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Sabato, 24 Gennaio 2004 11:44

ChiarA&MarcO

Scritto da  elfoscuro
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Chiara non udì quei pensieri, ma forse ne percepì la dolcezza, perché fece qualcosa che non aveva mai fatto prima. Scese dal corpo di Marco, allargò le gambe poggiando i piedi ai lati della testa del giovane e con sensuale lentezza discese verso il suo viso fino a sfiorare con il suo sesso la punta del naso di Marco. Restò in quella posizione per alcuni eccitanti momenti, poi si sedette sul suo petto e discese trascinando la sua eccitazione fino all’inguine di lui..

-Hai fame ?- domandò Marco fissando la collega seduta alla scrivania di fianco la sua.
Chiara sollevò la testa dalla pila di cartelle che la nascondeva, un ciuffo di capelli neri le cadde dolcemente davanti al viso.
-Non molta- rispose, -Però mi andrebbe un caffè e una bella pausa.-
-Lungo e amaro ?- chiese Marco quando i due raggiunsero il distributore nel corridoio fuori dall’ufficio.
Chiara annuì con un leggero sorriso e un’adorabile fossetta le si formò su ognuna delle guance. Non era la donna più bella che Marco avesse incontrato, ma qualcosa di lei lo affascinava terribilmente.
Forse quel debole sorriso che poche persone e in rare occasioni riuscivano a strapparle simile alla scia luminosa di un fulmine che percepisci solo con la coda dell’occhio, ma che ti imprime nel cervello la sua strabiliante bellezza.
Forse i suoi occhi, leggermente a mandorla, ma di un intensissimo color nocciola, così freddi eppure così carichi di emozioni.
Mentre le passava un bicchierino di carta con dentro il caldo caffè lungo e amaro, Marco non poté fare a meno di domandarsi, se la bella Chiara percepisse la sua passione o il suo desiderio. I due chiacchierarono del più del meno gustandosi il caffè e dopo aver gettato nel cestino i bicchieri si ridiressero verso il loro ufficio.
-Detesto lavorare la sera !- sbottò Chiara all’improvviso. .
-E’ già la terza volta questo mese, da Gennaio mi faccio pagare lo straordinario -..
Marco sorrise dietro le sue spalle, era anche la terza volta che la ragazza si lamentava del lavoro extra. .
-Mi piacerebbe consolarti ma ho paura che ne avremo per un altro paio d’ore- - disse dolcemente. - Ridillo ancora e mi metto a urlare- continuò Chiara mentre entrava nell’ufficio e si dirigeva verso la sua scrivania. - E’ anche Venerdì uffa !-. .
- Perché che programmi avevi per la serata ?- chiese Marco curioso. .
- Niente di eccezionale - rispose Chiara sedendosi delicatamente su una sedia in finta pelle nera. -Mi sarei fatta un bel bagno con idromassaggio, poi mi sarei infilata sotto le coperte e avrei visto un bel film. .
- Al massaggio possiamo porre rimedio…- disse Marco cingendole dolcemente il collo tra le mani e massaggiandolo con movimenti delicati. .
Chiara sollevò la testa godendo di quella inaspettata attenzione. - E per il film ?- sospirò mentre si rilassava. .
- Non lo so… potrei mettermi al centro della stanza e recitarti qualche scena. Che film avevi intenzione di vedere ?- chiese scherzosamente Marco. .
- Il Gladiatore con Russell Crowe- rispose Chiara scandendo bene le parole Russell Crowe. -Forse è meglio di no… difficilmente potrei farmi passare per lui-..
-Uhm sarebbe divertente-..
- Sarebbe ridicolo-..
- Ridicolo per te e divertente per me. Ti trovi ?-. .
I due risero insieme, Marco provò una forte eccitazione nel constatare l’allegria della sua collega. Chiara allontanò dal suo collo le mani di Marco e avvicinò la sedia alla scrivania pronta a riprendere a lavorare. .
Con una certa riluttanza anche Marco riprese a lavorare, si sedette di fronte a Chiara e cominciò ad ordinare una serie di cartelle di colore arancione. .
-Sono stanchissima !- esclamò Chiara. .
Chiara alzò un sopracciglio convinta di aver sentito male. -Sul serio ?- chiese. .
Marco fece cenno di si con il capo e sfoggiò il più sincero dei sorrisi. .
-Marco… Marco… sei troppo gentile potrei approfittarmene-..
-Lo faccio con piacere te lo assicuro-..
-Che tesoro la tua ragazza deve essere molto fortunata-..
Marco assunse un espressione pensierosa. -Ragazza ?- disse fingendo di non capire il significato della parola. .
-Non hai la ragazza ? - chiese maliziosamente Chiara. -E cosa aspetti a trovartene una ?- .
- La fai sembrare una cosa così semplice, come andare a pesca-..
-Il mare è pieno di pesci, così anche il mondo è pieno di ragazze-..
- Il mondo è pieno di donne, ma di donne d’amare ne incontrerai solo un paio nella vita-recitò Marco. .
- Bella frase ! Dove l’hai letta su un bacio perugina ?- .
- No… mi pare su uno di quei libro -1001 frasi d’amore- - .
- Oddio mi auguro che non l’abbia comprato tu ma che te lo abbiano regalato-..
- Preferisco non rispondere a questa domanda-..
I due risero nuovamente. .
-Così cerchi il -Grande Amore- ?- domandò in tono serio Chiara. .
- Non lo sto cercando; Lo sto aspettando. .
- Allora sei convinto che prima o poi arrivi-..
- Più che altro lo spero-..
Marco fissò il viso di Chiara, aveva nuovamente perso il sorriso e appariva più serio che mai, gli occhi color nocciola della ragazza erano puntati su di lui e sembrava cercassero di penetrargli nella mente. Il giovane si chiese se fosse giunto il momento di osare, di confessare parte dei suoi sentimenti alla collega, il fatto di essere soli, la straordinaria complicità che si era creata quella notte. .
Un vortice di pensieri attraversò la mente del giovane: -Come comincio ? Cosa posso dirle ? Forse è meglio non dire nulla e agire ? E se avessi frainteso ? Se non provasse nulla per me ?- pensò tra sé provando una febbrile eccitazione. Le sue riflessioni vennero interrotte dalla dolce voce di Chiara. - Allora sentiamo come dovrebbe essere questo tuo grande amore ?- chiese con un tono eccessivamente serio. .
- Come te- avrebbe voluto dire Marco ma non ne ebbe il coraggio, per alcuni istanti fissò gli occhi gelidi della sua interlocutrice, poi sorrise e assunse un’aria distratta, alzandosi in piedi si voltò dando le spalle alla ragazza e si mosse verso un angolo della parete opposta per depositare un gruppo di fogli all’interno dello schedario e con un tono quasi impercettibile sussurrò: - Aspetto una Dea da venerare-..
Depositò con noncuranza i fogli nello schedario e si voltò per tornare alla scrivania. Un dolore acuto gli strinse lo stomaco quando nel girarsi vide il viso di Chiara a pochi centimetri dal suo. Non l’aveva sentita alzarsi, non aveva avvertito i suoi passi o la sua presenza, ma era lì; di fronte a lui con una nuova espressione scolpita sul viso perlaceo. Quegli occhi lo avvolsero e lo tennero intrappolato, sebbene fosse più alto di Chiara di almeno una decina di centimetri, si sentì piccolissimo, in completa soggezione. Si mosse leggermente all’indietro finendo con le spalle appoggiate alla parete. -Una Dea da venerare- disse Chiara avanzando verso Marco che aveva ormai il volto completamente pallido. .
Avanzò verso di lui costringendolo tra la parete e lo schedario impedendogli ogni via di fuga, il suo sguardo non lo aveva lasciato neanche un secondo, con voce calma chiese: -Perché tremi ?- . .
Marco aprì la bocca ma non riuscì a proferire una sola parola, la gola gli si era completamente seccata, il petto sembrava volesse esplodergli; era eccitato e terrorizzato allo stesso tempo, voleva distogliere lo sguardo da quello di Chiara ma qualcosa glielo impediva, come la lepre che fissa terrorizzata la canna di fucile che sta per ucciderla, un animale in trappola, ecco cos’era. Chiara sorrise tra sé dell’incredibile effetto che solo il suo sguardo era in grado di provocare in Marco. Avvicinò le sue labbra a quelle del giovane, le sfiorò appena e poi ritrasse la testa avvertendo il disappunto di lui che forse sperava in qualcosa di più, ma Chiara sapeva quanto avrebbe dovuto faticare Marco per conquistarsi un suo bacio e l’idea di quello che stava per avvenire le fece correre un brivido di eccitazione lungo la schiena. Con lenti passi all’indietro si allontanò dal giovane e raggiunse la sedia di fronte alla sua scrivania, senza mai distogliere lo sguardo si sedette in quello che ora mai era diventato il suo trono, appoggiò le braccia sui morbidi braccioli in pelle e accavallò le gambe. Fece dondolare maliziosamente il piede sinistro, indossava un paio di scarpe dal tacco abbastanza alto, il collo del piede e l’arco erano scoperti ed erano di un vivissimo color marmo. .
- Al cospetto di una Dea sei poco più di un verme !Vediamo come strisci -..
Il viso di Chiara era rimasto impassibile, il suo sguardo si spostò da Marco e indicò la punta della sua scarpa poi tornò severo su di lui. Marco era ormai in trance. Perso nella sua eccitazione, ringraziò la forza che gli concesse di inginocchiarsi e di strisciare lentamente verso i piedi della sua Dea. La testa china dopo aver riconosciuto la sua Signora non osava più rialzarsi. Il suo viso si trovò a pochi centimetri dalla scarpa di Chiara, timidamente avvicinò le labbra verso il piede della sua nuova Padrona assaporandone nella mente l’emozione. Lo sguardo di Chiara lo aveva reso suo schiavo, quel bacio suggellò il loro patto nell’anima di Marco. .
.
***

Il respiro di Chiara si fece più intenso quando le labbra di Marco le sfiorarono il collo del piede, non provò alcun solletico, avvertì solo la dolcezza di quel tocco, la gentile devozione di Marco resa ancora più sincera dalla lentezza di quei baci. Chiara roteò leggermente il piede offrendo la liscia pelle dell’arco al suo adoratore che subito lo ricoperse di cauti baci inspirando sensazioni che apparivano nella sua mente come ombre sfuggenti, luci lontane calde ed avvolgenti. Marco tirò timidamente fuori la lingua, percepì un leggero sussulto della sua Dea, aspettò ancora qualche momento timoroso che questa sua iniziativa l’avesse indispettita, ma l’esile piedino di Chiara avvicinò la scarpa ancora di più al suo viso, anche questo muto messaggio fu colto al volo, immediatamente e con il permesso della sua Padrona Marco cominciò a leccare la punta della scarpa provando una forte eccitazione. Passarono alcuni minuti durante i quali la lingua di Marco non si era mai fermata; Chiara puntò il piede contro il collo del giovane e ne alzò il mento fino a che gli occhi di Marco non incrociarono i suoi. Ancora una volta Marco si sentì paralizzare, le braccia tremolanti gli pendevano inerti lungo i fianchi, il volto alto e lo sguardo fisso in quella profondità dai riflessi nocciola. Bastò l’osservare il respiro nervoso di Marco per eccitarsi, contorse le labbra in un sorriso di trionfo, ma la forte sensazione di potere lasciò il posto alla rabbia quando senza preavviso Marco chinò il capo sfuggendo il suo sguardo. .
-Così non va !- rifletté Chiara mentre assestava un calcio al torace di Marco che inarcò la schiena incredulo sia per la sorpresa che per il forte dolore concentrato dove Chiara l’aveva colpito. .
Marco cercò di riprendere l’equilibrio, ma un secondo colpo della sua Dea che si era alzata dal suo trono lo colpì col tacco appuntito alla bocca dello stomaco. .
Le grida di dolore vennero soffocate dalla mancanza d’aria che il colpo gli aveva provocato, con le spalle inchiodate al pavimento fissò lo sguardo della sua “Aguzzina”. .
Chiara sembrava impassibile, incredibilmente somigliante ad una statua di marmo se non fosse per quegli occhi gelidi carichi di dispetto questa volta. .
Marco non pensò a nulla, non disse nulla, appoggiò la testa al pavimento e socchiuse gli occhi, offrendo forse più del suo corpo alla donna che dall’alto lo stava dominando. Non temette la punizione che presto sarebbe arrivata, ma ne gustò l’attesa come un innamorato che assapora dolcemente le ore che lo separano dalla vista della sua amata. Il tenerezza con cui Marco offriva se stesso addolcì i lineamenti del viso di Chiara ma non fu in grado di smorzarne il disappunto. Chiara sollevò il piede sul torace di Marco, si passò entrambe le mani tra i capelli e dopo aver catturato nuovamente lo sguardo di Marco nel suo disse: -La tua Dea ti concede di osservare il suo viso e tu osi rifiutare il suo dono.- .
Il piede di Chiara dondolò debolmente sul corpo indifeso del suo schiavo e poi colpì con accurata violenza, affondando il tacco tra le costole, spingendo in profondità fino a sentire l’osso, mentre il corpo di Marco si incurvò in una danza dolorosa, senza emettere un fiato ma solo due deboli grida sotto forma di sottili lacrime che gli rigarono il viso. Altri due colpi seguirono il primo, sempre nello stesso punto con una tale precisione che lo stesso Marco ne restò affascinato e terrorizzato allo stesso tempo, non avrebbe sopportato un altro colpo, le sue mani tremarono vistosamente, avrebbero voluto difendere quel punto da un nuovo assalto, ma non osavano intromettersi nell’operato di una Dea. .
Chiara godette della paura di Marco e pungolo debolmente il torace del suo schiavo proprio dove il suo tacco aveva provocato uno strappo sulla sua bella camicia bianca. .
Sentendo il peso della Dea premere quel punto già martoriato, il corpo di Marco si irrigidì e fu colto da un leggero tremore, il capo del giovane si alzò leggermente e fissò con occhi imploranti quello della sua padrona. .
Chiara sorrise divertita; -Che cosa c’è, vuoi dirmi qualcosa ?- disse aumentando ancora la pressione del piede: i suoi occhi scavarono nell’anima di Marco attendendo impazientemente l’esito di quella prova. .
Il dolore era in sopportabile, -Basta !!!!!!!!- avrebbe voluto gridare, ma con che coraggio avrebbe negato alla sua Chiara, alla sua Dea ... l’estasi che le leggeva negli occhi. .
Smise di tremare e attese il colpo che probabilmente gli avrebbe fatto perdere i sensi. Chiara non colpì però, con movimenti lenti si sfilò le scarpe e cercando di non perdere l’equilibrio salì sul morbido tappeto umano che aveva ai suoi piedi. Si dondolò debolmente e quasi si stupì nell’osservare quanto quel delicato gioco avesse fatto risorgere le forze di Marco che la fissava con rinnovata adorazione. Chiara accarezzò il volto del suo schiavo e poi ordinò con voce secca: -Lecca.. .
E fu così che Marco poté sciogliere le catene della gioia, mentre il sapore della donna che amava veniva conservato nella sua memoria. Quando la lingua di Marco indugiò sulla liscia pianta della sua Dea provò un’emozione e un senso di liberazione così sconvolgenti che andavano ben oltre il semplice piacere sessuale. Un’ idea suggerita dal profondo sotto forma di sogno, le cui forme si delineano nell’immaginazione facendo perdere il contatto di realtà. .
-Il mio sogno mi ha chiamato, in tutta la sua sublime bellezza e questa volta non piangerò per la sua inevitabile scomparsa, ma per la gioia che provo e che mi uccide dolcemente.- sussurrò Marco al suo cuore. Chiara non udì quei pensieri, ma forse ne percepì la dolcezza, perché fece qualcosa che non aveva mai fatto prima. Scese dal corpo di Marco, allargò le gambe poggiando i piedi ai lati della testa del giovane e con sensuale lentezza discese verso il suo viso fino a sfiorare con il suo sesso la punta del naso di Marco. Restò in quella posizione per alcuni eccitanti momenti, poi si sedette sul suo petto e discese trascinando la sua eccitazione fino all’inguine di lui. .
Percepì l’eccitazione di Marco mentre lo accarezzava con il suo corpo… un fugace sguardo, una piccola esitazione e infine la sorpresa. .
Le loro labbra si unirono…...
.
***

Chiara si sollevò dolcemente, il volto arrossato. Si allontanò lentamente da un ardente Marco, ancora immobile in attesa di ordini. .
-Bene allora ci vediamo domani.. buon lavoro e grazie ancora.- .
Le parole di Chiara echeggiarono nella stanza anche dopo che la ragazza scomparve dalla vista, Marco si sollevò leggermente chiedendosi se dovesse gioire per l’intensa passione provata poco fa o rattristarsi per come era stato congedato. .
La mattina dopo le pratiche di Chiara erano sistemate ordinatamente sulla sua scrivania, la ragazza ne studiò una compiacendosi per l’ordine mostrato dal suo nuovo cucciolo. Esaminò anche una delle pratiche di Marco, forse per vedere se avesse prestato più attenzione alle sue, ma fu sorpresa di notare parecchie cancellature in ognuna di quelle schede. .
-Spero che non si sia messo a ricopiare le mie pratiche appena commetteva un errore…- sorrise tra sé. .
-Buongiorno – disse una timida voce alle sue spalle. .
Chiara non ebbe difficoltà a riconoscere quel suono, si voltò cercando di mantenersi seria e con voce maliziosa ricambiò il saluto. .
-Ciao… Dormito bene ?- .
-Ehm si grazie- .
Le mentì lui che non era riuscito neppure a chiudere le palpebre e due profonde occhiaie lo testimoniavano. Chiara osservò in silenzio ogni mossa di Marco: lo vide che si muoveva lentamente con il capo basso, sistemava alcune cose sulla scrivania evitando lo sguardo color nocciola della collega, doveva lavorare, non poteva ricadere in quella trappola; eppure quanto avrebbe desiderato inginocchiarsi ai piedi di Chiara, abbracciarle le gambe, lì nel suo ufficio, con i colleghi che sarebbero potuti entrare in qualsiasi momento. - Perché non mi guardi ?- .
Chiara lo distrasse dai suoi pensieri. .
-Come ? ...- .
-Hai paura a guardarmi negli occhi ?- .
Marco rifletté su queste ultime parole gettate lì come se niente fosse. –Sì- pensò aveva paura di guardarla. .
-Un po’.-disse sbirciando i fianchi snelli della ragazza. .
-Paura di cosa ?- chiese dolcemente Chiara -Hai paura di me ?- .
-No non di te… forse di me –.
Chiara fissò incuriosita il suo timido interlocutore che alternava occhiate veloci prima verso i suoi occhi e poi in basso verso i suoi piedi. -Spiegati.- .
-Ho paura che se ti guardo negli occhi possa fare qualcosa di cui mi pentirei.- .
-Ti pentiresti di strisciare come un verme ? Cos’è ? Ieri non sembrava dispiacerti. .
Le guance di Marco s’imporporarono, non era abituato a sentirsi trattare in quel modo. -No… ma l’ufficio, i colleghi….
Marco tremava. .
-E allora ? Sai che faccio ? Adesso li chiamo e tu gli fai vedere come lucidi per bene le mie scarpe. .
-Sta scherzando… si certo… non sta parlando sul serio… non lo farebbe mai…- pensò tra sé preoccupato, non poteva fare sul serio anche se il cipiglio che le si era dipinto sul volto non prometteva niente di buono. .
-Guarda !- disse Chiara afferrando la maniglia della porta dell’ufficio rimasta semichiusa, si fermò ad un passo dall’uscio quando sentì la voce di Marco ormai simile alla supplica di un condannato a morte. .
-Ti prego … - singhiozzò Marco –Non farlo ti supplico.- .
-Perché non dovrei farlo ?- lo stuzzicò lei ancora sull’uscio.
-Perché se me l’ordinassi so che lo farei… ti supplico.- .
Marco tremò quando Chiara si mosse, ma subito il suo cuore sospirò quando la vide rientrare in ufficio e chiudere la porta alle sue spalle. Le si avvicinò lentamente, gli occhi nocciola fissi in quelli di lui, che forse aveva imparato la lezione, gli tese l’esile mano che subito Marco portò dolcemente alle labbra.. -Ora devo andare, ti aspetto alle 20:00 a casa mia… Non tardare !- .

***

Ore 19:56 -Che faccio busso ? Non sono ancora le 8 … uff..
Quattro minuti dopo Marco era davanti alla porta di Chiara, bussò al campanello e dopo alcuni secondi lo splendido viso di lei lo accolse con un sorriso che non le aveva mai visto prima. -Dammi il polso.. disse freddamente….
Marco allungò il braccio sinistro verso la sua Chiara. .
-Uhmm- sospirò Chiara fissando l’orologio il quadrante dell’orologio di Marco. .
-Per questa volta passi … ma cerca di regolare l’orologio alla mia ora.- .
Marco annuì e si perse in un divertito sorriso che coinvolse anche i dolci lineamenti di Chiara… Indossava solo una maglietta, le gambe abbronzate completamente nude, come i suoi splendidi piedi, che accarezzavano dolcemente la calda moquette verde acqua e i capelli, un onda scura che le ricadeva lungo le spalle. .
Era bella da far male, pensò Marco senza fiato ammirando quella visione. .
-Entra dai.- .
La voce di Chiara risuonava dolce e riscaldava l’ambiente, Marco attraversò l’uscio senza mai distogliere lo sguardo da quello della sua Dea… e solo quando lei lo congedò con un pensiero forse o con una microespressione che solo Marco poteva cogliere, distolse lo sguardo da lei per osservarsi attorno. .
-E io che pensavo di trovare teschi, altari, fruste e chi sa quali altre diavolerie…- pensò Marco divertito. -Non è così che ti aspettavi casa mia vero ?-domandò lei leggendo la sorpresa sul viso del giovane. .
Marco sorrise e scosse debolmente la testa. Chiara allungò una mano indicando al compagno il divano, ma questi non comprese e afferratala la portò alle labbra con la stessa passione e l’identica dolcezza della mattina precedente. Ora era Chiara a sorridere, ma sorrideva per la sua ingenuità o per la sua dolcezza ? E perché quel gesto così naturale l’aveva eccitata così tanto, non era la prima volta che invitava un uomo in casa: perché con Marco si sentiva così agitata ed emozionata allo stesso tempo ? -Hai fame ?- gli chiese liberando la mano dalla stretta di Marco. .
Questi si guardò velocemente intorno, non aveva fame, ma se lei avesse preparato qualcosa sarebbe stato scortese dirle di non avere fame. Chiara lesse nuovamente nella mente del giovane e con un sopracciglio alzato disse in tono quasi di sfida. .
-Non ti guardare intorno… non c’è niente … stasera sarai tu a cucinare e se non hai fame preparerai per una sola persona altrimenti per due… Mi auguro tu sappia cucinare.- Marco restò sorpreso per qualche secondo, poi sorrise accettando mentalmente la sfida, -Ora ti faccio vedere io…- pensò. Ringraziò la sua ultima compagna che gli aveva insegnato i rudimenti della cucina, per poi scoprire quanto il ragazzo fosse più portato di lei in quella particolare arte. -Bene signora… se cortesemente mi indica la cucina…- -Da quella parte mastro chef e veda di non avvelenarmi. .
.
***

-Ma questo da dove sbuca ? si domandò Chiara mentre si faceva servire una seconda porzione del delicatissimo risotto agli asparagi preparato da Marco, che le sedeva accanto cercando di capire se il suo piatto le fosse piaciuto, anche se il bis ne era una prova lampante. .
Dopo la cena terminata con un paio di cucchiai di gelato al caffè, Chiara si alzò di tavola indicando con un leggero cenno della mano che era giunto il momento per Marco di sparecchiare e lasciato il giovane alle sue occupazioni si diresse verso il bagno. Si lavò i denti e si sciacquò il viso con acqua gelida, cercando di placare quell’intensa sensazione di calore che le comprimeva il petto. Quando tornò in cucina vide Marco che l’attendeva silenzioso accanto al lavabo, i piatti puliti e asciutti sistemati ordinatamente alla sua destra. Con un cenno della testa gli ordinò di seguirlo in soggiorno, si sedette su una poltrona e allungò le gambe posando delicatamente le sue estremità sul morbido poggiapiedi e riacquistata la stessa espressione che aveva soggiogato la sera prima il tenero Marco, lo squadrò e ne piegò nuovamente la volontà. Marco aveva seguito ogni sua mossa e gli riprese l’ansia quando riconobbe la sua Dea: si piegò sulle ginocchia e avvicinò il viso ai piedi di lei, non li guardò, il suo sguardo era imprigionato da due vortici color nocciola e non avrebbe osato muoversi se non fossero stati loro ad ordinarlo. L’ordine arrivò, bastò un’occhiata rapida di Chiara verso le sue estremità, ma era diverso da quello della sera prima: Marco se ne accorse e non avvicinò le labbra alla morbida pelle della sua regina, ma alzò le mani e con meticolosa cura cominciò a massaggiare uno di quei piedini, abbassò lo sguardo, gli era concesso ora, anzi gli era imposto, ora che la sua Dea gli si era mostrata non era degno di fissarla negli occhi, nulla gli era concesso senza il suo permesso. Massaggiò i piedi di Chiara, della sua Chiara, per oltre un’ora, ma il tempo sembrò non essere passato, Marco non si accorse che le sue ginocchia si erano addormentate, non si accorse nemmeno della voce della sua padrona che dovette scuoterlo con un leggero calcio in viso. .
-Baciami i piedi !- ordinò secca. .
Lo schiavo obbedì, forse pianse, baciava e leccava ogni centimetro di pelle, assaporava più che il sapore della sua regina, ma l’intensa sensazione di appartenenza che nasce nel donarsi completamente ad una donna, nel confessarsi suo schiavo, nell’accettare la sottomissione all’amore con la rinuncia e il dono alla propria Dea della volontà. Mentre la lingua di Marco le accarezzava le piante dei piedi, Chiara si chiese se fosse sensato perdersi per un uomo, uno schiavo… ma nessuno l’aveva mai ricoperta di simili premure, nessuno dei suoi compagni aveva anteposto il piacere di lei al proprio. Ma quest’uomo così dolce, così impacciato lo faceva come se gli fosse naturale, anzi ne era contento, quello era il suo modo d’amare, di amarla. .
-E io ? Che provo per lui ? Lo schiaccerò come un verme, lo tratterò come uno schiavo, sarà il mio poggiapiedi certo, solo questo però ?-
Non volle perdersi l’eccitazione del momento con pensieri che avrebbe potuto affrontare più in là, sottrasse i piedi dalle gentilezze di Marco e sfilatasi la maglietta si erse di fronte al suo schiavo, nuda, col viso accaldata. .
Marco in ginocchio strizzò gli occhi credendo ad un miraggio, come poteva non esserlo ? Stava sognando. Lei gli si avvicinò e dopo avergli afferrato la testa con entrambe le mani l’avvicinò al suo corpo. Marco riprese a baciare la sua Dea, con massaggi delicati e intensi, cercando di donarle il maggior piacere possibile. Il corpo di Chiara si sciolse in un unico singolo tremito di eccitazione e le sue unghie si conficcarono violentemente nel collo di Marco quando il godimento investì prepotentemente il suo corpo e le labbra di lui. Restò immobile per alcuni minuti la lingua del giovane ancora in movimento, felice e per niente stanca. Con una mano si accarezzò il collo e con l’altra accarezzò i capelli di Marco scivolando dolcemente lungo la sua spalla, senza mai staccare le mani dal suo corpo, se avesse interrotto il loro contatto si sarebbe sperso e non voleva torturarlo a quel modo, si allungò verso un mobile vicino alla poltrona e aperto un cassetto ne tirò fuori un piccolo oggetto rotondo. Marco impallidì alla vista del collare, provò una profonda umiliazione al pensiero di quello che a poco sarebbe successo, ma bastò una seconda carezza della sua Dea e la delicatezza con cui gli cingeva il collo con quello strano oggetto a trasformare l’umiliazione in eccitazione. -Ieri ero un verme … perché oggi non posso essere un cane ?- si domandò scherzosamente Marco. .
La padrona strinse il collare fino a che Marco non emise un piccolo lamento e agganciatoci un guinzaglio trascinò il suo cucciolo fino in camera da letto. .
-Spogliati !- ordinò Chiara dopo aver fatto alzare Marco: lui obbedì senza fiatare e senza provare alcun imbarazzo per la sua eccitazione, forse un po’ di apprensione, chi sa come avrebbe preso la cosa la sua Dea, ma lei non parlò né fissò il suo inguine almeno così pensò quando un forte strattone del guinzaglio lo fece cadere in ginocchio. .
Chiara mise un piede sulla nuca di Marco schiacciandogli la faccia contro il pavimento. -Se entrerai nel mio letto…-disse senza mai allentare la pressione del piede sulla testa di Marco. -…sarai mio e qualunque cosa dovessi decidere di farti non ti azzarderai ad emettere un fiato, non respirerai non batterai le palpebre senza il mio permesso ….
Si interruppe un secondo più per godersi la scena che per riprendere fiato. .
-Hai capito SCHIAVO ?- .
L’ultima parola risuonò violenta nelle orecchie di Marco che rispose con un debolissimo si. Chiara tirò bruscamente a sé il guinzaglio, strizzando la gola di Marco che aveva ancora il viso schiacciato sul pavimento. .
-Hai capito SCHIAVO ?- gridò lei tirando con maggior forza.
-Si mia Dea- rispose con voce naturalmente strozzata Marco. .
Chiara staccò il guinzaglio e fece stendere sul letto Marco, gli ordinò di mettere le mani dietro la schiena e dopo aver fatto il giro del letto, vi salì in piedi, le gambe ai lati del corpo del giovane. .
-Guardami !- .
Gli occhi di Marco saettarono velocemente verso quelli di lei e di nuovo ne restarono prigionieri, quasi non si accorse, perso in quello sguardo color nocciola, il dolce peso della sua padrona sul suo corpo. .
Chiara passeggiò più volte sul corpo di Marco, prima sullo stomaco e poi sul torace, sempre più su fino ad accarezzargli il viso, le labbra con un piede. .
Poi con una lentezza terribile il meraviglioso corpo di Chiara si abbassò fino al suo inguine, sempre più giù fino a che i loro corpi non si unirono come un tempo avevano fatto le loro labbra. .
Marco sentì il suo corpo impossessarsi di un piacere mai provato prima, la sua dea si dondolava su di lui, ordinando la sua passione, non l’avrebbe delusa e forse lei lo avrebbe ricompensato… ma forse aveva già ottenuto la sua ricompensa. .
Mentre osservava il volto della sua Dea caricarsi di piacere, fu colto da una gioia incredibile quando sentì l’intenso calore del godimento di lei prendere possesso del suo corpo in un’estasi superiore all’orgasmo stesso, ringraziò con una piccola lacrima la sua signora e quando il viso di Chiara si immerse nel più sincero dei sorrisi, esplosero insieme in un uragano per poi ritrovarsi faccia a faccia sul letto lo stesso affanno, lo stesso rossore dipinto sulle guance, la stessa felicità. Chiara gli voltò le spalle e ordinò. .
-Abbracciami !- .
Lui la cinse tra le braccia affondando il viso trai i suoi morbidi capelli neri asciugandosi le lacrime e quando sentì un sussulto nel corpo che teneva stretto sul suo petto non poté fare a meno di chiedersi se due gocce trasparenti non stessere rigando anche il viso della sua Dea. .
-Non muoverti – singhiozzò Chiara. .
E insieme si addormentarono. .
.
***

Marco non riusciva a prendere sonno, ispirava il profumo della donna a cui era avvinghiato, la mente non faceva domande e come poteva? come razionalizzare quel turbinio di sensazioni? Le braccia strette intorno alla sua vita, il petto schiacciato sulla sua schiena la pelle morbida di Chiara lo accarezzava e lo cullava facendolo sussultare ad ogni suo respiro. Ogni tanto lei si muoveva stringendosi più forte al suo compagno, incrociava le gambe con quelle di lui strusciando i piedini sui suoi polpacci; inspirava profondamente inarcando la schiena mettendo a dura prova la sua stretta per poi ricadere dolcemente in un sonno tranquillo. Le ore passarono e il sole che lentamente si affacciava sulla finestra della camera da letto, svegliò Marco. Il ragazzo, cercando di essere il più lieve possibile, liberò il corpo di Chiara e scivolato fuori dal letto si diresse verso i suoi vestiti ordinatamente piegati su una sedia. Infilatosi i pantaloni e la camicia ne alzò il colletto e chiuse anche l’ultimo bottone, si diede una rapida occhiata allo specchio e non scorgendo traccia del collare di cuoio, simbolo della sua recente schiavitù, corse silenziosamente verso la porta ed uscì. Chiara ormai sveglia aveva seguito ogni movimento di Marco, quando questi si allontanò alzò la testa e lo vide uscire. .
-Non può essersene andato.. Scese rapidamente dal letto, il volto contratto in un’espressione mista tra rabbia e preoccupazione -Possibile ?- .
No ! Non era possibile, non se n’era andato, la sua giacca e il suo cappotto erano ancora al loro posto: ma perché tutta quella fretta, si domandò Chiara, avvicinandosi veloce alla finestra. Non fuggiva; non se ne stava andando. Intravide Marco attraversare la strada ed entrare nel bar lì di fronte, i capelli leggermente scompigliati ed un sorriso stampato sul viso. .
- Quanto è bello … - Chiara si morse un labbro e appena lo vide uscire dal bar con un paio di sacchetti tra le mani, sfrecciò con una rapidità che non credeva possedere verso il bagno, si pettinò con le mani la lunga chioma di capelli neri, un po’ di dentifricio sullo spazzolino… -Presto ! Presto ! Presto!- Una frizione del viso con l’acqua gelata che la fece rabbrividire e poi via ! Un balzo nell’altra stanza e un volo sul letto, si adagiò sotto le lenzuola lasciando scoperto solo un piedino color perla. -Per un pelo – sorrise Chiara quando sentì il leggero cigolio della porta d’ingresso che si apriva lentamente. Seguì Marco sbirciando di tanto in tanto da sotto le lenzuola mentre nell’aria si alzava un profumo di caffè caldo. .
Marco diede il meglio di sé, oltre alle brioche e ai cornetti comprati al bar e al caffè ormai pronto, le aveva preparato la sua crema al limone… una segretissima ricetta confidatagli dalla nonna tanti anni prima. Dopo aver trovato l’armadietto con le tazze e i piattini, ne prese due, poi ripensandoci ne sistemò solo una sul piccolo vassoio d’argento che stava sotto i piatti lavati della sera prima. .
-Cosa manca ? Uhhm zucchero, tazza, cucchiaino, piattino … il caffè, una brioche e un cornetto, uhmm forse un fiore… no dai troppo scontato, però… a già la crema che rischio.- Quando tutto era ormai pronto corse velocemente in bagno e dopo essersi sciacquato un po’ dappertutto si presentò carico di vassoio in camera da letto. .
Uno spettacolo, Chiara dormiva ancora, al centro del letto, entrambe le braccia sotto il cuscino, alcuni riccioli scuri che le scivolavano lungo il viso. Anche tra le lenzuola il suo corpo era meraviglioso così come quel viso addormentato. Marco posò il vassoio su una specie di cassettiera ai piedi del letto. Aprì le tende quel tanto che bastava per illuminare la stanza e riprese ad ammirare il corpo immobile della sua Dea. Il piedino nudo che spuntava dalle lenzuola: che invito per Marco. Si accucciò al lato del letto e tentò di svegliare la sua Chiara baciandole teneramente il piede. Per un po’ non ci fu nessuna reazione della ragazza, poi Chiara arcuò la pianta del piede ruotandolo leggermente godendosi quell’attenzione. Marco prese a leccarla con movimenti delicati, un brivido percorse la schiena di Chiara che emise un piccolo rantolo. Risuonò come musica alle orecchie del ragazzo. La dea allargò le braccia fingendo di essersi appena svegliata, si girò facendo frusciare le lenzuola e allungò l’altro piede verso Marco: lui subito lo prese tra le mani per baciarlo e accarezzarlo. .
- Cos’è questo profumo ?- .
La voce di Chiara era un sussurro. - Ho preparato la colazione …- .
-Beh cosa aspetti a portarla ?- .
Marco adagiò con cura il piede della sua signora sul letto e muovendosi carponi raggiunse la cassettiera dove aveva lasciato il vassoio. . Lo adagiò con cura sul comodino accanto al letto mentre Chiara si sistemava con la schiena poggiata alla spalliera. La ragazza osservò il contenuto del vassoio, si chiese cosa fosse quella strana sostanza giallognola e poi fissò con un sopracciglio alzato un immobile Marco. Marco ricambiò il suo sguardo, ma ne comprese il senso, eppure era molto chiaro, ma ricominciava a perdersi in quegli occhi nocciola. .
-Allora vuoi versare il caffè ?– sbottò Chiara con tono divertito. .
Marco afferrò imbarazzato la caffettiera per poi lasciarla immediatamente cacciando un gridolino: scottava. .
-Hai fretta ? Fai le cose con calma.- .
Il ragazzo riprese la caffettiera, evitando la parte del manico incandescente e ne versò il contenuto in una tazza che passò con tanto di piattino alla sua signora. .
-No ! Voglio prima il cornetto.- .
Le passò il piatto con il cornetto e la brioche dopo aver posato la tazza. -E tu ? Hai fame. – .
-Non molta.- .
Le mentì, erano ormai più di 20 ore che non toccava cibo. .
-Vuoi un po’ di cornetto ?- .
-Gggrazie..- .
Chiara staccò un pezzo del dolce e lo avvicinò alle labbra di Marco che subito si aprirono, ma appena si richiudevano per addentare il cornetto, dispettosamente le lo tirava indietro. Giocò con il suo cuccio un altro paio di volte. -Su forza prendilo.- .
Il viso di Marco avanzò verso il boccone, ma lei lo tirava a se lentamente, il ragazzo continuò a seguire la mano della dea, prima a destra poi a sinistra, ora in alto sempre più su, dovette allungarsi sulle ginocchia per poterlo sfiorare ce l’aveva quasi fatta ma le lo tirò nuovamente a se. Marco le si avvicinò, ora il viso era vicino al suo seno, poi in prossimità del collo, la mano di Chiara salì ancora così come la testa di Marco che ormai aveva le labbra vicinissime a quelle di lei. Si baciarono e dagli occhi di Marco spuntò una lacrima. .
-Piangi sempre ?- domandò Chiara. .
-Fin da bambino non riesco a trattenere le lacrime.. .
-Sempre ?- .
-No non sempre… solo quando provo una forte paura o una forte… – Un sospiro – emozione.- .
La dea sorrise e finalmente gli concesse il pezzo di cornetto, Marco mangiò senza mai distogliere lo sguardo da quello di lei chiedendosi allo stesso tempo come facesse lei appena svegliata ad avere la bocca al sapore di menta. Chiara terminò la sua colazione complimentandosi per la squisita crema al limone di Marco, poi gli ordinò di sparecchiare e mettere tutto in ordine mentre lei era in bagno. .
.
***

Quasi non riconobbe la ragazza nello specchio, così diversa dalla sera prima, quando con trepidazione aspettava l’arrivo di un ragazzo troppo perfetto per essere vero. Sorrise. .
-Sei dolce Marco… ma mi hai disubbidito ed è già la seconda volta… ma questa volta te ne ricorderai … ne sono sicura.- .
Marco era chino sul lavello quando la ferma mano di Chiara lo tirò violentemente per i capelli trascinandolo fino alla parete opposta. Non ebbe neanche il tempo di capire cosa stesse succedendo che la ragazza gli mollò uno forte schiaffo che gli fece girare di colpo la faccia. La guancia gli bruciava ancora quando lei lo prese per il mento e gli conficcò il suo sguardo furibondo nella testa. .
-Ti avevo dato un ordine SCHIAVO !- .
Il tono di Chiara era asciutto e freddo. .
-Cccoome scusa ?- .
Marco tremava. .
-Cosa ti ho ordinato !?- .
-Ccome ?- .
Un altro schiaffo più violento del primo. .
-Rispondi ! Cosa ti avevo ordinato ?- .
-Io… io non me lo ricordo.- .
Il cuore di Marco batteva all’impazzata… era furiosa doveva aver fatto qualcosa di terribile, ma non riusciva a ricordare quale ordine gli avesse dato - E’ finita .- pensò e non aveva più lacrime. .
-Ti avevo ordinato di non muoverti !- .
La dea stava mettendo a dura prova la sua volontà lo sapeva, ma se doveva concedergli il suo amore doveva stabilire rigorosamente le regole del loro rapporto, troppi presunti schiavi si erano avvicendanti nella sua vita, nessuno le aveva però mai dato quel senso di potere e di completa dominazione che stava cercando. .
.
***

-So amare in un solo modo Marco… e tu mi dovrai amare nel modo che voglio io … altrimenti è meglio che scompari dalla mia vita: rinuncia ora, Marco, altrimenti sarai mio e non potrai più fuggire.- .
Chiara rifletteva cercando una risposta in quegli occhi impauriti. Gli accarezzò dolcemente la guancia arrossata rallentando con quel gesto i battiti del cuore di Marco che prese a respirare con più calma rassicurato dal sorriso che era appena comparso sul volto di Chiara. .
-Devo punirti.- disse lei con dolcezza. Marco non rispose, con gli occhi socchiusi si piegò sulle ginocchia e avvicinata la fronte al pavimento accostò le labbra alle sue estremità. Chiara sollevò un piede e lo calò con forza sulla sua nuca senza mai allentare la pressione gli parlò con voce debolissima. .
-Non ho bisogno di un amante, non voglio un compagno, voglio uno SCHIAVO !- .
Inspirò profondamente. .
-Non cominciare qualcosa che sai o non vuoi portare a termine… se accetterai il tuo ruolo diverrai MIO… ho smesso di giocare Marco, ora sai quello che voglio.- .
-Sdraiati al centro del salotto, attendi la tua punizione o sparisci per sempre. Io torno tra poco.- .
.
***

La doccia non distrasse Marco dai suoi pensieri, anzi il ticchettio dell’acqua accentuava gli strani ricordi di quel pomeriggio. Si accarezzò il torace, una serie di segni rossi gli ricoprivano il petto, quando vi passava le mani insaponate sussultava di dolore. .
-Mi hai distrutto, mia Dea.- .
Sorrideva. .
-Dovrei odiarti per come mi hai ridotto.- .
Marco si accovacciò, l’acqua gli massaggiava la schiena dolorante, con le mani si strinse forte la tesa… -Dovevo fuggire, dovevo fuggire dannazione…- .
Era convinto di stare impazzendo… -Sono rimasto Chiara ed ora l’unica paura che ho è quella di perderti o di perdermi, che importa… Chiara mi rendi felice vorrei potertelo dire ogni volta sempre.. .
.
***

-Ti va una pizza ?- .
Chiara aveva parlato dalla camera da letto, mentre Marco l’aspettava in salotto, indossava camicia e pantaloni sportivi, non portava più il collare, gentile concessione della padrona per la serata fuori, anche se lui la vide metterlo comunque in borsa. .
-Si- rispose Marco. .
-Conosci il ristorante “Da Mario” ? .
-No- .
-Allora te lo devo far scoprire giusto ? .
-Si- .
-La smetti di rispondere a monosillabi ? .
-Ok- .
-Bravo.. .
-Grazie.. .
-Una parola più lunga di due lettere, che ti è successo ? .
Insieme scoppiarono a ridere. .
Lei apparve nel salone, un paio di jeans scuri le fasciavano le gambe e sopra un top che metteva in risalto il suo seno, i capelli sciolti con una fascia nera sulla fronte, ai piedi portava un paio di stivaletti di pelle nera dal tacco pericolosamente appuntito. .
-Sei bellissima.- .
Lui aveva la lingua penzoloni. .
-Lo so grazie… cerchiamo di evitare le banalità. .
Marco sorrise e inspirò profondamente quando lei gli passò accanto. .
- Prendimi un pacchetto di fazzoletti, nel primo cassetto del mobile bianco. .
Lui girò attorno al divano,aprì il cassetto che lei gli aveva indicato, prese il pacchetto e…. …scorse qualcosa che lo fece arretrare di colpo.. .
-Ehi, che ti succede ?- chiese Chiara preoccupata. .
-Oddio che orrore !!! – .
Marco sembrava sconvolto.. .
-Cosa c’è ?- .
Chiara gli si avvicinò cercando di scuoterlo. Lui si avvicinò di nuovo al cassetto e ne estrasse un nastro di stoffa colorato di nero e di azzurro. La sciarpa dell’Inter. .
-Sei un grandissimo idiota, lo sai !- .
Lui rise sventolando la sciarpetta che reggeva con due dita come se gli facesse schifo, poi guardò l’altra mano in cui reggeva i fazzoletti e in modo incauto disse. .
-Ecco i fazzolettini e qui abbiamo anche la carta…- .
-Termina quella frase e passerai la notte ad implorare pietà. .
Marco si zittì ma non riuscì a trattenere una smorfia di sorriso, lei gli si avvicinò e gli accarezzò dolcemente il petto, poi gli strinse con tutta la forza che aveva un capezzolo. .
Marco si piegò ma non osò sottrarsi alla presa della donna. .
-Adesso la pieghi con cura e la rimetti a posto.- .
La presa di Chiara non diminuiva d’intensità… -CON CURA !!!!!!!- gridò quando lui quasi la gettò dentro al cassetto. .
Marco riprese la sciarpa la piegò un paio .
di volte e nonostante lacrimasse dal dolore riuscì a depositarla CON CURA nel cassetto. Chiara gli liberò il capezzolo e senza fiatare si diresse verso la porta. .
Marco si massaggiò il petto indolenzito poi la seguì, l’espressione indispettita ma non arrabbiata di lei lo fece impazzire: sei stupenda. .
.
***

-Chiediamo il conto ?- domandò Marco dopo che i due ebbero mangiato. .
-Per che squadra tifi ?- .
Il tono di lei era gelido come se già conoscesse la risposta. .
-Milan.- .
Marco lo disse con una certa fierezza, ma se ne pentì subito quando la punta dello stivale di Chiara piombò dolorosamente sul suo stinco strappandogli un grido strozzato che ebbe però modo di attirare gli sguardi degli altri clienti verso loro. .
-La partita più bella a cui hai assistito ?- .
Il suo sguardo era tornato quello impassibile della Dea. Marco sorrise e pensò ad una recente partita, ma non osò fiatare. .
-Dai su non aver paura non ti faccio nulla…- gli mentì spudoratamente e lui lo sapeva. .
-Ehm un derby – .
- Quale derby ?- .
Chiara si strinse forte i denti. .
- L’ultimo. - .
-A si ? Non me lo ricordo, com’è finito ?- .
Marco non era un vigliacco… il Milan era pur sempre il Milan. .
-6 a 0- disse sorridendo, quel sorriso gli costò caro. .
Chiara si finse distratta poi colpì di nuovo lo stinco di Marco, con la solita precisione, lo stesso punto colpito prima ed anche questa volta Marco sussultò, ma probabilmente se lo aspettava perché non fiatò. .
-Uno- .
Chiara era serissima. Un altro calciò, Marco si spostò all’indietro di un metro e si abbracciò la gamba dolorante. .
-Torna immediatamente qui Schiavo !- .
Chiara aveva sussurrato l’ultima parola ma bastò ad eccitare l’animo di Marco che tornò veloce al suo posto, ma spostò in avanti l’altra gamba questa volta. .
-Non ti azzardare ! – ringhiò la Dea e attese che Marco rimettesse la gamba giusta al suo posto. .
-Allora dicevamo… 2 a 0, 3 a 0 , 4 a 0, 5 a 0, 6 a 0.. Marco sentiva la gamba ardere sotto il tavolo, gli occhi arrossati sul punto di esplodere. .
-Come fai ad essere così precisa.- .
-Ringraziami… ti sto calciando la gamba … questa volta.- .
Un sorriso perfido apparve sul viso della Dea. .
-Bene mi dicevi di questo derby … sentiamo com’è finito ?- .
Marco pensò alla sua povera gamba, ma la fede è fede … disperato parlò. .
-Milan 6 Inter 0 – .
Idiota. .
-Sono contenta solo 12 a zero.- .
-Nono aspetta ti prego.- .
BOOM -1 a 0, 2 a 0, 3 a 0…- .
Al quarto calcio Marco crollò in ginocchio e afferrò la caviglia di lei implorandola. Qualcuno intorno si voltò a guardare: una ragazzina magra s’incollò gli occhiali al viso. Un cameriere fece cadere un vassoio. -Pietà ti supplico non ce la faccio più.- Lei sorrise ancora un sopracciglio alzato, perfida ma meravigliosa. -Allora questo Milan Inter ?..- -Non lo so…- Marco singhiozzava. –13, 14 a zero per l’Inter, una partita stupenda dei nerazzurri il Milan ha fatto schifo. Lei lo fissò soddisfatta. –Ora puoi chiedere il conto.- .
I due uscirono dal ristorante seguiti da un’infinità di sguardi e e salirono in macchina: Marco zoppicava, gli era difficile persino spingere la frizione. .
Chiara lo fece accostare ordinandogli di aspettarlo in macchina, si allontanò per una decina minuti poi tornò con uno strano sorriso dipinto sul viso. .

***

Chiara si accomodò sulla sua poltrona, le gambe sul poggiapiedi come la sera prima, fissava Marco in piedi d’avanti a lei immobile, gli aveva rimesso il collare e lo aveva fatto spogliare ed ora ammirava i segni lasciatigli la mattina con quegli stessi stivali che portava ai piedi, le stesse calzature che avevano torturato la sua gamba al ristorante. .
-In ginocchio !.- .
Gli ordini di Chiara erano sempre secchi e perentori, ma il tono della sua voce era di una tale dolcezza che forse stonava con il carattere autoritario della ragazza. Marco pensò a questa contraddizione mentre si accucciava ai piedi della sua Dea, forse se in lei non fosse presente tanta delicatezza, lui non se ne sarebbe mai innamorato a quel modo. -I miei stivali hanno bisogno di una pulita ti pare ?.- .
Marco non perse tempo, in effetti non perdeva mai tempo eseguiva gli ordini della sua padrona con una rapidità ed una meticolosità straordinaria. Avvicinò il viso alla lucida pelle degli stivali, ma quando la sua lingua sfiorò le estremità della ragazza questa lo arrestò. .
-No ! Non voglio che usi la lingua, usa uno straccio.- .
Marco fu sorpreso dalla stranezza dell’ordine, in fondo aveva leccato quegli stivali per tutto il pomeriggio, ma non gli venne mai in mente di discutere e spostando lo sguardo a destra e sinistra cercò qualcosa di adatto al servizio. .
-Nella mia borsa ce n’è uno… usa quello ! – .
Marco avvicinò lentamente le mani alla borsa quasi sospettasse quello che vi avrebbe trovato dentro e appena l’ebbe aperta con un cipiglio indicibile sussurrò un impercettibile no. .
-Hai detto qualcosa ?- .
-Ti supplico non farmelo fare mia Dea…- .
Lei sorrise divertita, lo stesso sorriso di quando era tornata in macchina poco prima. .
-Lucidami gli stivali schiavo !- .
Marco inghiottì, restò qualche secondo immobile indeciso sul da farsi, poi obbedì e passò lo straccio, come lo chiamava lei, sulla pelle dei suoi stivali. .
-Comincia dalla suola !- .
Marco avrebbe voluto gridare, mentre la sciarpa del Milan raccoglieva la sporcizia dalle scarpe della sua padrona. .
La pulizia durò parecchi, interminabili minuti, poi lei gli ordinò di gettare lo straccio inutile nella spazzatura. Marco eseguì anche quel difficile compito e poi tornò in ginocchio ai piedi di Chiara. Ora toccava la vera pulizia e la lingua dello schiavo si rimise a lavoro esplorando ogni centimetro di quegli stivali. .
-Toglili !- .
Marcò eseguì l’ordine e depositate le calzature al lato cominciò a prendersi cura dei suoi piedi. Chiara sfilò la gonna e Marco, usando solo la bocca, le tolse le calze scure che coprivano la pelle sulle gambe. Adorò i piedi nudi della Dea che prese a strusciarglieli sulla faccia, gli occhi socchiusi mentre lui le coccolava i polpacci. Lo afferrò per i capelli, i piedi piantati sulle sue cosce. Tirò verso il suo ventre il viso di Marco che accarezzò con la bocca il sesso della sua padrona in attesa di assaporarne il suo piacere. Lei lo spinse lontano e fu sopra di lui, il suo tappeto, il suo schiavo, passeggiò sul suo corpo indugiando spesso su alcuni punti già arrossati. Ora passeggiava sul suo inguine infiammandosi in viso ad ogni suo sussulto, ora gli schiacciava il viso. Si inginocchiò su di lui, come quella prima sera, sfiorando il suo viso, per poi scivolare fino al su ventre. Gli conficcò le unghie sul torace e lo graffiò con forza. Prese le sue mani e le posò sui suoi seni, lui le strinse i capezzoli induriti per poi succhiarli avidamente quando lei si chinò più vicina. Chiara afferrò Marco per i capelli e lo tirò all’indietro mentre lui le reggeva la schiena che si arcuava nel suo stesso rantolo di piacere. .
.
***

- E’ stata dura pulirmi gli stivali con la sciarpa del Milan ?- .
Chiara parlava sommessamente, avvolta dalle lenzuola e dal suo abbraccio, gli occhi puntati sulla sua anima. .
-No non è stata dura.- .
-Davvero ?- .
-Ti amo Chiara… ora se me lo ordinassi tiferei Inter.- .
Chiara si liberò dal sua abbraccio e corse verso il bagno. L’asciugamano le copriva la bocca e ne soffocava i singhiozzi. Pianse, pianse tanto, con Marco nell’altra stanza che l’attendeva per poter addormentarsi stringendola forte. L’avrebbe attesa anche ore, giorni, forse anni. Tornò da lui cercando di nascondergli il rossore degli occhi, si immerse di nuovo tra le lenzuola e nel suo corpo. -Chiara posso farti una domanda ? .
-Dimmi. .
-Cosa provi per me ?- .
-Dormi Marco e non muoverti… mai.- .
Chiara sorrise tra sé e poi a quella domanda rispose a sé stessa: forse un giorno avrebbe risposto anche a lui. .
-Brutto stupido cosa vuoi che provi per te… Ti amo… Ti amo dal primo giorno che ti ho visto, la prima volta che ti inginocchiasti ai miei piedi per allacciarmi lo stivaletto. Ma non sai in che guaio ti sei cacciato, non lo immagini neppure … sei condannato… non puoi fuggire. .
fine
.
- "Il Diavolo mi offrì due condanne ho scelto la peggiore...
Ho scelto di amare per tutta la vita..."

L.R. da le "Maledizioni del cuore"
Letto 8732 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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