ribellione, e desiderò andar via.
- Mela..
Era la parola che all'inizio dell'incontro avevano stabilito come termine del gioco e lui la gridò. La parola che se pronunciata avrebbe messo fine a qualunque cosa stessero facendo in quel momento. La donna, piegata su di lui, dopo un brevissimo momento d’incertezza, gli sfilò subito il foulard dalla testa, andò a prendere le chiavi delle manette e senza dire una parola lo liberò.

***

Nei giorni che seguirono rifletté molto su quanto gli era accaduto e sulla sua reazione. Era stata una vigliaccheria, la sua?
Certo gli aveva lasciato dentro un certo sottile rimpianto che non gli dava pace e gli rendeva impossibile smettere di pensare alla bella e inusuale donna che lo aveva portato sulla soglia di un mondo che era tanto curioso di conoscere. Decise di richiamarla per scoprire se fosse disposta ad un nuovo incontro. Lei, molto tranquillamente, gli rispose di si, e gli spiegò che l'accaduto era frequente, le prime volte.
-Devi abituarti, stai tranquillo...naturalmente verrai punito per l'abbandono della scorsa volta...
Il tono di lei e la prospettiva di una punizione gli fecero scorrere un flusso incontrollato di adrenalina nel corpo, che andò a sistemarsi, all'altezza del suo inguine e rimase lì. Lo tormentò senza requie. Cercò di mantenere la calma . Si accordarono per rivedersi.

***

In qualche modo i giorni passarono, e arrivò il momento. Si presentò a casa della donna ben vestito, ma con la barba leggermente incolta, non rasata da due giorni, come lei gli aveva esplicitamente chiesto.
Lei era vestita con sobria eleganza, tailleur blu e scarpe decollettes dello stesso colore, i capelli sciolti questa volta, uno strato di rossetto sulle labbra così eccessivo da renderla quasi volgare.
Lo fece entrare e richiuse la porta. La sua espressione era corrucciata. Senza dire una parola si avviò verso il bagno, e lui la seguì in silenzio, cercando di calmare i battiti del cuore.
- Ora spogliati, e in fretta.
Questa fu la prima frase che pronunciò, con un tono secco che non ammetteva repliche. Lui ubbidì, ripiegando con cura ogni indumento via, via che lo toglieva, come lei gli aveva insegnato la prima volta, fino a rimanere completamente nudo.
Lei sembrava persa nei suoi pensieri, si scrutava nel grande specchio del bagno, rivolgendo uno sguardo a lui solo ogni tanto, con aria quasi annoiata. Fu preso dal terrore di non interessarle più e si disse che se era stato così fortunato da ottenere una seconda occasione stavolta non avrebbe dovuto sprecarla.
Una volta nudo, lei gli si avvicinò: gli sfiorò le guance con le dita, gentilmente. La vicinanza di lei, il ritrovare il suo profumo, gli provocò un'immediata erezione.
Lei intanto dopo essersi scostata, faceva scorrere lo sguardo sul corpo di lui. Appena si accorse del suo stato, un'aria di disappunto le si dipinse sul viso.
-Come ti permetti di eccitarti senza il mio consenso? Aggiungeremo questa mancanza di rispetto alla punizione per la scorsa volta!
Era decisamente furiosa. Lui, smarrito e mortificato, non riuscì a dire nulla, si limitò ad annuire. Lei lo schiaffeggiò.
Quando ti parlo, devi rispondermi si signora, sono stata chiara?
Rosso in viso, sempre più eccitato tanto da non riuscire quasi più a respirare, con la guancia che bruciava, timidamente, quasi sottovoce rispose "Si"
Subito un altro schiaffò si rovesciò sull'altra guancia .
Si...Signora..
Si stupì lui stesso per la reverenza di cui permeò le due semplici parole. Lei sorrise quasi, e poi si voltò. Allungò il braccio verso una delle belle mensole che arredavano il bagno, e le manette si materializzarono nelle sue mani.
Lui istintivamente allungò le braccia tese e unite verso la donna, e lei, sempre sorridendo debolmente, le strinse attorno ai polsi di lui, provocandogli un involontario lamento alla pressione del metallo sulla pelle e contro le ossa.
La donna gli si avvicinò nuovamente e tirando la catenella che univa le manette gli procurò questa volta un lancinante dolore.
- Entra nella doccia ora, presto.
Lo sussurrò al suo orecchio e lui docilmente entrò nel box: la donna sollevò di colpo la leva del miscelatore dalla parte dell'acqua fredda. Immediatamente mille piccoli getti d’acqua iniziarono a sferzarlo, inizialmente freschi e quasi piacevoli, ma via, via più gelidi, fino a diventare simili a piccoli, glaciali aghi che lo perforavano e da cui non poteva ripararsi.
Urlò, ma lei non si impietosì per niente: lasciò che l'acqua continuasse a fustigarlo senza tregua. E mentre assisteva alla doccia punitiva, lei si spogliò.
Lui se ne accorse solo quando di colpo l'acqua smise di tormentarlo e la vide nel box, nuda e bellissima, davanti a lui, con le mani infilate in due pesanti guanti di crine. La pelle, per reazione al gelo dell'acqua, iniziò a bruciare e a cospargersi di chiazze rosse.
La donna lo fece voltare e prese a strofinarlo energicamente con i guanti di crine, schiena, natiche, cosce, nemmeno un millimetro venne trascurato. Lo costrinse a voltarsi di nuovo e continuò il suo massaggio, non trascurando l'inguine, i genitali, facendolo gridare di dolore. Lui era stravolto, gli sembrava di essere stato spellato vivo. Le sensazioni gli arrivavano con un'intensità mai provata prima.
Soddisfatta della sua opera, quando la pelle di lui era ormai completamente irritata e paonazza, la donna sfilò i guanti di crine e gli appoggiò una mano sul sesso, iniziando a palparlo e massaggiarlo con delicatezza e una sorta di tenerezza, circondandolo protettivamente col palmo e le dita, facendolo drizzare piano, piano. Lui trasalì: l'improvviso contatto della mano calda e morbida su di sé rischiò di farlo impazzire di piacere e sorpresa.
-Sono orgogliosa di te, hai affrontato con coraggio la tua punizione. Meriti di essere premiato.
Lo disse con estrema serietà e lui non poté impedirsi di ringraziarla chiamandola Signora con la voce rotta dall'emozione e dall'eccitazione che ricominciava a farsi strada dentro di lui. Continuò a toccarlo fino a che lui, gemendo e tendendo fino allo spasimo i muscoli nella ricerca del piacere, raggiunse l'orgasmo, il più violento che mai avesse provato prima. Subito dopo lo liberò dalle manette, e dopo aver fatto una rapida doccia tiepida insieme, durante la quale lei gli permise di lavarle il corpo, con devozione e infinita adorazione, lo mandò via.
***
Indolenzito e sconvolto, completamente rapito, mentre tornava a casa, lui decise che non avrebbe atteso altro che rivederla.

***

Cominciò a desiderare di sapere qualcosa di lei. La notte spesso si svegliava, pensando a lei.
Utilizzò la sua posizione sociale per sapere di più sulla donna che gli rapiva pensieri e volontà. Indagò, fece domande e telefonate: era difficile trovare le sue tracce, era sfuggente. Ma alla fine ci riuscì: conobbe il suo nome. Annaluisa.
Era stata legata ad un pittore di una certa fama, ne era stata la musa e l’amante. Fino a che non se ne era stancata e lo aveva buttato via come uno straccio vecchio, gettandolo nella disperazione più nera e distruggendone quasi la carriera.
Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi: la curiosità invece di diminuire aumentò. Si spinse a fare domande in giro. Una di queste a Gina, la cassiera del bar sotto lo studio, dove aveva incrociato per la prima volta la signora. Ignorava che quella cassiera la conoscesse molto bene. Oltre tutto Gina, da perfetta pettegola, sentendosi importante di quella conoscenza, gli riferì che la signora era molto corteggiata. A sentirla quasi gli venne da ridere…Non sarebbe stato possibile diversamente.
Naturalmente Annaluisa venne a sapere quasi subito di quella curiosità intorno a lei. Per un momento ne fu quasi lusingata; ma subito dopo, un sottile senso di violazione si impossessò di lei.
Dopo un po’ decise che quell’ultima sensazione la intrigava: in fondo non l’aveva mai fatto con la voglia di punire davvero il suo complice. Lo chiamò al telefono, e gli parlò con tono deciso.
Ora sai il mio vero nome ed altre cose. Non avresti dovuto senza il mio permesso. Niente è più lo stesso: ho voglia di punirti davvero. Se ci sarà un’altra volta nessuna parola d’ordine per fermarsi, né limiti. Accetti?”
Ascoltò il silenzio per un istante infinito dall’altro capo del filo, poi il suo si…

***

Lo portò in macchina in un casale di campagna. In macchina ascoltarono musica parlando poco, lei immersa nei suoi pensieri, guidando apparentemente rilassata, lui che la studiava in silenzio, cercando di capire cosa le passasse nella testa. Meditava di chiederle scusa per la storia delle informazioni, ma aveva paura di parlarne, non sapeva come affrontare l’argomento. Pensò che tanto la punizione sarebbe arrivata, senza possibilità di appello.
Il casale era confortevole e bene arredato, "di amici ". Lo informò di questo mentre con noncuranza si liberava del cappotto gettandolo su un divano. Sotto, era vestita come sempre con eleganza e sobrietà. Aveva con se una borsa capiente e sedutasi sul divano, l'aprì alla ricerca di qualcosa. Lui si sedette al suo fianco, cercando di sbirciare nella borsa, come un bambino curioso che spera ci sia qualche regalo per lui.
Lei estrasse un collarino di cuoio nero con piccole borchie metalliche. Glielo mise al collo, facendo attenzione a non stringerlo troppo né troppo poco, e nel frattempo lui, a occhi chiusi, si immergeva nel suo profumo, che agiva come un potente condizionatore sulla sua mente, lo faceva entrare immediatamente nel suo ruolo.
Senza dargli il tempo di ragionare sul collarino lei lo prese per mano e lo condusse con lei nell'ultima stanza in fondo al corridoio dal casale. La stanza era spoglia, due catene pendevano al centro del soffitto, con due anelli alle estremità, e altri due anelli di ferro, a distanza di circa 15 cm l'uno dall'altro, erano fissati al pavimento proprio sotto le due catene. In prossimità, un tavolo di legno scuro e massiccio, su cui lei posò la borsa.
Gli ordinò di spogliarsi e mentre lui lo faceva, prese una sedia posizionata accanto all'unica finestra e gliela avvicinò, così che lui potesse appoggiarci i vestiti ordinatamente ripiegati.
Una volta che fu nudo, la donna andò alla borsa e prese delle cordicelle, con cui gli fissò polsi e caviglie agli anelli, le mani all'altezza delle orecchie e le gambe forzatamente tenute semiaperte vista la distanza dei due pezzi di metallo.
Il silenzio era pressoché totale, rotto solamente dal suono dei tacchi di lei sul pavimento di pietra. La donna si diresse alla borsa ed estrasse degli oggetti che depose ordinatamente in fila sul tavolo: una cinghia di cuoio, delle clips in metallo e caucciù, un paio di guanti in lattice, del genere di quelli che usano i chirurghi, una boccetta contenente un liquido trasparente. Lui, tremante e vagamente impaurito, osservava senza avere il coraggio di chiedere nulla, anche perché a quel punto, ben poco era lasciato all'immaginazione.
Lei prese una clip metallica e gli si avvicinò. Allungò una mano e gli accarezzò una guancia, per poi scendere a sfiorargli il petto, il ventre, il sesso. Lui ansimò e si mosse leggermente, e il rumore delle catene che seguivano il suo movimento rimbalzò sulle pareti della stanza.
La mano della donna, ancora errante, raggiunse il capezzolo destro di lui e le dita vi si soffermarono, stringendolo con delicatezza iniziale, che strappò a lui un deciso gemito di piacere. La presa dolce via, via si trasformò in una morsa, e il gemito divenne un lamento mentre lei tirava il capezzolo e lo allungava il più possibile, per poi intrappolarlo nella clip che si richiuse dolorosamente sulla carne morbida. Il lamento divenne grido.
Lei gli accarezzò nuovamente la guancia guardandolo con comprensione, poi andò a prendere l'altra clip e ripeté l'operazione col capezzolo sinistro.
Lui si morse le labbra per non gridare ancora, e si accorse di avere gli occhi pieni di lacrime. Poi, lei prese la cinghia. Gli si avvicinò e lo baciò sulle labbra, intensamente, costringendolo ad aprirle e invadendogli la bocca con la lingua, passandogliela sui denti e sul palato.
– Ora ti punirò per ciò che hai fatto: sei stato indiscreto, imperdonabile- Lo sussurrò sulla sua bocca.
Lui si sentiva svenire, il dolore ai seni e la sensualità che la donna gli infondeva lo rendevano confuso, quasi incosciente, perso nelle pieghe di se stesso. Il bacio terminò quando la cinghia schioccò sul suo gluteo, e poi ancora, e ancora.
Lei, impassibile, lasciò che lentamente la collera che l’aveva presa sentendosi spiata tracimasse e prendesse possesso di ogni sua distinta fibra: lasciò che il ricordo di ogni singola volta in cui si era sentita offesa e violata invadesse i suoi nervi e le vagabondasse dentro. Poi cominciò, con gesti secchi e brevi, guardandolo in faccia: infierì tre, quattro, cinque volte, colpendolo con precisione sempre sullo stesso punto, ed ogni colpo era più tremendo dell'altro e lo faceva gridare e piangere come un bambino. Finalmente finì. Sentì che aveva ristabilito le regole del gioco.
Lo baciò nuovamente, con più dolcezza di prima, gli leccò via le lacrime.
– Sei arrossato, vediamo di fare qualcosa per te-
Posata la cinghia sul tavolo, prese la boccettina col liquido trasparente, dopo essersi infilata i guanti. La aprì e un buon profumo di olio di mandorle si diffuse nell'aria. Si versò un poco d’olio sulle mani guantate e gli si avvicinò.Gli girò attorno fino a trovarsi dietro di lui. Con tocco gentile iniziò a massaggiargli il gluteo, completamente arrossato e bollente a causa dei colpi ricevuti: lui chiuse gli occhi preso dalle vertigini e dal sollievo al contatto. Si rese conto confusamente che non sentiva praticamente più il dolore delle clips, perso ormai in una dimensione sconosciuta.
La donna prolungò il massaggio, interrompendosi ogni tanto per ungersi ancora le mani, e spingendosi anche sull'altra natica con lenti movimenti circolari. Poi gli tornò davanti, si piegò sulle gambe e prese il suo sesso dolcemente tra le labbra, senza smettere di massaggiargli i glutei.
Il piacere sensuale si fece strada con prepotenza nella mente di lui, e quando le dita di lei si insinuarono dolcemente nel solco delle natiche seguendone attentamente la linea, l'erezione aumentò a dismisura, intensamente tanto quanto lo erano le sensazioni in cui era immerso, riempiendo la bocca di lei.
Dolore, piacere, ogni confine era ormai sbiadito e pronto a fondersi in qualcosa che finora gli era stato sconosciuto.
- Ora sarai mio del tutto-
Lo disse lei con voce piatta quando iniziò a stuzzicargli con insistenza lo sfintere, esercitando una lieve pressione con un dito. Lo penetrò con delicatezza, forzando dolcemente e ruotando il dito per farlo entrare seguendo la forma di lui, che inconsapevolmente iniziò a respirare con lentezza per agevolarla nella sua opera, rilassando i muscoli.
La bocca di lei era piena di lui, e lo stimolava portandolo ogni istante di più vicino al culmine del piacere.
Le dita dentro di lui divennero due, forzandolo e dagli la sensazione di essere sul punto di squarciarsi: ciononostante l'eccitazione continuava a montare, non era mai stato violato in quel modo, impossibilitato a muoversi, a reagire, addirittura umiliato nella sua essenza di uomo. Ma tutto ciò era irresistibilmente eccitante.
Con l'altra mano la donna, ormai coinvolta totalmente in ciò che stava facendo, si sollevò la gonna, scostò gli slip e iniziò a toccarsi tra le gambe. L'eccitazione a cui si abbandonò la spinse a succhiare con più vigore il sesso di lui, e a penetrarlo con maggior forza da dietro, agitando le dita, stimolandolo dall'interno sulla prostata e provocandogli sussulti di piacere.
Vennero insieme, prepotentemente, sciogliendosi in gemiti liquidi, lui travolto dalle ondate che la bocca di lei, le sue dita, provocavano nel suo corpo e nella sua mente, lei trascinata dalla spinta del potere che esercitava su di lui.
In macchina, sulla via del ritorno, si sarebbero forse sorrisi con complicità. Forse.
Letto 3518 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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